“RAIXE”, INAUGURATA LA CASA DELLA TABARCHINITÀ.
“Raixe-Spazi digitali per la cultura tabarchina” è arrivato al traguardo della sua fase
realizzava.
Dopo la presentazione a Carloforte, giovedì 19 Settembre, il
progetto è stato presentato anche a Calasetta, sabato 21 Settembre, dove si è anche inaugurata quella che è stata
definita “casa della tabarchinità ” e che, di fatto, rappresenta il cuore di
“Raixe” (radici in tabarchino).
La “casa” è un luogo fisico che ha lo scopo di raccogliere
il maggior numero possibile di materiale inerente la cultura tabarchina e
renderla fruibile, in forma digitale, ad un pubblico eterogeneo che si pensa
formato da studenti, appassionati, curiosi e
si auspica anche da una nutrita schiera di turisti.
La presentazione fatta a Carloforte ha avuto soprattutto lo
scopo di rendere partecipe la popolazione di quello che Raixe rappresenta,
della sua appartenenza a tutta la comunità tabarchina e del suo essere non
punto d’arrivo, bensì punto di partenza
di un progetto che non ha limiti temporali , essendo flessibile e aggiornabile
con continuità.
Importante la presenza dei bambini della scuola primaria di
Carloforte che, con una poesia e dei
canti in lingua tabarchina, hanno voluto essere simbolo di speranza nel proseguimento delle tradizioni.
Presente alla manifestazione, tenuta
nella piazza principale del paese, anche il cantante attore Gianni Morandi a cui, appena due mesi fa è stata conferita la
cittadinanza onoraria di Carloforte. Durante la consegna ufficiale, da parte
del Sindaco, del documento che attestava il fatto che Morandi era carlofortino,
il popolare cantante aveva detto: “aua anche mi sùn tabarchin” (ora anche io
sono tabarchino )a dimostrazione che la tabarchinità non è solo un fattore di
nascita, di etnia, ma anche e
soprattutto di sentire. Dimostrazione ne è l’impegno profuso da Marzia Varaldo,
presidente della “Millepiedi”, la cooperativa
che ha realizzato il progetto con fondi regionali. La Varaldo, pur non appartenendo per nascita
alla comunità tabarchina, ha profuso energie inesauribili, con un impegno che
spesso è andato ben al di là di quello che avrebbe richiesto il suo incarico,
rendendola parte, indispensabile e preziosa, di quella tabarchinità che ha
contribuito a risvegliare in molti. Alla prima serata hanno presenziato
rappresentanti delle amministrazioni comunali di entrambe le cittadine
tabarchine.
La cerimonia tenuta a Calasetta due giorni dopo è iniziata
sulla falsariga di quella di Carloforte. Nell’aula consiliare del comune, gremita di pubblico, sono intervenuti
amministratori comunali e studiosi di lingua e storia tabarchina, doveroso
ricordare tra essi: Giovanni Poggeschi, esperto di diritti linguistici dell’università del
Salento; Nicolo Capriata e Luigi Pellerano, cultori della storia carlofortina;
Maria Cabras e Remigio Scopelliti, cultori della storia di Calasetta.
Ad entrambe le serate hanno partecipato: Monique Longerstay,
l’archeologa belgo-tunisina promotrice di importanti eventi per la cultura
tabarchina, che ha ribadito ancora una
volta il suo impegno presso l’ Unesco nella causa per il riconoscimento
dell’epopea tabarchina come bene immateriale dell’umanità; Enzo Dagnino in
rappresentanza delle comunità liguri, in particolare quella di Pegli, luogo dal
quale, nel 1541, iniziò la storia e la diaspora tabarchina. Assenti per motivi
vari i tabarchini di Nueva Tabarca
(Alicante, Spagna). Interessantissimi tutti gli interventi che hanno rimarcato,
sia da parte delle amministrazioni che da associazioni e privati, l’intenzione
di continuare sulla strada della tutela e della valorizzazione della cultura
tabarchina.
Quella
del popolo tabarchino è sicuramente una storia unica e particolare, gente che
nonostante la permanenza, per oltre due secoli in terra tunisina, subendo anche
momenti di schiavitù, mai ha vacillato e abbandonato fede religiosa e
tradizioni, come giustamente ricordato dall’assessore alla cultura del Comune
di Carloforte Aureliana Curcio.
«I tabarchini hanno saputo essere, nei
secoli, modello di modernità intellettuale. Interagendo con popolazioni e
culture diverse, sia in terra straniera che nei luoghi eletti a loro
stanziamento, integrando e integrandosi, portando con loro, attraverso quella
strada immensa che è il mare, quello spirito di accoglienza e tolleranza che ha
sempre contraddistinto le loro comunità».
A Calasetta, dopo le relazioni in sala consiliare,
ci si è poi avviati in corteo verso la “casa” di Raixe. Ad aprire il corteo
formato da Calasettani e Carlofortini, giunti in buon numero, la bandiera che
un tempo sventolava sul forte di Tabarca, una croce rossa in campo bianco, quella
di Genova detta all’epoca “La Superba”, a seguire il gruppo delle Serenate
Calasettane, che ha fatto cantare a tutti le canzoni tradizionali tabarchine.
Se
vogliamo parlare di metafore e simboli
di una cultura all’avanguardia da
sempre, non possiamo non far notare che
il nastro inaugurale del centro multimediale è stato tagliato all’unisono da
tre donne: Marzia Varaldo presidente di Millepiedi, Claudia Mura sindaco di
Calasetta, Elisabetta Di Bernardo vice sindaco di Carloforte. La tabarchinità
ha da sempre avuto un rispetto e una idea avanzatissima del ruolo femminile
nella società, tanto che già nei secoli scorsi ci sono testimonianze di donne
protagoniste nella vita delle comunità e
di associazioni di mutuo soccorso composte da sole donne, specie a Carloforte.
Il
frutto del lavoro di due anni, tanti ne sono occorsi per arrivare alla
realizzazione del progetto, si sono potuti vedere entrando all’interno del
centro che si snoda su due piani, uno riservato all’accoglienza del
pubblico con panelli bilingue in cui è scritta la storia della diaspora
e, singolarmente, quella delle cinque comunità, storia che, dobbiamo ricordare,
comprende cinque paesi, due regioni, tre nazioni e due continenti. Al piano
superiore le sagome stilizzate di figure che rappresentano la società
tabarchina e un moderno Touch Screen che, di fatto, è il cuore del progetto: un
archivio digitale con interviste, foto, documenti che può essere aggiornato
sempre con nuovo materiale. Una saletta, con alcuni posti a sedere e uno
schermo, ospita il filmato che è stato creato appositamente per Raixe e che fa
una carrellata sulla cultura tabarchina e i suoi molteplici aspetti.
Il concerto del cantante e autore Battista
Dagnino, di Carloforte, ha chiuso la serata. L’artista ha presentato suoi brani
in tabarchino e canzoni di De André in genovese, a sancire ancora una volta
l’origine ligure della diaspora.
In
conclusione, oltre alla presentazione del progetto e del centro multimediale di
Raixe, abbiamo assistito a una dichiarazione di intenti che coinvolge in
particolar modo le due comunità più vicine geograficamente. Tre miglia di mare separano Calasetta, sull’ Isola
di sant’Antioco, da Carloforte, unico centro abitato dell’ Isola Di San Pietro.
Poche miglia che a volte sono bastate a separare, soprattutto ideologicamente, due realtà che avrebbero tutto l’interesse e
le possibilità di fare territorio. La volontà espressa è quella di abbattere
finalmente i campanilismi e cooperare, in nome delle comuni origini, per
recuperare ciò che si è perduto e preservare quello che ancora si ha, in fatto
di tradizioni, cultura e lingua.
Tutto quanto detto sulla unicità della cultura
tabarchina, sul fatto di considerare tutti i suoi componenti facenti parti di
una unica comunità, mantenendo in ogni caso peculiarità e caratteristiche
proprie, fa ben sperare sul prosieguo di una strada che sembra finalmente
intrapresa e percorribile. Si è fortemente sottolineato, ancora una volta, che
la realizzazione del progetto Raixe non è da considerare come una cosa che
finisce qua. Questa è stata l’occasione per risvegliare, nei molti che hanno
contribuito alla sua realizzazione, l’orgoglio e la consapevolezza di
appartenere a qualcosa di grande. Da questo si deve partire affinché un bene
preziosissimo non vada perduto, coinvolgendo
in questa consapevolezza più tabarchini
possibili.
La
serie di queste due serate è stata aperta da una poesia in “tabarchino”
recitata da un bambino della scuola primaria di Carloforte, la poesia si
intitola” Raixe” ed è stata opera di chi scrive.
Riportiamo l’ultima parte perché racchiude in se un augurio e una promessa:
“Émmu da
tegnise pe man,
figiö da
stéssa stória,
pe nu
pèrdise mòi.”
(Dobbiamo tenerci per mano, figli della stessa
storia, per non perderci mai).
Antonello Rivano