IN DEBITO CON IL FUTURO

Centinaia
di migliaia di ragazzi venerdì scorso si sono riversati nelle piazze e nelle
strade d’Italia per rivendicare per loro un futuro degno. Insieme ad altri
milioni di loro coetanei nel mondo.

Il
movimento del Frydays for Future, che si è organizzato dietro l’azione, partita
in solitaria, della giovane Greta Thunberg, è riuscito a dare le giuste
motivazioni ai ragazzi per cominciare a ripensare, in un’epoca di mancanza di
stimoli alla politica, alla costruzione del proprio futuro.

Questo
hanno affermato ragazze e ragazzi manifestando venerdì, attraverso 180 cortei
male organizzati e pieni di entusiasmo. Sì, perché non ci sono più le grosse organizzazioni
che individuano la testa del corteo, il servizio d’ordine, tengono la regia di
cartelli e striscioni. Qui ci si muove per essere tutti protagonisti come una
foto su Instagram e un post su Facebook, con la consapevolezza di essere però
insieme e in tanti per chiedere un mondo migliore. Anzi, per pretenderlo,
perché gli adulti hanno ipotecato il futuro di queste giovanissime generazioni,
dei ragazzi nati nell’attuale millennio e ora devono pagare il conto.

Ma
questi adulti in piazza coi ragazzi non ci sono. I pochi adulti che circolano
in queste manifestazioni sono facilmente individuabili: docenti o genitori e
nonni, venuti ad accompagnare i più piccoli. E comunque seguono a distanza, sui
lati della strada, fanno cordolo negli attraversamenti delle strade, guardano
in giro con la sottile ansia che possa accadere qualcosa.

I
giovani, invece, sono pienamente presi dall’atmosfera vibrante e colorata del
loro corteo. Hanno sfidato i dirigenti che non hanno voluto accogliere l’invito
del ministro a ritenere giustificata l’assenza del giorno del Climate Strike,
mostrando così, come sempre, che quando il mondo si muove, il conservatorismo
tende a banalizzare l’impegno verso il futuro.

Di
fronte agli allarmi degli scienziati, di fronte alle evidenze dei dati, è più
rassicurante il “sì, va bene, però…”. Eppure persino l’astronauta Parmitano,
nel suo recente viaggio spaziale, durante la conferenza stampa dalla stazione
spaziale, ha evidenziato come siano visibili, dalle foto da lì scattate,
l’avanzamento dei deserti e il ridursi dei ghiacciai. L’allarme è reale, il
riscaldamento globale è una realtà.

D’altro
canto, proprio in questi giorni, due delle maggiori vette d’Italia, il Monte
Rosa e il Monte Bianco, mostrano i segni del deterioramento dovuto all’aumento
della temperatura del globo. Il primo, il monte Rosa, nel ritirarsi il
ghiacciaio, mostra una superficie sfaldata e a rischio quindi di frana; il
secondo, il Monte Bianco, vede lo slittamento a valle del ghiacciaio di 35-40
cm. al giorno, costringendo il sindaco di Courmayeur a chiudere la strada di
accesso alla Val Ferret e, di fatto, evitando l’arrivo di turisti.

Sarebbe
forse il caso di guardare con maggiore attenzione alle proteste dei nostri
giovani, di ascoltare quello che non ci piace sentirci dire: che cioè la corsa
all’arricchimento a tutti i costi, accumulo di capitale, sta portando
all’autodistruzione.

Le
foreste che bruciano, in Amazzonia piuttosto che in Siberia, le città soffocate
da cappe di smog, i mari inquinati in cui si muovono isole di plastica sono il
segno tangibile dell’ipoteca che noi adulti abbiamo messo sul futuro del
pianeta.

Forse
ci farebbe bene guardare ai milioni di ragazzi scesi in strada a rivendicare
quel futuro cui hanno diritto, senza ipoteche o preclusioni, meno con il
sorriso benevolo che si rivolge a un tenero quadretto di gioventù. Piuttosto
dovremmo costruire il percorso per rispondere all’emergenza climatica con
comportamenti tempestivi ed adeguati.

Perché il cambiamento climatico non è un gioco da ragazzi.

Maria Di Serio