PEGLI, ALLA RADICE DELLA TABARCHINITÀ. INTERVISTA AD ANTONIO MARANI E MARZIA VARALDO.
Concluso il convegno “Alla
radice delle radici del popolo tabarchino” , svoltosi a Pegli il 19 Ottobre nell‘ambito della XXIX
Giornata Storica Pegliese. Tra proposta riconoscimento Unesco e progetto
“Raixe”, un sunto dei lavori attraverso le interviste ad Antonio Marani, e
Marzia Varaldo, rispettivamente presidente del Circolo Culturale Norberto
Sopranzi di Pegli e direttrice del progetto “Raixe-spazi digitali per la
cultura tabarchina”. Abbiamo incontrato il presidente del Circolo Culturale Norberto Sopranzi di Pegli,
Antonio Marani, e la direttrice del
progetto “Raixe-Spazi digitali per la cultura tabarchina”, la Dott.ssa Marzia Varaldo.
Presidente
Marani, a lavori conclusi e in base alle
relazioni degli intervenuti, quale è secondo lei lo stato di salute della cultura tabarchina?
«Dal primo convegno Tabarchino del 2008, tenutosi a TABARKA in Tunisia, cui
ho partecipato come Assessore alla Cultura del Municipio Genova Ponente insieme
al Presidente Mauro Avvenente, dove venne lanciata da Tonino Cipollina e
Monique Longerstay l’idea di lavorare per ottenere il riconoscimento UNESCO
all’avventura del popolo Tabarchino, molta strada è stata fatta. Nel 2010 seguì
un analogo convegno a Calasetta e, dal 2017 a 2019 si sono tenuti a Pegli
altri tre incontri internazionali.
Tutti questi appuntamenti genovesi, organizzati e gestiti dal Circolo
Culturale Norberto Sopranzi, erano stati preceduti dal coinvolgimento delle
principali associazioni culturali di Pegli e ottennero il patrocinio di Regione
Liguria, Comune di Genova e Municipio Ponente.
L’interesse culturale per la storia del popolo Tabarchino si dimostrò per
la vivacità nella partecipazione delle varie associazioni e per la grande
affluenza del pubblico.
Ultimamente l’impegnativa impresa lanciata da Marzia Varaldo con il
progetto e la realizzazione di ” RAIXE ” è divenuta subito un
grande polo di attrazione verso la tabarchinità ed è forse questa una delle
principali ragioni, insieme al lavoro del trio composto dal giornalista
carlofortino Simone Repetto, da Monique Longerstay e dal sottoscritto, per
l’ottenimento dell’incontro del 4 ottobre u.s. e Roma presso il Ministero dei
Beni Culturali tenuto con i soli rappresentanti delle associazioni
accompagnati dalla coordinatrice del progetto Monique Longerstay.»
A tale proposito, come prosegue il
cammino dell’iter, per il riconoscimento Unesco, dell’epoea tabarchina come patrimonio
immateriale dell’umanità?
«Nell’ultimo incontro è venuto al
pettine il nodo del difficile coinvolgimento dei due stati della Tunisia e
della Spagna che non hanno ancora affrontato a livello dei loro rispettivi
Ministeri il progetto per il riconoscimento dell’UNESCO.
Ciò costituisce un grosso handicap
perché da alcuni anni l’UNESCO ha limitato, di fronte alle miriadi di richieste
dei singoli stati, un solo riconoscimento ogni due anni per Stato, mentre non
ci sono limiti quando la richiesta viene presentata da una pluralità di Paesi.
Il Ministero dei Beni Culturali del
nostro Paese si è pronunciato positivamente ma con un opportuno suggerimento di
integrare il dossier delle ragioni portate per sostenere il riconoscimento.
Pesa dunque lo scoglio costituito da Spagna e Tunisia che sino ad oggi non
hanno ancora sensibilizzato i rispettivi Governi.»
Pegli che si propone come “radice
storica”, rivendicando di fatto la paternità dell’epopea tabarchina. Quanto è
forte il legame con il resto dei protagonisti della diaspora, vista la distanza
geografica che la separa dalla altre comunità tabarchine?
«Ad ulteriore sostegno delle ragioni di Pegli, per rivendicare il titolo di
RADICE STORICA dell’epopea Tabarchina abbiamo invitato il Priore della
Confraternita dei SS Nazario e Celso di Multedo (un tempo Comune poi frazione
di Pegli) Emanuele Montaldo ad esibire, durante il convegno del 19 ottobre, le
4 lettere scritte ( riemerse delle carte dell’ archivio gelosamente custodite
sino ad oggi) – vedasi foto- prima della diaspora del 1738.
Anche queste stanno a testimoniare, pur a distanza di quasi due secoli
dalla loro partenza da Multedo, come i firmatari delle missive si rapportassero
con il loro paese
di antica origine, e non solo, ma anche alla stessa Confraternita
religiosa.
Per quanto attiene al legame attuale tra i ” resti” dei
protagonisti di quell’avventura, i rapporti a livello delle Tabarca italiane
con Pegli e tra di loro, sino agli anni 80 del secolo scorso, erano attivi
attraverso le celebrazioni religiose per la decisione alla Madonna dello
schiavo e la visita sporadica di qualche sindaco ma limitatamente a e da
Carloforte.
Successivamente i contatti si sono ampliati anche con Calasetta grazie
all’iniziativa del Circolo Norberto SOPRANZI sin dalla sua fondazione avvenuta
nel 1987 e documentati anche dalla targhe stradali ” Largo Calasetta
” a Pegli e “Piazza Pegli” a Calasetta.Da anni i rapporti
si sono estesi anche ad altre associazioni culturali e con la comunità
tunisina di Tabarka che oggi è una città di 35000 abitanti situata sul
continente africano e non più sull’isolotto antistante.»
Ricordiamo che Antonio Marani, da alcuni anni, è cittadino onorario del
Comune di Calasetta.
Approfondiamo la chiacchierata con la Dott.ssa Marzia
Varaldo, direttrice del progetto “Raixe-spazi digitali per la
cultura tabarchina”.
Dott.ssa Varaldo, lei è il presidente della Cooperativa Millepiedi, che
ha ideato e realizzato il progetto, e direttrice di “Raixe-spazi digitali per la cultura
tabarchina”. “Raixe” (radici) prende vita, e ha
sede, nel sud ovest della Sardegna, dove si trovano Carloforte e Calasetta
. Il convegno si è svolto a Pegli, dove le “radici” sono
nate, cosa ha significato per lei trovarsi in questi luoghi?
«Sono stata molto onorata di essere stata invitata a
Pegli per presentare il Progetto Ràixe e poter raccontare il significato del
lavoro denso di due anni che ha portato alla concretizzazione dell’archivio
digitale e dell’installazione museale Ràixe in Via Umberto n. 61/1 a
Calasetta. Essere a Genova è stata una forte emozione, sia per le mie origini
liguri, sia perchè Genova Pegli rappresenta l’origine e l’inizio di questa
storia che noi, con molta umiltà abbiamo voluto raccontare dall’inizio in un
unico luogo dentro l’archivio Ràixe.
Durante il convegno ho fatto una sintesi del progetto,
poche parole perché ho preferito mostrare i due video che raccontano sia il
lavoro svolto e sia la storia del popolo tabarchino. Spero di aver
incuriosito i presenti e che venga accolto il mio invito di venire a Calasetta
a vedere l’archivio digitale Ràixe e a visitare Carloforte.
Ringrazio ancora gli amici Antonio Marani, Enzo
Dagnino e Giorgio Fuiano per avermi invitato.»
Il ” Progetto Raixe” é stato fonte di effetti collaterali, tutti positivi e propositivi nei
confronti della cultura tabarchina. Quali prospettive e speranze per il suo
futuro?
«Il Progetto Ràixe è un tentativo per noi ben riuscito
di raccontare in modo integrale e oggettivo/storico una storia importante di un
popolo e di una cultura unica al mondo.
Come si sa “nemo profeta in patria”… ci
sarà sempre qualcuno contento e qualcuno no… però questo fa parte del gioco
della vita. Non ci si può far nulla!
Invece per
noi la cosa importante è aver dato un contributo:
a) allo sviluppo e alla promozione della cultura
identitaria per permettere soprattutto ai giovani e ai bambini di poterla
conoscere e apprezzare;
b) al recupero e alla salvaguardia della memoria dei
più anziani che abbiamo cercato di raccogliere tramite interviste e tramite la
raccolta di materiale cartaceo, documenti storici, fotografie etc.
c) per rivitalizzare il dialogo e tenere insieme, in
un costante lavoro di partecipazione, le comunità tabarchine se possibile tutte
e cinque e in particolare Carloforte e Calasetta (le uniche due dove ancora si
parla la lingua tabarchina).
Il futuro di Ràixe è nelle nostre mani e dobbiamo
essere bravi a mantenere vivo e autentico il dialogo con le comunità per
promuovere la Cultura tabarchina nel mondo e far conoscere questa storia
straordinaria!»
Potete
intanto visitare il sito www.raixe.it per maggiori informazioni.
(Nella foto di copertina Antonio Marani e Marzia Varaldo)
Antonello Rivano