DICASI “SARDINE”
Grande
era l’indecisione se analizzare o meno il “fenomeno Sardine”; un’analisi
spicciola, immediata e veloce, si è rivelata la scelta migliore, anche perché,
interpretare la portata di un moto improvviso, che tanto “improvvisato non
sembra”, diventa veramente tortuoso, e direi che avventurarsi nell’impresa può
risultare “scivoloso”, assai.
Più
volte in questi anni abbiamo richiamato l’attenzione sui diversi “fermenti” che
si agitavano sui territori, ma che avevano in comune una caratteristica in
particolare: non si connettevano tra loro, né con i territori. Non riuscivano a
strutturarsi in una rete, né a dialogare.
Il
“fenomeno Sardine”, certo, nasce dal basso e per questo è meno controllabile,
finalmente esce fuori dalla dinamica social imperante, e questo non può che farci
felici; eppure la velocità con cui si consuma tutto, movimenti compresi,
volendo essere più attenti nell’analisi, credo debba preoccupare.
Può
essere una moda del momento e quando ci sarà da scegliere non ci saranno piazze
piene che tengano: non è automatico invertire un trend!
Le
Sardine hanno il dovere di non scomparire, di riempire il vuoto, ma è giusto
che si intraveda un punto d’approdo, che ci si dia un’organizzazione vera e ci
si ponga il problema della rappresentanza: capire con chi e cosa confrontarsi,
se non è questo allora “non è”.
Tranne
che non si chieda un cambiamento a dx, a sx, di sotto e di sopra, in maniera
incondizionata perché porsi “contro” qualcuno non reggerà stavolta, come non ha
retto per l’ultimo moto “contro a prescindere”: è una posizione dividente,
spettro di una visione riduttiva e bisogna essere più cinici e accorti al
riguardo.
Avrei
potuto adottare come alibi la differenza generazionale tra me e chi guida il
“fenomeno Sardine”, ma sarebbe stato troppo riduttivo e lontano dalla verità.
Bella
ciao, a me tanto cara, stona troppo in queste piazze zeppe di Sardine e non
solo, come sembra, unigenerazionali.
Infine,
le piazze meno numerose sono quelle del Sud: significherà qualcosa?
Mi
chiedo: completa e atavica disillusione? … o “finalmente” l’agognata maturità
del Mezzogiorno?
Avanti, bisogna andare avanti! Marciare contro con i simboli non serve, in questo momento proprio no!
Mimmo Oliva