#CORONAVIRUS: NON SOLO EPIDEMIA, MA PROBLEMA SOCIALE, ECONOMICO, AMBIENTALE

L’AQUILA – Oltre i numeri della diffusione del contagio,
oltre le ordinanze, le zone rosse, i controlli, i divieti ignorati o
interpretati a proprio uso e consumo, c’è il pensiero di ciò che potrebbe
accadere nelle settimane a venire, in Abruzzo, nello specifico, come in tante,
tutte le regioni. Come forse pressochè ovunque nel mondo.

Un pensiero sempre più vicino a diventare realtà.

Chi scrive ha spesso espresso, fin dall’inizio di questa
guerra contro un nemico invisibile ma visibilissimo negli effetti che provoca,
l’idea di limitare e controllare la diffusione di un altro nemico pericoloso:
il panico.

La paura rende ingestibili le persone, incontrollabili le
reazioni, la paura blocca la capacità di decidere in situazioni di emergenza
quando supera la soglia entro la quale è una sollecitazione della mente a
trovare il coraggio di avanzare, in qualsivoglia situazione.

Non ha aiutato una comunicazione immatura, a tutti i
livelli, dalle istituzioni con le loro pericolose fughe di notizie ai media che
le hanno raccolte ai social e agli utenti che le hanno divulgate, commentate,
interpretate, distorte, spesso non distinguendo tra fake news o addirittura il
rimbalzare di vecchie notizie. A dimostrazione che il lettore 4.0 si limita
nella maggioranza dei casi al solo titolo senza approfondire il contenuto e in
un’altra buona dose di casistica ad avvalorare la tesi di un diffuso
analfabetismo funzionale che ne condiziona la comprensione.

Se è ormai chiaro e chiarito oggi che siamo di fronte ad
un’emergenza sanitaria, che questo virus non ha particolari preferenze nello
scegliere i soggetti da aggredire, dovremmo ora “materializzare” lo scenario di
possibile evoluzione.

Perché quello che sta accadendo potrebbe non essere che
l’inizio di una crisi grave e difficile da affrontare e risolvere. L’epidemia
non è solo un numero crescente di contagi: è il collasso temuto di un sistema
sanitario fragile e indebolito nel corso degli anni da tagli e malagestione; è
un fatto sociale, di incapacità di usare e comprendere il valore del tempo
inaspettato a disposizione,  di
affrontare la solitudine o l’isolamento forzato, lo stress da trauma e il
panico, appunto, che porta alle resse per accaparrarsi generi alimentari; è un
fatto economico che colpirà il sistema sanitario nazionale, le piccole e medie
imprese costrette a sospendere l’attività, con il rischio di non poter
garantire il futuro dei lavoratori del settore privato e la sopravvivenza delle
imprese stesse; con l’edilizia e i cantieri per infrastrutture, ricostruzione
post sisma, appalti in genere, coinvolti in una incertezza decisionale che da
un lato interrompe gli approvigionamenti di merce e materiali, rendendo
impossibile, o comunque difficoltoso, 
l’avanzamento delle lavorazioni, dall’altro non sospende i termini dei contratti
esponendo le imprese all’inadempienza, ai mancati pagamenti, alla necessità di
non rinnovare i contratti di lavoro per gli operai del settore. Le ordinanze in
tal senso coinvolgono ad oggi zone specifiche mentre l’emergenza è  per tutto il territorio. La maggiore
permanenza in casa comporta anche un incremento dell’utilizzo degli strumenti
tecnologici e di internet, in questo momento unico collegamento con l’esterno:
stanno già circolando segnalazioni e inviti da parte dei provider di servizi internet
a moderare lo sfruttamento della banda per il rischio di collasso delle
strutture digitali. Che sia vero o no, è comunque una previsione plausibile e
che lascia presagire anche scenari di possibile aumento delle patologie legate
alla dipendenza da social e giochi virtuali. Piaga esistente e mai abbastanza
presa in considerazione.

L’epidemia è anche o forse soprattutto un fatto ambientale.
Da un lato sta comportando un sensibile calo dei livelli di inquinamento
atmosferico, dall’altro vede un aumento dei consumi delle risorse (
energetiche, idriche) con il rischio di ritrovarsi presto a dover fronteggiare
un razionamento delle forniture di acqua potabile, 

Le origini del Covid-19, che, è bene ricordarlo, fa parte
della “famiglia” dei Coronavirus ovvero una serie di virus responsabili di
patologie respiratorie a cominciare dal classico Raffreddore per finire alle
polmoniti atipitiche del nuovo ceppo di Whuan, non sono ben note, né lo sono
con esattezza le modalità di trasmissione, nonostante i molteplici video messi
in rete a spiegare esperimenti di laboratorio, complotti, mutazioni genetiche e
casualità. 

L’esperienza dei terremoti trascorsi dovrebbe aver insegnare
che non si può tranquillizzare né tantomeno allarmare sul verificarsi di un
evento. SI può solo fare prevenzione, su tutti i fronti e comportarci come se
quell’evento dovesse aver luogo, per limitarne i danni ed essere preparati
all’emergenza. Investire sul potenziamento delle infrastrutture,
dell’assistenza sanitaria e ospedaliera, sulla ricerca e sulla cultura, sulle
imprese e sul sociale, sull’ educazione civica della popolazione e sul recupero
del senso di identità nazionale.

Oggi l’evento ha avuto luogo. Ritroviamo il buon senso e la responsabilità. 

Eleonora Marchini