LA DETENZIONE DOMICILIARE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
Un tale di nome Covid19, per alcuni meglio conosciuto come coronavirus,
proveniente dalla Cina, almeno così si pensa, ha fatto sì che in questi ultimi
giorni la libertà di ognuno di noi è stata limitata nel suo esercizio e, non
avendo nulla da fare, per impegnare un po’ del mio tempo, mi sono messo a
riflettere su cosa sia realmente il concetto di libertà.
La libertà è un diritto che acquisiamo con la nascita e ci consente di
autodeterminarci nella nostra quotidianità nel rispetto delle leggi. Ciò può
sembrare scontato ma forse non lo è .
Ricordo che agli inizi della mia professione di avvocato penalista, mi
occupai di un caso in cui si giudicava la condotta di un rapimento di un
neonato e la questione giuridica, posta a base di quella triste vicenda, era
quella di stabilire se la condotta delittuosa del rapimento di un neonato
integrava l’ipotesi del sequestro di persona, reato che tutela come bene
giuridico la libertà, o di sottrazione di persone incapaci, reato che tutela
come bene giuridico il diritto del minore a vivere nel proprio ambiente
familiare.
Dunque, bisognava stabilire quale norma penale aveva violato quella
condotta, alla luce del fatto che un neonato, per motivi naturali, non ha
libertà di movimento motorio e quindi, di libera autodeterminazione; da ciò
poteva conseguire che quella condotta efferata ricadeva nell’ipotesi
delittuosa, meno grave, della sottrazione di persona incapace, in quanto
avrebbe violato solo il diritto del nascituro di vivere nel suo habitat
naturale.
In altre parole, per essere semplici sul punto, nelle seconda ipotesi, si
riteneva che il nascituro non acquista
il diritto di libertà con la nascita.
I Giudici decisero per la sussistenza del reato di sequestro di persona.
Quindi la libertà la acquisiamo con la nascita e man mano che cresciamo
si arricchisce di tutte le sue svariate forme: libertà di movimento, libertà di
culto, libertà di lavorare, libertà di vivere la quotidianità, LIBERTÀ.
Oggi la libertà, una delle cose più belle che abbiamo, e credo che ognuno
di noi difende fermamente nel momento in cui ci venga limitata o privata, è
stata sottoposta a restrizione forzata e immediata da un virus che ha imposto,
e ci impone ancora, un periodo di isolamento domiciliare e forse, nel dopo, una
ripresa con delle prescrizioni di limitazione della stessa.
Certo restare in casa è necessario, non lo discuto, in quanto tutela il
diritto alla salute che sicuramente è prioritario rispetto alla libertà di
ognuno di noi, per essere più chiari, tutela la vita!
Allora se è così, dovremmo avere un mondo che TUTELI LA VITA DI
TUTTI: che accetti e aiuti gli
immigrati, o spregevolmente detti clandestini, perché scappano alla ricerca
della salvezza; che ripudi e si ribelli a ogni forma di schiavitù, di guerra e
di violenza; che condanni lo sfruttamento della prostituzione e non giudichi le
prostitute; che non accetti lo sfruttamento del lavoro e tanto altro ancora
potrei scrivere.
Allora, mi chiedo, questo isolamento domiciliare lo accettiamo perché
pensiamo che tuteli un diritto fondamentale per tutti o perché questo virus
causa la morte indistintamente e ognuno ha paura di morire?
La risposta a questa domanda la avrò dopo che sarà passato questo
periodo, e spero passi presto.
Perché se non avremo un mondo migliore dovrò pensare che l’isolamento,
che ha limitato la nostra libertà nell’immediato, non è stato accettato per
tutelare un diritto ma semplicemente per la paura di morire che ognuno di noi
ha, e la paura non evita la morte.
Ancora oggi, durante questo isolamento domiciliare, non sono in grado di definire il significato di libertà nella sua massima forma e espressione, sicuramente ciò che è giusto o non giusto, concetto che sentiamo quotidianamente in riferimento a tematiche che discutono di diritti fondamentali, ad esempio il diritto al suicidio assistito ecc. ecc., non stabilisce il corretto significato di libertà. Ad ogni modo IO RESTO A CASA e, mi auguro poi, di vivere un Mondo migliore.
Filippo Maria Minardi