A CASTEL S. GIORGIO LUTTO PER LA DIPARTITA DEL 97ENNE ANTONIO ZAMBRANO, FAMOSO EBANISTA ORIGINARIO DELLA FRAZIONE TORELLO

Tra tante brutte notizie, in questo triste periodo di Coronavirus, ne
emerge una nuova. Dopo una lunga e proficua esistenza, dedicata interamente al
lavoro e agli affetti familiari, è scomparso il “maestro” ebanista Antonio
Zambrano.

 Alla veneranda età di 97 anni, molto ben
portati. Una personalità tenace e caparbia, un uomo integerrimo e tutto d’un
pezzo. La sua vita spesa, in quel di Castel S. Giorgio, al servizio della
famiglia e all’appassionante mestiere di tornitore e, appunto, di artigiano
ebanista. Lucido quasi fino alla fine – il pignolo ed esperto cesellatore, classe
1922. Avrebbe compiuto ben 98 primavere il 14 dicembre. Commozione e rimpianto,
nei confronti di tale valido artista del legno – per il quale questo materiale,
reso duttile o malleabile, non possedeva certo segreti.

Una persona stimata e
conosciuta a S. Giorgio; il nonnino è stato tumulato in data 3 maggio scorso presso
il civico cimitero della cittadina. Più volte, il simpatico e arzillo ebanista
– vero e proprio intarsiatore, “mastro” Antonio – è stato protagonista
dell’iniziativa denominata: “La notte del lavoro narrato”, a cura del docente
e sociologo Vincenzo Moretti.

Quest’anno, anche in
tempo di Covid-19, l’interessante happening (assurto ormai a format in altre
zone d’Italia) ha raggiunto il settimo anno di esistenza. Tutto grazie a
Moretti, che ha avuto un’intuizione poetica e filosofica, peculiare (ma anche
pratica, concreta, rilevante), nel creare la kermesse. A parlare, proprio, di
lavoro in tempi di crisi. E “mastro” Antonio Zambrano non poteva
lasciare questo mondo (il “suo” mondo, sudato, sacrificato ma autentico
e genuino) che il giorno dopo il primo maggio – celebrazione dei lavoratori –
lui che adorava il mestiere al quale si era applicato e a cui era stato formato.

Aveva ricevuto anche riconoscimenti (ad esempio nel 2017, quale cavaliere della Repubblica – investito dal commissario straordinario Roberto Amantea), in virtù della valentia con cui realizzava tante opere, i suoi elaborati – autentiche creature, capolavori di finezza e sensibilità. Come detto, la salma è stata seppellita il 3 maggio.

“Ciò che va quasi bene, non va bene!” – questa la filosofia (spicciola) di vita del nonnetto. Per lui la precisione non era di sicuro un optional. L’anziano ha lavorato fino a pochi anni fa in un garage adibito ad atelier, si potrebbe esprimere; un atelier che vedeva nascere oggetti realizzati con perizia ed estrema precisione. Nativo della frazione di S. Giorgio, Torello (dal toponimo che indica un “luogo elevato”, come Toro o Tuoro oppure come Torino – da “Augusta Taurinorum”, la città della popolazione dei barbari Taurini), era sposato con Anna Fimiani. La donna della sua vita, sempre al suo fianco fino alla morte – avvenuta qualche anno fa. Insieme hanno messo al mondo quattro figli: Santola, insegnante; Silvana, pare segretaria di azienda; Gerardo, informatore scientifico; Osvaldo – secondo chi ha conosciuto la famiglia – esponente di polizia penitenziaria.

La meravigliosa
avventura di Antonio e il suo feeling con cornici, mobili, vetrine, console iniziava
nel 1938. A meno di 16 anni, il Nostro andò “a bottega” (come si soleva
dire un tempo) dal suo primo istruttore: Santolo Galluzzo, di Torello. Dopo un
annetto, ecco che l’ebanista frequentò la bottega di Giovanni Alfano. Infine,
fu alle dipendenze di Vincenzo Montefusco. Una famiglia semplice e dignitosa,
la sua: in nove figli, otto fratelli e una sorella, condividevano l’onestà e i
valori di un nucleo unito e affiatato. Sembra che i suoi genitori e parenti fossero
proprietari terrieri. Tanta strada, nel corso del tempo, quella percorsa dal sempre
lucido uomo. Negli ultimi anni, comunque, il maestro era presente sul profilo
social Facebook.

Navigando sul web, ecco
apparire gli ultimi messaggi virtuali. Tra i più recenti, gli auguri in data 14
dicembre 2019. Giorno del compleanno di questo artigiano. Vere e proprie opere
d’arte, dicevamo poco più sopra, quelle create dal vecchietto. Che ha saputo
coniugare antica sapienza e maestria, ingredienti necessari per andare avanti
nella vita; col tocco sicuro di un intenditore appassionato e volitivo, dalle
mani d’oro e che tanto ha sofferto per ritagliarsi un posto nella società
difficile del passato. Dal sudore della fronte emergono i sacrifici che egli ha
compiuto.

Che la terra ti sia lieve, carissimo Antonio. “Masto” Antonio.

Anna Maria Noia