Il Campanile di San Giacomo a Mercato San Severino (SA)

di Anna Maria Noia

La storia è, o dovrebbe essere, maestra di vita. Di educazione. Lo sguardo al passato serve sempre per proiettarsi nell’imminente futuro.

Così ci si augura sia. Anche a Mercato San Severino (provincia di Salerno), cittadina ricchissima di storia e di vicende trascorse; location molto fiorente e – da sempre – al centro di traffici e scambi commerciali nonché di alterni episodi – legati alla nobile e gloriosa famiglia Sanseverino. Che ha dato lustro, vanto, onore e denominazione alla cittadina. Innumerevoli, tra le ventidue frazioni (compresi alcuni quartieri di lignaggio) del circondario, i siti di interesse storico; artistico; archeologico da visitare e/o da menzionare.

Anche se – purtroppo – attualmente San Severino appare quanto mai “cementificata” e vituperata da vandali o scriteriati. Un motivo in più per soffermarsi sulle bellezze di cui è pienissima. I monumenti più celebri e conosciuti sono spesso oggetto di visite guidate; uscite didattiche scolastiche e passeggiate culturali. Anche di trekking urbano. Ad esempio il famoso castello adagiato tra le colline di Cerrelle e S. Croce; la chiesa di S. Giovanni; il municipio stesso (di realizzazione rinascimentale, pare, con la sede del convento domenicano ma poi “ultimato” in epoca settecentesca – ad opera del costruttore o imprenditore edile Carmine Calvanese, su “mandato” dell’ingegnere Michelangelo Arinelli, Napoli).

Ma, accanto a tali “sightseeing” (cioè luoghi “notevoli”), esistono tanti altri siti non molto valorizzati o contemplati. Uno dei tanti, tra questi, potrebbe essere il campanile di San Giacomo – al capoluogo; vicinissimo alla chiesa/convento di S. Antonio – già più visitata e/o visitata.

Oggetto, in verità, di numerose e opportune; interessanti ricerche, il campanile si erge a testimonianza della presenza dell’omonima chiesa di San Giacomo. Le notizie di questo monumento (dal latino: “Memento”, cioè “Ricorda”; oppure “Moneo”: “Sei ammonito”; o anche “Munus” – “Dono”) al principio frammentarie, si sono poi susseguite abbastanza copiosamente. Però molte fonti sono contrastanti o contrastate. Emergono dalle varie ricerche informazioni su questo luogo – dove si amministrava, nei tempi antichi, la giustizia. Nonché si vivevano le “politiche sociali”, inerenti il diritto e la potestà “temporale” – anche tra gli edifici religiosi.

Si dice, o si sa, per esempio che “la prima informazione relativa alla chiesa risale al 1309”. Seguendo l’opera storica e storiografica di molti studiosi ed esperti (tra i quali il docente Giuseppe Rescigno, attivo a San Severino in tutti questi anni), e ripercorrendo importanti fonti di archivio o documenti “quotati”, si parla della “ecclesia Sancti Iacobi de Cervito”. La località Cervito è – diciamo così – lo “spartiacque”; il “confine” tra i comuni di San Severino e Fisciano. Il suo etimo, “affibbiato” anche alla chiesa e al suo campanile svettante, potrebbe derivare dalla presenza di cervi; oppure dal termine “cervice” (“testa”) o anche da vocaboli inerenti la presenza di acque in zona.

Ma ci sono anche altre interpretazioni – diverse e variegate tra loro. Proseguendo, nell’anno 1564 una visita pastorale da parte di “funzionari” ecclesiastici consente di dedurre che – nei pressi del sito – si stesse costruendo anche un ospedale. Ciò viene chiarito anche da un ulteriore atto – datato 1593 – nel quale si parla, per l’appunto, sia dell’ospedale che della presenza di un monte di pietà sempre vicino alla località. Un’altra visita pastorale avviene nell’anno 1663. L’apposito documento attesta che – nello stesso 1663 – la chiesa versa in condizioni “rovinose”.

Nel 1760, secondo Rescigno – in “Chiese, palazzi, giardini. Itinerari ambientali e culturali a Mercato San Severino” (2004) – San Giacomo è annessa alla parrocchia di S. Maria delle Grazie. Ancora, nel 1799, al suo interno si svolgono le riunioni dei “pubblici parlamenti” – nell’Università (centro di potere) dello “Stato” di Sanseverino (o S. Severino).

Nel 1858, sempre secondo Giuseppe Rescigno, il vicario foraneo del tempo decide di prescrivere “innovazioni” alle mura; al soffitto; al pavimento. Ai primi del ‘900 (nel 1902 la chiesa svolgeva ancora le proprie funzioni) si perdono le… “tracce” di alcune statue e/o degli arredi dell’ambiente. Oggigiorno, di tutto il complesso si conserva il campanile. Negli ambienti della chiesa è stata allocata una comunità di recupero per tossicodipendenti.

Il vincolo, però, è tuttora a cura della Soprintendenza di Salerno e Avellino. Non solo Rescigno, però, si è occupato del campanile e del complesso di San Giacomo: altri validi studiosi hanno espresso congetture e/o approntato ricerche peculiari e (soprattutto) inedite; originali; particolari che gettano nuova luce su questo bel monumento. Tra costoro, studiosi anche autodidatti ma qualificati e seri – Gaetano Izzo; Gino Noia; altri autorevoli ricercatori – hanno contribuito con loro elaborati alla salvaguardia della cultura a San Severino. Tra i documenti reperiti da Izzo e Noia, ecco un interessante “abstract” (estratto) che intendiamo sottoporre all’attenzione dei posteri; delle nuove generazioni.

Sempre dagli archivi e da altri luoghi di ricerca frequentati, Izzo (storico di Castel San Giorgio – sempre nel Salernitano) esprime così ciò che ha ritrovato: secondo le sue fonti, il 16 gennaio 1672 segna la convenzione siglata tra i frati (i monaci erano anacoreti o eremiti, mentre i frati rappresentavano e rappresentano una comunità; una collettività) del convento di S. Francesco “de Foro” (il foro – dal latino “forum” – è stato, sin dalle origini romane, un luogo deputato agli atti amministrativi ed economici) e i governatori della chiesa di “San Giacomo di Cervito”; per la costruzione (completamento) del campanile. Afferma Gaetano Izzo – nelle sue incursioni culturali e con documenti “freschi” di archivio – che, in tal data, nel convento di S. Francesco de Foro si riuniscono (riunirono) i padri: fra Bernardino da Sanseverino; fra Lorenzo Francavilla (sacerdoti); fra Bonaventura di Caserta (diacono); frate Giuseppe Lepore (proietto); frate Domenico di Napoli – da una parte – e i governatori (magnifici signori) Gio. Lorenzo Correale (dal latino: “Curialis” – cioè con “amici o parenti in Curia”) e (magn.) Livio Petrone dall’altra parte. Tutti insieme, secondo la ricerca, concordano che per la costruzione e il completamento del campanile i governatori della chiesa di San Giacomo rilasciano ai frati (o monaci?) di S. Francesco “ducati dieci”, per “la cessione del suolo” – di proprietà dei religiosi. Sembra che – in un concordato precedente – i governatori non avessero versato la somma pattuita. È scritto sui documenti: “per quello estimati come dissero del suolo seu terra, dove ab anticuo sta principiata la pianta del campanile; accosta le mura della chiesa di S. Giacomo – da settentrione – et poi per assisterne et poi per essi signori Governatori e mastri di detta chiesa e loro per…”
E si prosegue: “La fabrica [sic!] per alzare predetto campanile, atteso detto suolo seu pianta dove sta detto campanile; dicono esse parti che si è ritrovato per atto pubblico rogato per mano del fu… Pignataro”.

Quindi un documento importante, davvero denso di curiosità, per meglio evidenziare o valorizzare quest’opera fondamentale alla cittadinanza sanseverinese – che spesso misconosce i propri stessi beni artistici – nonché ai visitatori da comuni limitrofi o addirittura da fuori regione. Diamo atto (e plauso) a storici quali Izzo ed altri di nutrire e rinverdire la memoria dei nostri avi; dei patres. Sta a noi, adesso – e maggiormente alle giovani generazioni – recuperare e rispettare quanto di bello ed edificante gli antenati e i predecessori hanno consegnato alla cura di ciascuno di noi. Ricordiamo che il campanile di cui sopra è stato oggetto di restauro.

Già nel 2019 si è molto parlato di tale bene, in quanto i lavori di restauro sono stati consegnati alla ditta “Eurostrade” di Briano (Caserta). L’appalto ha previsto un importo di circa 120mila euro. Gli interventi sono a cura dell’architetto Carmine Petraccaro – professionista che opera a San Severino. Un monumento molto affascinante, quindi, è il campanile e – come detto sopra – abbastanza ignoto ai più.