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Sanremo, quei fiori, e non solo, presi a calci

Di Antonello Rivano

In un momento in cui si assiste a episodi di violenza giovanile in numero sempre più crescente, a episodi di vandalismo che sembra non avere un perchè, quella violenza, quel vandalismo viene portato in prima serata su una televisione pubblica in un evento dalla risonanza internazionale. Ma quel che è peggio quell’episodio non viene subito fermato sul nascere, anzi sembra quasi che venga tollerato, stando alla prima reazione di Amadeus che voleva dare ancora la possibilità al cantante di esibirsi, se non ci fosse stata la reazione contrariata del pubblico, espressa attraverso NO e fischi, questo sarebbe avvenuto

A Ben osservare, quei fiori, quella scenografia, messi sul palco al momento dell’esibizione di Blanco non erano certo lì per caso, anche se richiamavano in parte il titolo del brano, sembrava fossero lì per essere distrutti, presi a calci, sembrava fosse previsto, del resto Blanco, subito dopo, a caldo, dice “mi sono arrabbiato, non sentivo, ma lo avrei fatto lo stesso, mi sono divertito“. Blanco lo fà, durante i suoi concerti, lo fa’ di spaccare quello che è sul palco. Ma lì è tra i suoi fans che, per quanto discutibile, quello anche si aspettano. Ieri no, ieri era davanti a una platea diversa, in una televisione pubblica e di fronte a milioni di telespettatori. Quei fischi erano di tutti noi, che paghiamo il canone, dei tanti che sperano ancora di rivedere nella RAI anche quella funzione educatrice dei suoi albori.

Ieri quella stessa Rai che ha insegnato l’italiano agli italiani, che ha contribuito in maniera determinante a sconfiggere l’analfabetismo, e a una unità nazionale che era solo sulla carta, ha perso l’occasione di condannare “subito” quel gesto di vandalismo. Amadeus non avrebbe dovuto inchinarsi alla potenza della casa discografica, perché questo ha fatto. Avrebbe dovuto dare una tirata d’orecchie in diretta a un ragazzino incapace di gestire il suo disappunto per un problema tecnico, vero o finta che fosse quella reazione. La Rai ha perso l’occasione di dire che “no, così non si fa”, di condannare fermamente il gesto di dare un segnale ai tanti ragazzi che stavano guardando ieri quel festival che in gran parte è stato ripensato per loro. Mamma RAI ha dimostrato che quei ragazzi per lei non sono figli ma solo numeri, consumatori, merce di scambio per chi investe nella pubblicità messa in onda durante il festival. Un festival che, almeno ieri sera ha visto musicalmente, e non solo, l’unica nota positiva nella presenza dei Pooh. E non importa se Roby Facchinetti, a settantotto anni, non abbia più la voce di un tempo, le loro note hanno illuminato l’Ariston e no…loro non hanno spaccato nulla, hanno invece ridato dignità a quel palco.

E dignità ha dimostrato un altro “nonno”, non sorrideva, a differenza dell’imbarazzato e prono Amadeus. Ha preso anche una scopa in mano e, almeno simbolicamente, ha tentato di porre rimedio al disastro che c’era su quel palco, ripulendolo dai resti dei fiori distrutti, qui fiori che più che mai, in quel momento erano il simbolo del Festival, di Sanremo, forse della stessa Liguria. Grazie Gianni, ho avuto modo di conoscerti, farci una foto e scrivere di te, durante le riprese di una fiction a Carloforte, e so che non fingevi quando, triste, hai detto “non doveva comportarsi cosi”.

Un brevissimo appunto sulla “Ferragni nazionale”. Devo dire che la conoscevo solo attraverso ciò che ho letto di lei e un po’ mi meravigliavo del suo successo.

Meraviglia che è cresciuta ancor di più ieri sera. Non ho visto particolari capacità, tantomeno oratorie, ho trovato il suo intervento piatto, telefonato, autoreferenziale e del tutto privo di pathos, anche la sua commozione appariva finta, patinata. Gli abiti di dubbio gusto, come di dubbio gusto sono le foto apparse oggi, in cui a mamma e figlia (a proposito si sfruttamento di immagine di minori) apparivano con la medesima tutina dorata e la struttura sottogonna sfoggiata dall’influencer ieri.

Tralascio ogni valutazione estetica, ma riporto una frase di una intellettuale, giornalista, scrittrice e pioniera delle lotta femminista, Lea Melandri, che sul suo profilo FB scrive, riguardo all’intervento della Ferragni all’Ariston: <<Non considero l’esposizione del corpo femminile nella sua nudità – così come nel suo nascondimento- un’azione liberatoria. Usare la maternità – come ha fatto l’emancipazionismo del primo Novecento- e oggi la seduzione o l’erotismo come un “requisito” per far riconoscere la libertà delle donne, è una contraddizione che non porta a grandi cambiamenti: non si può pensare di uscire dalla sottomissione al dominio e alla visione maschile del mondo, con un semplice capovolgimento, impugnando come un’arma quelle che sono stati i fondamenti deologici dell’asservimento: l’ identificazione della donna con il corpo erotico e procreativo. Continuerò comunque a rifletterci. Per ora solo impressioni a caldo.
p.s. Non vedo dove sta la provocazione: a quanti uomini non piace vedere un corpo nudo femminile giovane e ben fatto? E a quante donne che magari lo hanno desiderato sognato per sé? Le donne non restano così “essenzialmente corpi”, a cui altri hanno dato forme, identità e ruoli?
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