A Spiano di Mercato San Severino (SA) la sagra della polpetta di baccalà

Nei giorni 18, 19 e 20 luglio prossimi venturi, immersi tra la frescura della frazione sanseverinese di Spiano, si potranno assaggiare le “mitiche” e saporite polpette di baccalà – nell’ambito dell’apposita sagra. Giunta alla terza edizione.

Tanti gli sponsor, che hanno contribuito alla realizzazione di tale manifestazione – gastronomica ma anche culturale – assieme ai volenterosi organizzatori. Tra costoro, ricordiamo l’associazione “I cavalieri delle poiane” – rappresentata dall’appassionato di equitazione e trekking montano Vito Mariano. Il quale tiene a ringraziare l’intera amministrazione di Mercato San Severino, che ha offerto il patrocinio alla kermesse. Particolarmente, le lodi degli organizzatori vanno al primo cittadino Antonio Somma; al vicesindaco ed assessore Enza Cavaliere; all’assessore Assunta Alfano e agli altri politici – che hanno reso possibili tutti questi appuntamenti.

Da tenersi in piazza Santa Croce, nell’antichissimo borgo collinare – in cui si parlava l’ancestrale dialetto sanseverinese originale. Stand aperti dalle 20 in poi. La specialità di mare sarà “accompagnata”, volendo, dalle pennette – sempre a base di questo pesce, che “si presta” a diverse preparazioni culinarie – e dalla cosiddetta “scauratella” o “scaldatella”. Sempre presente sulle tavole degli Spianesi “doc”. Si tratta di un cibo “semplice”, preparato con farina; acqua e del pomodoro.

L’happening intende illustrare le antiche tradizioni popolari della località – tra le ventidue frazioni (compresi i quartieri di lignaggio; i casali e/o i capo-casali) – a contatto con un paesaggio lussureggiante di Spiano. Il toponimo potrebbe derivare dalla famiglia di un certo Expedius. Oppure da “Salus per aquam”, ovvero da “Spa”. Ma l’etimo si perde nella “classica” notte dei tempi.

Di certo, per Spiano – “ritrovo del cuore” boscoso e ricco di flora e fauna molto peculiari; “patria” di artigiani “cupellari”, “scalari” e “sportellari” (cioè coloro che producevano contenitori per vini, scale, ceste o sporte – rispettivamente) – il turismo rurale potrebbe essere incentivato. Proprio per eventi similari. C’è anche chi – come uno Spianese, trasferitosi in un’altra regione italiana (ma col cuore sempre a San Severino) – proporrebbe di allestire un museo degli attrezzi agricoli e della civiltà contadina in questo luogo. O chi, come chi scrive, consiglierebbe di “elevare” a prodotto Igp la stessa prelibatezza che si assaggia nella tre giorni. Cucinata – con ingredienti, volendo, “variabili” (ma che non si discostano poi così tanto da una ricetta originaria) – dalle donne di Spiano, in occasione della festa della Madonna addolorata. Puntualmente, il venerdì antecedente alla domenica delle palme. Tutto è detto “Fistone”, ossia: “grande festa”.

In genere, Maria addolorata è celebrata a settembre. Come nella frazione Lombardi. Con cui – leggenda vuole – si parla di una (discussa) “rivalità”. Stigmatizzata dal “diverbio” (le virgolette sono obbligatorie) per una statua “contesa” (si fa per dire) tra le due località. Ma non ci sono “prove”, al riguardo. Invece, a Spiano Maria dei dolori “esce” (la statua è stata “incoronata” da san Giovanni Paolo II) a marzo o ad aprile – in concomitanza, come si è detto, con la domenica delle palme e la successiva Pasqua di Resurrezione.

Tornando a noi, Spiano offre viste amene e un antidoto all’afa e al caldo. Peccato si stia spopolando, ma i suoi scorci sono affascinanti. I cognomi di Spiano stessa sono Iannone (grande Gianni), Vassallo e Acconcia. Quest’ultimo deriva da Acconciagioco – direttamente dalla costiera amalfitana: come mai un paesino di montagna, quale il nostro, poteva vantare contatti con gli abitanti della divina costiera? Poteva, certo che sì. C’è un tratto, un sentiero che – attraverso il valico di Chiunzi e altri percorsi – permetteva ai nostri antenati di raggiungere Amalfi, Vietri e dintorni. Ecco da dove deriva l’usanza della polpetta di pesce!

Ed è un fatto quasi “inusuale”, ma non per la moderna e/o antica etnografia antropologica: d’altronde anche la località marina di Ischia offre – quale prodotto privilegiato – il coniglio. Addirittura il sangue di coniglio fritto. Ed è una zona balneare. Ma andiamo avanti.

Chi era l’Acconciagioco? Era colui che indiceva i tornei cavallereschi. Oppure, per la prospera realtà commerciale dell’intera San Severino, il banditore/maestro di bando (o banno) che dava il là al mercato o alla fiera. Mentre il Mastuggiorgio, altro termine del dialetto dell’antica Sanseverino, era il castigamatti. Praticamente l’infermiere che – con l’ausilio di una siringa – praticava il Tso (trattamento sanitario obbligatorio) agli schizofrenici, che davano in escandescenza.

Torniamo a noi e alla “festa” – diciamo così – della polpetta di baccalà. Tonda, perfettamente dorata, senza spine – grazie alla perseveranza e all’amore con cui gli abitanti della frazione la cucinano. Con l’aggiunta di formaggio pecorino e, per alcuni, di aglio. A testimoniare il rapporto simbiotico tra Spiano e i sentieri (Marino e altri, la zona detta Diecimare – che si estende, in tutta bellezza, tra la località; Cava de Tirreni e Acquarola di San Severino) e il mare di Cetara e affini, ecco che dal passato emergono fonti e tracce che affermano come tra i Cetaresi e gli Spianesi si fosse creato uno scambio: a mo’ di tradizione del baratto o “Kula” (cioè di doni condivisi), gli Spianesi porgevano i cesti per contenere il pescato. E gli Amalfitani e/o i Cetaresi offrivano il pesce. Nasce così, quindi, la tradizione. Rimasta intatta – o quasi – anche oggigiorno.

Nel corso della tre giorni di eventi, organizzati (in piazza Santa Croce) da “I cavalieri delle poiane”, anche in collaborazione con la pro loco di Mercato San Severino; con l’Unpli (Unione nazionale pro loco italiane) e con altri partner e sponsor del territorio, si potranno inoltre degustare altri piatti tipici. A base di baccalà, peculiarmente: pennette al baccalà, “baccalà del barone” (con pomodorini, pane, capperi, olive nere), “scauratella” (o piatto “spianese”) – che comprende paccheri, baccalà e pomodorini. Tuttavia, per gli aficionados estimatori di altri sapori, ci saranno panini e pasta e fagioli. Il tutto annaffiato da buon vino, per contribuire ad allietare la manifestazione.

Ci sarà tanto divertimento, con due soirée di karaoke e con la partecipazione degli “special guest” (ospiti prestigiosi) “I bottari di Macerata Campania”. Nel corso della serata del 19 luglio. Si tratta di un gruppo etnografico, folk molto particolare; detto anche “Pastellesse sound group”. Perché, un tempo, nella cittadina di Macerata Campania (Caserta) si ritrovavano le “battuglie” (sic!) o pattuglie della pasta e castagne lesse. Tali pattuglie giravano per il paese, suonando strumenti musicali rudimentali – derivati dalle botti.

E quale connubio maggiormente ideale, per gli Spianesi – grandi intagliatori di legno e di “cupelle”? Sarà sicuramente un’occasione per rivangare ancestrali retaggi – ormai affidati alla memoria dei più anziani. E che si perderanno, sempre più (purtroppo), nella notte dei tempi…

Macerata Campania – dunque – “gemellata” (idealmente) con San Severino e Spiano. Ad accomunare – per di più – le due zone, contribuiscono anche i miti e i riti legati a Sant’Antonio abate. Il 17 gennaio, infatti, sia a Mercato San Severino che a Macerata Campania si vivono momenti quali il “cippo” o il “fucarone”. Occasioni apotropaiche (di allontanamento degli spiriti maligni) legate ai falò. Ancora, pure nella frazione Piazza del Galdo, un altro appuntamento col fuoco: il “fucarotto”. In auge non a gennaio, ma in concomitanza con la festa di S. Giuseppe – il 19 marzo. Retaggio mutuato dalle tradizioni popolari latine. Che sopravvivono anche in Spagna – dove i fuochi sono chiamati “Fallas de S. Josè”.

I falò vengono, inoltre, accesi sia nel Sud Italia che nelle Langhe (Piemonte) nella ricorrenza di S. Giovanni Battista. Ne è un esempio concreto l’opera “La luna e i falò”. Di Cesare Pavese. In altri articoli, magari, parleremo anche del 24 giugno e della “notte di Walpurga” e/o della più recente tradizione della “acqua di S. Giovanni”.

“I cavalieri delle poiane”, presenti dai primi anni 2000 sul territorio, hanno dato luogo a molteplici iniziative – nel tempo: escursioni a cavallo, cortei in abiti medievali (ispirati alla famiglia Sanseverino), partecipazioni come figuranti, nel presepe vivente eccetera. Due anni fa, a Spiano, i soci di tale realtà organizzarono anche un convegno sulla leggendaria figura di Fra Diavolo. Bandito locale, al secolo Michele Pezza. Tutto ciò, per recuperare le tradizioni locali.

A Spiano, che non è scevra da opere d’arte e bellezze architettoniche o artistiche – oltre a quelle naturali. Ricordiamo un affresco del 1703, in via Discesa Campanile – a rappresentare la Pietà. La Madonna col Cristo morente tra le braccia.

ANNA MARIA NOIA