Caro Altiero lo scrivo…

Sì, è così perché le buone idee vanno coltivate con cura, alimentate e protette.
Vedi ad esempio la Carta di Ventotene, tu e il buon Ernesto Rossi l’avete immaginata in un tempo non certamente propizio (era il 1941) in una condizione restrittiva e sfibrante come un confino e con una guerra in corso la cui sorte certamente non lasciava trasparire ottimismo su come sarebbe stata l’Europa rivoltata come un calzino da due allucinati schizofrenici.
Tu immaginavi un’Europa capace di superare nazionalismi e conflitti, promuovendo una governance comune. Ma, forse, non potevi prevedere che nel suo sviluppo l’effettiva integrazione europea rivelasse numerose difficoltà. Il grande sforzo per equilibrare le profonde differenze socio-economiche, l’introduzione della moneta unica, il sodale sostegno economico e monetario, il crescente numero dei paesi membri, i fondi comuni (spesso inutilizzati e mal utilizzati). Il tutto galleggiante su un nuovo equilibrio economico mondiale attaccato da un mercato asiatico aggressivo e per nulla etico. No, non potevi prevederlo.
Le crisi economiche, le tensioni geopolitiche e le divergenze tra gli Stati membri hanno poi minato la stabilità e la coesione, creando un contesto in cui l’idea di un’Europa solidale appare spesso illusoria ridotta a basarsi sulla competizione intestina attraverso lo spread con lo stato membro più potente.
Devo dirtelo, al momento, il tuo ideale di un’Europa unita sembra ancora più lontano, soprattutto alla luce delle contraddizioni emerse nella pratica rispetto alle sfide attuali che la comunità europea deve affrontare ma non si capisce come.

Emergono contraddizioni importanti, si manifestano in particolare nella tangibile sfiducia in una federazione europea come soluzione a tutti i mali. Oggi è crescente nei confronti delle istituzioni europee, alimentata da crisi migratorie e da una gestione economica percepita come inadeguata, mettendo fortemente in discussione l’idealismo di Ventotene, sostanziate nell’assenza di una politica estera comune e nella difficoltà a raggiungere un consenso almeno maggioritario su temi cruciali quali la redistribuzione delle risorse e la sicurezza sociale e militare, essi evidenziano che l’unità non può essere imposta ma costruita attraverso un dialogo reale e inclusivo.

Caro Altiero al momento siamo in controtendenza, le difficoltà e gli ostacoli alimentano l’emergere di movimenti populisti e nazionalisti in vari paesi dell’Unione portando, inevitabilmente, a una rivalutazione dei valori fondanti. Il sogno, basato su un’Europa di pace e prosperità, si scontra con la realtà di una società sempre più frammentata. La sfida consiste ora nel ritrovare un equilibrio tra identità nazionali e appartenenza europea, riaffermando i principi di solidarietà e cooperazione. Tutto questo necessario per non farsi travolgere dai nuovi allucinati schizofrenici: quelli d’oltreoceano e mediorientali, nostri alleati che stanno provando a decomporre un’idea in via di putrefazione.

Perdona la schiettezza ma era necessario scrivertelo pur convinto che la Carta di Ventotene rimane un faro di speranza seppur nel fallimento della sua applicazione pratica.
Urge forse un ripensamento radicale del progetto europeo che passa inevitabilmente attraverso un percorso chiaro e condiviso, affrontando prima le contraddizioni interne per poi promuovere un’integrazione autenticamente alternativa per adattarsi alle sfide, agli umori e alle schizofrenie di questo XXI secolo.

Con profondo rispetto,
Francesco.

Francesco Paciello