Salerno si prepara alla 40ª edizione del “Teatro dei Barbuti”

Si è tenuta nel Salone dei Marmi del Comune di Salerno la presentazione ufficiale della 40ª edizione del “Barbuti Festival”, la storica rassegna estiva di teatro all’aperto nel cuore del centro storico salernitano. Alla conferenza, oltre al sindaco Vincenzo Napoli, erano presenti Chiara Natella, direttrice organizzativa, i rappresentanti della Bottega San Lazzaro e i curatori delle varie sezioni del Festival: Brunella Caputo (“La Notte dei Barbuti”), Andrea Carraro (“Foglie di Teatro”), Eduardo Scotti (“Salerno Day”) e Antonella Iannone (rassegna di danza “Incontri”).

“Storia di un palcoscenico”: il tema dell’edizione 2025
L’edizione del quarantennale, che si svolgerà dal 2 agosto al 9 settembre in Largo Santa Maria dei Barbuti e proseguirà dal 12 settembre al 3 ottobre presso Apollonia Hub con “La Notte dei Barbuti”, celebra il lungo cammino di una delle rassegne teatrali estive più longeve d’Italia. Il progetto, ideato dal compianto Peppe Natella e oggi portato avanti dalla figlia Chiara, rappresenta un punto di riferimento per il teatro italiano e per la valorizzazione culturale del centro storico di Salerno.

Omaggio ai 40 anni con gadget esclusivi
In occasione del quarantesimo anniversario, gli spettatori riceveranno, fino a esaurimento scorte, un taccuino da collezione con copertina speciale e testo di Paolo Romano, utile per appunti e autografi. Anche gli attori riceveranno un gadget artistico: una scultura in ceramica del “Longobardo”, simbolo del premio più importante della rassegna. Come gradito benvenuto, a tutti gli spettatori sarà offerto un gelato artigianale di Gusto17, rinomata gelateria salernitana.

Un cartellone ricco e variegato
Il festival propone un programma intenso con spettacoli ogni sera alle 21.15, tra cui debutti e grandi ritorni. Si apre il 2 agosto con l’attrice salernitana Anna Rita Vitolo, vincitrice del Premio Peppe Natella, con lo spettacolo “Porco – Ulisse incontra Circe”, ispirato all’Odissea. Seguiranno, tra gli altri, “Moby Dick” (7 agosto), il concerto del “Trio di Salerno” (8 agosto), Massimo Venturiello con “La creatura del desiderio” (9 agosto), e spettacoli di teatro classico e contemporaneo fino al 30 agosto.

Il Premio Peppe Natella a Anna Rita Vitolo
In occasione della decima edizione del Premio “Peppe Natella”, dedicato alla memoria del fondatore, l’attrice Anna Rita Vitolo riceverà il prestigioso riconoscimento simbolizzato dal Longobardo in ceramica. Dopo la cerimonia, sarà lei ad aprire la rassegna con la sua performance teatrale.

Settembre dedicato alla danza e alla memoria storica
Dal 4 al 6 settembre torna la rassegna di danza “Incontri”, con compagnie di rilievo nazionale dirette da Antonella Iannone. Il 7, 8 e 9 settembre sarà invece protagonista il “Salerno Day”, che ricorda lo sbarco degli Alleati del 1943 con tre appuntamenti teatrali curati da Eduardo Scotti.

“La Notte dei Barbuti” a Apollonia Hub
Dal 12 settembre al 3 ottobre, cinque serate di spettacoli nell’inedita cornice di Apollonia Hub, con proposte originali che spaziano da testi ispirati a Louisa May Alcott, Giorgio Gaber, fino a produzioni di teatro contemporaneo, curate da Brunella Caputo.

Passeggiate culturali e agevolazioni per studenti e docenti
Ogni giovedì alle 20.30 si terranno visite guidate nel centro storico, alla scoperta della Scuola Medica Salernitana, organizzate dall’associazione Erchemperto. Inoltre, come negli anni precedenti, sarà possibile acquistare i biglietti usufruendo del Bonus Docenti e del Bonus 18 App per gli studenti.

Redazione Cultura e Spettacolo

UN BALCONE SULLA STORIA DEL TEATRO

Paolo Romano

Le vie dell’etimologia sono infinite e soprattutto mai certe. Però, c’è una parentela tra le parole ‘palco’ e ‘balcone’, derivano entrambe dal concetto di trave sospesa da cui ci si può affacciare e guardare. Quindi, in qualche modo, il palcoscenico non sarebbe altro che un balcone-scena, uno spazio sospeso e conteso alla casa, una finestra speciale sul mondo. Questa suggestione al Teatro dei Barbuti diventa meravigliosa realtà, realizzando l’impossibile cortocircuito tra casa e teatro, con un palcoscenico che s’affaccia sulle case e viceversa, i palazzi storici che si stagliano come una platea intorno alle travi dove si consuma la “messa in scena” (anche qui è bello pensare all’assonanza con una sorta di liturgia laica). Al Teatro dei Barbuti può accadere di tutto, perché non vi sono barriere tra gli abitanti, il pubblico, gli attori, la vita quotidiana che si svolge negli appartamenti attigui e nei vicoli del quartiere. Ecco che un gatto potrà passare indisturbato tra gli attori per poi dileguarsi dietro le quinte, da un infisso aperto si potrà essere involontari ascoltatori d’una telefonata, sentire il rumore dei piatti a tavola, di un televisore accesso o dell’improvviso irrompere d’una batteria di fuochi pirotecnici. Il bello della diretta, si usa dire, ma in questo caso non è nemmeno la vita in diretta ma la vita-teatro che assiste alla sua commistione-compromesso. Ma la scenografia unica non si ferma a questi dettagli. Chi giunge per la prima volta ai Barbuti è costretto a farlo da uno dei tre vicoli di accesso, tutti e tre stretti, tutti e tre “epifanici” perché terminano con uno slargo, con una luce che non ci si aspettava, dinanzi a un teatro che sembra appena messo su da una compagnia di attori itineranti del secolo scorso. Lo stupore della prima volta non vale solo per il pubblico, ma anche e soprattutto per gli attori: quasi sempre rimangono incantati da uno scenario che non si aspettavano. Gli aneddoti a riguardo sono davvero tanti: da Rosalia Maggio, che avrebbe voluto comprare una casetta nei paraggi, ad Anna Mazzamauro, che non sapendo della particolare conformazione urbanistica fu costretta a far segare in due la carrozza della scenografia del suo Cyrano de Bergerac (salvo farla poi saldare nuovamente sul palcoscenico). Ai Barbuti, poi, si ha come soffitto il cielo e come solaio la storia. Distraendosi e guardando la volta celeste  – quando ci sono – si rimarrà ammirati dalla luna piena o da una intelaiatura di stelle, compreso quelle “cadenti”, nella speciale contingenza astronomica a cavallo del dieci agosto. Sotto i piedi, viceversa, c’è la storia della città, e se si potesse scavare riemergerebbero i resti del cuore della Salerno medievale, con il nucleo abitativo dei Longobardi, detti anche “Barbuti” (anche qui etimologia controversa), per la lunga barba o forse per la lunga lancia. La storia ha anche il suo peso, fatto di precarietà architettoniche, degrado urbanistico, necessità di manutenzione dei luoghi. Così, quando l’alluvione del ’54 fece crollare un palazzo, venne a crearsi una piazza che non c’era, appunto “Largo S. Maria dei Barbuti”. Per decenni rimase un sito malfrequentato, fin quando qualcuno ebbe l’idea di trasformarlo in uno spazio di aggregazione culturale. È qui che entra in scena la lungimiranza del patron della rassegna, l’indimenticabile Peppe Natella, che con un gruppo di amici (tra gli altri, Corradino Pellecchia e Andrea Carraro), si batté per rivitalizzare l’area degradata, che nel frattempo era diventata terra di nessuno, frequentata da spacciatori e prostitute. L’avervi immaginato un teatro all’aperto, con una prima rassegna nel 1983, l’aver saputo sfruttare la naturale pendenza del suolo e la cavea artificiale, l’aver intercettato – nel tempo – i migliori attori del teatro italiano e internazionale è un merito che va riconosciuto a Peppe; così come va riconosciuto alla famiglia Natella (in particolare a Chiara che ha preso le redini dell’organizzazione e a Raffaele Sguazzo, senza dimenticare Adriana Pagano, Rossella Natella, e i nipoti di Peppe: Giulia, Ludovica, Pietro e Paola) di aver avuto la forza e la caparbietà di continuare, di insistere e di resistere (nemmeno con il Covid la rassegna si è fermata, complice il suo tenersi all’aria aperta) alle mille avversità organizzative.
Sembra ieri quando Peppe mi chiese di scrivere un libro per i vent’anni del Teatri dei Barbuti. Era il 2005 quando demmo alle stampe “Le stelle dei Barbuti”. Sono passati altri vent’anni e il quarantennale è davvero un bel traguardo, tanto da poter affermare di trovarci dinanzi a una delle rassegne più longeve d’Italia, che non ha mai abbandonato la location delle origini. È tale il valore identitario, che oggi dire “I Barbuti”, significa dire al tempo stesso la piazza e il teatro, in una con-fusione che è specchio di un matrimonio storico tra luogo ed evento culturale.
Impossibile menzionare tutti i nomi, “le stelle” che hanno calcato le tavole dei Barbuti, ne riscriverei il libro, voglio ricordarne giusto qualcuno per rinfrescare la memoria: Yves Le Breton, Jango Edwards, Flavio Bucci, Michele Placido, Peppe e Concetta Barra, Moni Ovadia, Massimo Venturiello, Tosca, Benedetto Casillo, Paola Gassman, Ugo Pagliai, Nando Gazzolo, Giorgio Albertazzi. Il Teatro dei Barbuti è davvero un palcoscenico-balcone affacciato sulla Storia di Salerno e sulla storia del Teatro. I suoi primi quarant’anni se li porta davvero bene!