Racconti per una calda estate -1-
Sprazzi di passato: Il cortile
Nicoletta Lamberti
Ero cresciuta in quel cortile, attorniato da altre case, non altissime, ma che alla mia vista sembravano grattacieli!
Erano solamente finestre di altre case, porte, finestre e scale.
Inizialmente il cortile era verde, erboso con molti tratti sterrati, ma il mio papà – con molta fatica – lo coprì di cemento. Diceva: “Sai ….per tenere più pulito!”
Noi eravamo quattro fratelli, due femmine e due maschi, giocavamo lì. Ricordo da sempre, già da piccola, “l’oppressione della responsabilità” nei confronti dei mie fratelli più piccoli.
Giocavo con la mia vicina, coetanea, anch’ella oppressa dalla responsabilità dei suoi 7 e più fratelli ….
Un giorno giocavo con le formiche e mia madre mi sgridò:
Nicoletta, Nicoletta .… Vieni a badare al fratellino…
E così iniziò la mia infanzia!
(Dedicato al mio papà Luigi Lamberti)
Nicoletta Lamberti
Storie di porti, volti e miraggi: La brezza di un porto sconosciuto
Corto Maltese
C’era un silenzio strano, quel pomeriggio. Il tipo di silenzio che non è assenza di suono, ma attesa.
Il molo sembrava sospeso tra il mare e il cielo, e io camminavo senza fretta, lasciando che il sole mi bruciasse la nuca e il vento mi scompigliasse i pensieri.
Una donna, seduta su una cassa di legno, vendeva limoni. Ne ho comprato uno, l’ho tagliato a metà con il coltellino che porto sempre in tasca e l’ho assaggiato: aspro come certi ricordi che non sai se voler dimenticare o custodire.
Il mare davanti a me era una lastra azzurra, ma giurerei di aver visto un bagliore argento, una coda che scompariva tra le onde. Ho sorriso. Le leggende non hanno bisogno di prove, solo di chi è disposto a crederci.
Mi sono seduto sul bordo del molo, lasciando penzolare i piedi sull’acqua.
Ho scritto poche righe sul taccuino stropicciato che porto sempre con me:
“A volte non serve arrivare da nessuna parte. Basta restare un po’ dove il vento sa ancora raccontare storie.”
Poi ho firmato, come faccio sempre, non per dire chi sono, ma per ricordare chi mi piacerebbe essere. Perché a volte un nome non è un’etichetta, ma un orizzonte. E il mio, ogni volta, è lo stesso: Corto Maltese.