OL-Orizzonti Letterari N°7
In questo numero:
- POESIA: Sceglierai – di Sara Piccardo
Pensando in una sera d’estate – di Anna Maria Noia - NARRATIVA: Foglie in attesa – di Alberto Rosati
- DALLA REDAZIONE: Modalità di partecipazione
Poesia
“La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve” Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) in Il postino
Sceglierai
Sceglierai di non procrastinare il momento
Di cercare parole nuove per definirti
Ascolterai la melodia magica della disobbedienza
Smetterai di mentire per quieto vivere
Ballerai sui giudizi che ieri ti hanno ferito
E proverai finalmente il brivido di deludere
Le aspettative di un mondo troppo ordinario
Allenato ad amori facili e successi istantanei.
Sara Piccardo (Inedita ©Tutti i diritti riservati)
Pensando in una sera d’estate
Tra noi e il mare c’è Dio, tra i mari le guerre.
Tornerai come grandine e pioggia, quale
neve sbagliata e nera. Stravolgendo i venti, accanto
a un dolore tenue – che sconfina
nelle tue mani.
Rovesciandomi sul letto, del leggere
trovo poco il diletto…
E penso, dunque
sogno: nel vegliare, disordinato e bianco,
vedo che l’Angelo Profeta (è Messia!)
è vivo e vero, salvatore di tutti i già salvi. Sommersi perfino…
Ed io ad attendere te, marinaio
impenitente! Vane, le tue promesse – o impertinente!
E lì dove sei (per quali oceani? Per quali lidi? Con
chi giaci?)… e là dove io son… i miei cugini più lontani
giocano a far la guerra!
E tu?
Che ne sai? Cosa conosci della Vita; di me, delle mie sfide?
La storia ci fagocita, inerti spettatori.
Ci conduce a nuove e più ruggenti ipocrisie…
Aridità! Forse banalità… Mai sincerità!
Come mai tutto è in fieri? Non so,
di certo,
ma sento che accade – et excrucior! Nel mondo e nell’anima,
cantano menestrelli moderni.
Parliamoci, almeno, un racconto –
al tramonto!
Anna Maria Noia (Inedita ©Tutti i diritti riservati)
Narrativa
“Va’ là fuori, trova una storia che ami e poi raccontala” Ron Howard
Foglie in attesa
Il primo respiro d’autunno arrivò lieve, come un sussurro.
L’aria aveva ancora un ricordo tiepido d’estate, ma tra i rami già correva un vento nuovo, capace di piegare il cielo verso tonalità di rame.
Camminava lungo il viale, e le foglie, pur restando aggrappate, sembravano già sapere la sorte che le attendeva. Alcune tremavano, altre si lasciavano andare con una grazia rassegnata. Non c’era tristezza: solo il ciclo che ricomincia, la bellezza del lasciare per far spazio.
L’odore della terra umida saliva dalle aiuole, mescolato al fumo delle prime caldarroste. Un bambino rideva calciando un mucchio di foglie, come se dentro quel gesto semplice ci fosse il segreto dell’eternità.
L’autunno non gridava. Non pretendeva. Arrivava piano, con il passo discreto di chi sa di non dover dimostrare nulla.
Portava silenzi pieni di colori, crepuscoli più lunghi, un invito a guardare dentro sé stessi con lo stesso stupore con cui si osserva un ramo che si spoglia.
E nel cuore, senza rumore, sbocciava una malinconia dolce. Una malinconia che non ferisce, ma accarezza, come il velluto delle foglie cadute sotto i piedi.
Alberto Rosati (Inedito ©Tutti i diritti riservati)
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Modalità di Partecipazione
Per inviare i vostri contributi, sia di poesia che di narrativa, scrivete a redazione.polissamagazine@edizionipolis.it.
Gli elaborati devono essere allegati come file in formato Word.