OL-Orizzonti Letterari N°8

In questo numero:


Poesia

“La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve” Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) in Il postino

QUALCOSA DI DIVINO

C’è qualcosa di antico
in quel dondolarsi nel vento
dei rami più alti degli ulivi.
C’è qualcosa di divino
in quella danza bianco argento
di foglie piegate dal vento
-bianche e argento di sapienza-
come i capelli di mia nonna
quando mi parlava di linfe
che inturgidiscono il verde
e dei nostri passi sui viottoli
che lasceranno per sempre -vive-
le nostre impronte d’erba.

Daneiela Olivieri – ©Tutti i diritti riservati
Poesia premiata al Concorso Letterario Nazionale Gerolamo Predomini a Parma

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AMMICANTE

Corriamo tutti dietro al fumo
Che oscura il tramonto
Dove arriveremo con queste risate senza regole?
Resti sveglia a studiare il tuo destino
Ma tutto rimane racchiuso in una promessa
Pronta ad essere disattesa
Non hai avuto il tempo di imparare
L’arte di accontentare tutti
E non hai bisogno di nascondere il fastidio
Per i loro entusiasmi usa e getta
Pronti a dissolversi in cenere
All’apparire di una luna più ammiccante

Sara Piccardo – Inedita-©Tutti i diritti riservati

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Narrativa

Va’ là fuori, trova una storia che ami e poi raccontala” Ron Howard


IL MARE DENTRO LE TASCHE

Corto Maltese

Non ricordo più da quanto cammino.
Forse da sempre, forse solo da ieri.
Il vento cambia direzione ogni volta che smetto di fare domande, e mi sembra un buon segno: vuol dire che ancora non mi sono fermato davvero.

Ci sono giorni in cui il cielo si comporta come un vecchio compagno di viaggio — non parla molto, ma resta lì, fedele, anche quando non lo guardi.
E allora capisci che non è importante sapere dove stai andando: basta non smettere di partire.

Ho incontrato gente che pesa le parole come fossero oro, e altri che le buttano in mare come sassi. Io, invece, le raccolgo. Alcune brillano, altre puzzano di sale, ma tutte raccontano qualcosa di chi le ha lanciate.

Negli ultimi porti ho sentito parlare solo di guerre.
Nomi di città che non conosco, mappe disegnate come ferite, bandiere nuove sopra cumuli di polvere antica.
Ogni volta qualcuno dice che è “l’ultima”, ma le ultime guerre non finiscono mai: cambiano solo voce, come vecchi marinai che non sanno tornare a casa.

Io le guardo da lontano, quelle guerre, come si guarda una tempesta che non si può fermare.
So che dentro ci sono uomini che credono di combattere per qualcosa di grande, e invece cercano solo un modo per sentirsi vivi.
Ma la vita — la vera — è un’altra cosa: è riuscire a non odiare nessuno, neppure chi ti costringe a partire.

Ogni tanto mi siedo, accendo una sigaretta che non fumo mai fino in fondo e penso che, in fondo, la libertà è solo questo: scegliere di non appartenere, neppure a sé stessi.

C’è chi dice che il mondo è cambiato.
Io credo solo che abbia smesso di guardarsi allo specchio.

E mentre lo dico, infilo le mani in tasca: ci trovo un biglietto del treno senza destinazione, una conchiglia rotta e una risata dimenticata.
Mi basta per ripartire.

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