Carloforte tra turismo ed emergenza sanitaria: quando l’isola diventa periferia

Raccontare le periferie significa per noi esplorare realtà spesso poco raccontate dai media o poco visibili: persone, comunità, territori e tessuti sociali che, osservati con attenzione, ci aiutano a capire meglio come si vive davvero nel “paese” Italia, e come si affrontano le sfide quotidiane

Carloforte tra turismo ed emergenza sanitaria: quando l’isola diventa periferia

di Antonello Rivano

Non si tratta di una periferia urbana. Carloforte (SU), unico centro abitato dell’Isola di San Pietro, è una periferia insulare: anche le isole spesso si trovano ai margini, alla periferia di qualcosa.

Non c’è degrado, ma storia, tradizioni, cultura, buona cucina, tanto verde, un mare cristallino e spiagge di sabbia finissima. L’isola di San Pietro, a sud ovest della Sardegna, è una meta turistica sempre più ambita. Attira visitatori da tutta Italia e dall’estero per la sua bellezza unica. Ma quando l’estate finisce e i turisti se ne vanno, l’isola si svuota: restano solo i residenti, in calo di anno in anno, che convivono con i limiti e le difficoltà legate all’abitare su un’isola di un’isola di una penisola. Bellezza e tranquillità convivono così con isolamento e incertezze, soprattutto per l’accesso ai servizi essenziali, come l’assistenza sanitaria.

Nelle notti di sabato, domenica e dei festivi, dopo la stagione estiva, a Carloforte non è presente alcun presidio medico, e ogni malore o incidente si trasforma in una corsa contro il tempo, complicata dalle condizioni meteo e dalla distanza dal presidio ospedaliero. L’isola dipende dai traghetti per collegarsi al pronto soccorso di Carbonia, più vicino geograficamente. Anche il Sirai di Carbonia, però, è spesso al limite della capacità.

La gestione delle emergenze è affidata ai volontari della Croce Azzurra, che collaborano con il 118. Pur con grande impegno e professionalità, i turni non sempre sono sostenibili e la copertura rimane fragile. Dal 2020 è attivo il Servizio INDIA (Infermieri In Trasferta sulle Ambulanze), che porta personale specializzato a bordo delle ambulanze locali. Pur migliorando la qualità degli interventi, il servizio non garantisce continuità: turni scoperti, sospensioni stagionali e difficoltà nel reperire personale qualificato rendono la gestione delle emergenze incerta.

A Carloforte, inoltre, molti medici di base stanno andando in pensione e, molto probabilmente, non saranno sostituiti, come accade in altre realtà italiane. In Sardegna ne mancano già 150, a discapito soprattutto delle località più periferiche. Questo scenario rende la situazione ancora più fragile e a rischio di collasso, aumentando la vulnerabilità della popolazione, soprattutto anziana, e rendendo urgente una pianificazione concreta e tempestiva del personale sanitario.

Nei territori come Carloforte il problema nasce da un equilibrio complesso tra competenze diverse. Il Governo centrale stabilisce i livelli essenziali di assistenza (LEA) e garantisce le risorse al Servizio Sanitario Nazionale, mentre le Regioni organizzano e gestiscono i servizi sul territorio, dal personale alle reti ospedaliere. Quando le risorse stanziate a livello nazionale non sono sufficienti o non tengono conto delle condizioni particolari delle isole, anche le strutture più virtuose non riescono a garantire la copertura necessaria. La Corte Costituzionale ha ribadito che lo Stato ha “la competenza di determinare … i livelli essenziali di assistenza” e di vigilare affinché siano erogati in modo uniforme. Nella sentenza n. 192/2024, ad esempio, ha confermato che norme che non assicurano un adeguato raccordo tra Stato e Regioni in materia di LEA violano il principio costituzionale di leale collaborazione. Quando uno dei livelli non riesce a svolgere pienamente il proprio ruolo, il sistema si frammenta e le differenze tra i territori aumentano, generando la percezione che alcuni cittadini siano “di serie A” e altri “di serie B”, a seconda della regione, o zona, come in qusesto caso, in cui vivono. Non si tratta di colpe individuali, ma di un’organizzazione che nel tempo ha prodotto disuguaglianze e disparità nell’accesso alle cure.

Anche altre isole della Sardegna vivono condizioni simili, come La Maddalena, che conta circa 10.476 abitanti e negli ultimi anni ha registrato un calo demografico costante. Pur avendo un ospedale ridimensionato a Punto di Primo Intervento, dispone comunque di assistenza medica attiva h24 e di aree idonee ai voli notturni dell’elisoccorso, che garantiscono trasferimenti urgenti più rapidi. Carloforte, invece, non ha una zona certificata per l’atterraggio notturno e nei fine settimana e festivi si trova senza presidio medico notturno; i trasferimenti urgenti, tranne rare eccezioni, avvengono solo tramite traghetti di linea, con orari fissi che non sempre coincidono con le necessità dell’emergenza. Entrambe le isole affrontano carenze di medici di base e spopolamento, ma la maggiore popolazione di La Maddalena consente una distribuzione più stabile dei servizi. Il confronto evidenzia come l’insularità generi fragilità comuni, ma anche come la mancanza di infrastrutture e una guardia medica notturna assente nei fine settimana renda Carloforte ancora più esposta.

Nel 2025 la popolazione residente di Carloforte è stimata in 5.882 abitanti. La struttura per età mostra una comunità sbilanciata: circa 1.891 persone sono ultra‑65enni, mentre l’indice di vecchiaia supera i 382 anziani ogni 100 giovani. Questo spopolamento e invecchiamento marcato genera una domanda sanitaria crescente, che mette in evidenza la fragilità dei servizi locali, in particolare quelli di emergenza.

Di fronte a questa situazione, l’amministrazione locale si è fatta portavoce dei cittadini, partecipando anche attivamente a una recente manifestazione in cui l’intera comunità è scesa in piazza per rivendicare il diritto alla salute, sottolineando l’urgenza di interventi concreti e continui per garantire assistenza medica tempestiva e adeguata. Il Sindaco, Stefano Rombi, ha più volte lanciato l’allarme, denunciando una situazione sempre meno sostenibile, facendo richieste verso gli organi competenti e con post sui suoi profili social.

Il principio fondamentale è chiaro: la salute è un diritto costituzionale. L’articolo 32 stabilisce che la Repubblica tutela la salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività, e questo impone che tutti i cittadini — indipendentemente da regione, sesso, età, ceto o razza — ricevano lo stesso livello di assistenza. Garantire questo diritto è un impegno morale e istituzionale che riguarda ogni livello di governo, nazionale, regionale e locale, senza distinzioni geografiche o sociali.

Le soluzioni esistono: telemedicina, turni incentivati, ambulatori avanzati e volontariato organizzato possono ridurre i rischi. Ma senza politiche costanti e investimenti strutturali, ogni emergenza diventa un campanello d’allarme per l’intera comunità. Tra vicoli colorati, che qua sono chiamati “caruggi” in memoria delle radici liguri della comunità, e mare cristallino, Carloforte ricorda che anche i luoghi più belli possono nascondere fragilità profonde, e che la sicurezza sanitaria non può mai essere un dettaglio trascurato.

Antonello Rivano