Babbo Natale: il senso del Natale oggi

Nelle “interviste impossibili” non cerchiamo la verità storica, ma la verità del dialogo. Immaginiamo di incontrare grandi personaggi, scomparsi nel passato remoto o più vicino a noi, ma anche figure immaginarie, e di porre loro le domande del presente. Le risposte non provengono dai manuali: sono opere di fantasia, costruite però su letture approfondite e sullo studio dei loro scritti, ricostruendo ciò che avrebbero potuto dire nello spirito delle loro idee e del loro stile.

È un esercizio di immaginazione e di ascolto: dare voce a chi non può più parlare per comprendere meglio chi siamo oggi.

Redazione


Babbo Natale e il senso del Natale oggi

Intervista impossibile a cura di Antonello Rivano

Lo incontriamo in un luogo improbabile: non una slitta, non il Polo Nord, ma una panchina qualsiasi, in una città qualunque. Ha la barba un po’ meno candida del solito e lo sguardo di chi ha visto passare molti Natali.

Babbo Natale, che Natale è quello di oggi?
«È un Natale stanco. Ma non cattivo. È stanco perché corre troppo, perché arriva sempre in ritardo a se stesso.»

Si dice spesso che il Natale abbia perso il suo significato. È d’accordo?
«No. Il significato non si perde, si copre. Come un oggetto dimenticato sotto una montagna di carte regalo. Il problema non è che non esista più, è che pochi hanno voglia di cercarlo.»

Qual è, allora, questo significato?
«È il tempo. Il tempo dato agli altri. Il tempo sottratto alla fretta. Un tempo imperfetto, magari scomodo, ma vero.»

E i regali?
«Non sono il male, come molti pensano. Il problema è quando diventano un alibi. Quando si regala qualcosa per evitare di esserci. Un pacco può contenere un gesto d’amore, ma anche un grande vuoto.»

Lei riceve ancora lettere?
«Sì, ma sono cambiate. Prima mi chiedevano giocattoli. Ora mi chiedono che i genitori tornino a parlarsi, che qualcuno resti, che il silenzio faccia meno rumore. Sono richieste difficili persino per me.»

Babbo Natale, i bambini credono ancora in lei?
«Sì. E non perché io sia credibile, ma perché loro lo sono. Credono perché hanno ancora il coraggio di affidarsi, di aspettare, di immaginare che qualcuno arrivi solo per il gusto di donare. È quando smettono di credere che dovremmo preoccuparci: non per me, ma per il mondo che gli stiamo consegnando.»

E i grandi?
«I grandi non credono più in me perché credere li obbligherebbe a cambiare. È più comodo dire che Babbo Natale non esiste che ammettere di aver smesso di donare senza tornaconto, di ascoltare senza fretta, di aspettare senza pretendere. Hanno archiviato la magia come una cosa infantile, ma continuano a lamentarsi di un mondo senza incanto.»

Babbo Natale, cosa pensa dei grandi che dicono ai bambini che lei non esiste?
«Che sbagliano. Non distruggono me, ma la possibilità per un bambino di credere, di meravigliarsi e di sperare. La magia smette di vivere solo quando dimentichiamo di insegnarla.»

Se potesse lasciare un solo dono sotto l’albero di tutti, quale sarebbe?
«La capacità di fermarsi. Anche solo per un momento. Per guardare chi si ha accanto senza lo schermo di mezzo, senza il conto alla rovescia, senza la paura di perdere qualcosa.»

Un ultimo messaggio per questo Natale?
«Non chiedetevi cosa manca. Chiedetevi chi manca. E, se potete, provate a esserci.»

Cosa vuole dire ai lettori di Polis SA Magazine? Cosa augura loro per questo Natale?
«Auguro un Natale che sappia sostare, come una luce accesa in una stanza silenziosa. Un Natale che non chieda di essere perfetto, ma vero. Che ciascuno ritrovi una parola buona da dire, una mano da tendere, un tempo da condividere. E che, almeno per una notte, si possa tornare a credere che la gentilezza non sia una debolezza, ma una forma di coraggio.»

Si alza, sistema il cappotto rosso e sorride.
La slitta non arriva. Ma forse, per una volta, non serve. Perché il vero dono, quello che vale, è già lì: nei piccoli gesti, negli sguardi sinceri, nel tempo condiviso. E chi lo sa, forse Babbo Natale esiste ancora — basta cercarlo dentro di noi.

Buon Natale!

Antonello Rivano