Emergenza in mare davanti a Carloforte, il “Comitato No speculazione energetica rilancia il tema della sicurezza
Antonello Rivano
L’incidente della nave Blue Ocean A, avvenuto nella notte davanti alle coste dell’Isola di San Pietro, non è soltanto un episodio di cronaca marittima evitato per un soffio. È un fatto che riporta al centro il tema della sicurezza della navigazione in uno dei tratti di mare più delicati del Sud-Ovest della Sardegna, già messo alla prova da condizioni meteomarine estreme.
Secondo il Comitato No speculazione energetica Carloforte, quanto accaduto non può lasciare indifferenti. Nel comunicato firmato dal presidente, l’avvocato Salvatore Obino, si sottolinea come “l’opinione pubblica e le autorità amministrative, regionali e nazionali non possano restare indifferenti rispetto al grave rischio corso dalla nave Blue Ocean A, in avaria, questa notte, per severe condizioni meteomarine, con forte vento e onde da ponente-maestrale, di fronte a Punta Spalmatore nell’Isola di San Pietro, Carloforte”.
La nave, di ragguardevoli dimensioni – 7.878 tonnellate di stazza lorda, 117 metri di lunghezza e 18,15 di larghezza – si trovava alla deriva a una velocità stimata di 1,7 nodi, spinta verso costa dal mare in burrasca. Una situazione che, evidenzia il Comitato, avrebbe potuto trasformarsi in tragedia, dal momento che “possiamo solo immaginare gli effetti disastrosi che avrebbe potuto provocare la collisione contro una delle piattaforme flottanti di sostegno delle mega turbine eoliche, stimate di pari dimensioni e tonnellaggio”.
Nel documento emerge con forza il nodo della sicurezza in mare, aggravato dalla possibile presenza di impianti eolici offshore. In caso di incidente, viene sottolineato, anche le operazioni di soccorso diventerebbero estremamente complesse: le pale, infatti, possono raggiungere velocità di rotazione fino a 150 chilometri orari, rendendo di fatto impraticabili gli interventi con elicotteri in condizioni meteomarine avverse come quelle registrate nella notte.

Il riferimento è a un quadro progettuale che, nel Sud-Ovest della Sardegna, conta nove richieste di installazione di impianti eolici offshore, per un totale stimato di circa 500 pale, con l’occupazione di centinaia di chilometri quadrati di superficie marina per ciascun impianto. Si tratta, secondo il Comitato, di tecnologie sperimentali senza precedenti nel Mediterraneo, che pongono interrogativi rilevanti non solo sul piano ambientale, ma anche su quello della sicurezza della navigazione.
Il Comitato No speculazione energetica Carloforte richiama infine le autorità amministrative e gli enti che rappresentano le comunità del Sulcis-Iglesiente a una valutazione attenta e responsabile, anche alla luce dei danni subiti recentemente dalle coste sarde a causa del ciclone mediterraneo Harry. L’invito è a considerare le conseguenze di lungo termine per l’ecosistema marino, il territorio, il paesaggio e le economie compatibili, affinché la transizione energetica non si traduca in una nuova forma di pressione sui territori ma sia davvero ecologica e giusta, in coerenza con il principio sancito dall’articolo 9 della Costituzione.
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Antonello Rivano