Il colore è un linguaggio – 6: Viola

Lo studio del colore interessa più discipline, tutte strettamente legate ad applicazioni concrete nella vita quotidiana di ognuno di noi, al rapporto tra le persone e alla comunicazione. Interessa la fisica, ma specialmente l’ottica per tutto ciò che avviene all’esterno del sistema visivo. La fisiologia, per quanto riguarda il funzionamento dell’occhio e la generazione, elaborazione, codifica e trasmissione dei segnali nervosi dalla retina al cervello. La psicologia, riguardo all’interpretazione dei segnali nervosi e alla percezione del colore. La psicofisica che studia la relazione tra lo stimolo e la risposta del sistema visivo (la colorimetria è una branca della psicofisica)


IL MESSAGGIO

Nelle puntate precedenti abbiamo visto che attraverso i colori due o più persone possono comunicare anche senza un linguaggio verbale.

Questo avviene per mezzo di una branca della linguistica chiamata semiotica, il linguaggio del segno.

Sebbene la semiotica esista sin dalla preistoria (segnali di fumo o di fuochi, ecc,) la sua codifica non supera il secolo di vita.

Per poter inviare un messaggio occorrono alcuni elementi fondamentali; secondo il modello di Roman Jakobson, essi sono sei: emittente (chi invia), destinatario (chi riceve), messaggio (il contenuto), codice (il sistema di segni condiviso, come la lingua), canale (il mezzo fisico) e contesto (la situazione e l’ambiente). Questi elementi interagiscono in ogni atto comunicativo, influenzato anche da feedback e rumore (interferenze).

Io però vorrei semplificare il tutto.

  • Per poter comunicare deve esistere un MITTENTE umano (a tutt’oggi i linguisti escludono possibilità di comunicazione con animali o macchine – più avanti spiegherò meglio);
  • il mittente deve avere un concetto da inviare un messaggio (SIGNIFICAZIONE);
  • il messaggio che per ora si trova solo nella testa del mittente, deve essere elaborato in un CODICE;
  • dopodiché si deve individuare un CANALE attraverso il quale inviare il messaggio;
  • all’arrivo il messaggio deve essere suscettibile di DECODIFICA cioè il destinatario potrà capire il messaggio solo se utilizzerà lo stesso codice del mittente;
  • il messaggio decodificato arriva al DESTINATARIO.

Sembra complicato, ma dopo la spiegazione si chiarirà:

Io (mittente) desidero salutare (significazione) un conoscente; trasformo questo pensiero in una frase di lingua italiana parlata (codice verbale) “Buona giornata Signor Rossi”; le onde sonore (canale) dalla mia gola arrivano alle orecchie del Signor Rossi che lo trasformano in impulsi elettrici (decodifica) giungendo così al cervello del conoscente (destinatario).

La comunicazione è avvenuta, ma se manca un elemento?

  1. Nel caso il destinatario sia giapponese, il saluto non viene capito (mancata decodifica);
  2. se il destinatario è troppo lontano le onde sonore non raggiungono le sue orecchie (il canale è interrotto).

Nelle puntate precedenti abbiamo esaminato i fanali di segnalazione dell’imboccatura di un porto marittimo.

Il messaggio può trasmettersi solo tra umani. In questo caso sembra avvenire tra i fanali del porto e il pilota della nave, ma non è così; in realtà il mittente non è il sistema dei fanali, bensì l’essere umano che li ha fatti realizzare e mettere in funzione.

Analogamente i semiologi escludono la possibilità di comunicazione tra umani e animali, ma poiché non sono del tutto d’accordo e, comunque, non ha utilità per l’argomento di questa serie di puntate, preferisco non entrare nella diatriba.


E veniamo al colore che tratteremo oggi.

Etimologia: Il termine “viola”, così come in alcune lingue straniere (in inglese “purple”, in francese “violet”, in spagnolo “morado”), è il nome di un fiore che cresce spontaneo nei climi temperati. La sua etimologia, che risale alla radice indoeuropea “wi-” (che significa “arricciare” o “girare”), richiama la sua natura elusiva e misteriosa.

Non ho trovato corrispondenza fra la viola, strumento musicale e il colore; tuttavia se l’origine etimologica proviene dal piegare o girare, questo spiegherebbe il nome dato allo strumento musicale che vede il manico terminare rigirandosi su se stesso; per lo stesso motivo si spiegherebbe uno dei nomi dati alla prua (a ricciolo) delle antiche navi in legno; non spiega, però, il nome del fiore (bisognerebbe chiedere aiuto all’amico di Geppi, il Prof. Antonelli).

Comunque il termine latino medievale vitula, significa “strumento a corde” (viola violino violoncello), a sua volta derivante probabilmente dal nome della dea Vitula, divinità della gioia nella religione romana antica, probabilmente di origine sabina (e forse etrusca).

Il viola simboleggiava non solo la regalità, ma anche la perseveranza: nelle tradizioni marinare italiane, il legno di rosa e cedro veniva spesso trattato con tintura viola per garantire resistenza e distinzione, unendo funzione estetica e funzione di sopravvivenza in mare.

Il colore viola prende il nome dal fiore omonimo, ed è considerato un “colore freddo” secondo la teoria del colore. Nel modello RGB utilizzato nelle arti, il viola è un colore secondario, creato mescolando blu e rosso, e il suo colore complementare è il giallo. Nel modello CMYK utilizzato nella stampa moderna, il viola si ottiene combinando magenta e ciano.

  • Questo colore simboleggia il dolore, il tormento e la tristezza
  • È indice di regalità
  • Accresce la capacità creativa e la fantasia
  • Assolutamente da evitare in tutti i luoghi di spettacolo, per l’alto numero di persone che lo ritengono portatore di sventura

In semantica il colore viola nasce dall’incrocio del rosso, tono delle passioni materiali con il blu che trascende la materia e si eleva verso il cielo

Nei luoghi di spettacolo si ritiene che il viola porti sfortuna, perché quando durante la quaresima si applicavano nelle chiese drappi viola, nei teatri calava fortemente il pubblico in sala (nel medioevo gli spettacoli erano addirittura vietati sino al giorno di Pasqua).

Oggi l’astensione dagli spettacoli nei periodi di quaresima è molto diminuita, ma rimangono ancora i superstiziosi e, tra gli addetti ai lavori teatrali, gli abiti viola sono banditi.

Ad ogni modo, nei paesi dove non è praticato il cattolicesimo, questa superstizione non ha preso piede.

VIOLA – è il tramite tra l’umano e il divino, l’unione di due nature.
                                                                               (Carl Gustav Jung)

Il cuore VIOLA – (💜) simboleggia l’amore misterioso, proibito o segreto, ma può intendere anche fascino, lusso, moda. Il colore VIOLA –

(The Color Purple) è un film drammatico del 1985 diretto da Steven Spielberg, con protagonista Whoopi Goldberg. Il film è incentrato sulla vita di alcune donne, e tratta soprattutto di argomenti come violenza domestica, abusi sessuali, incesto, razzismo e coraggio delle donne violentate. Il soggetto è liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Alice Walker. Il suo riadattamento è uscito nel 2023.

I VIOLA – i giocatori della squadra di calcio FIORENTINA

VIOLA – vaste estensioni di fiori di lavanda caratterizzano il paesaggio della Provenza, regione sud-orientale della Francia.

Considerato che il colore viola ha occupato poche righe, in questa puntata trattiamo anche una sua preziosa variante  

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PORPORA

Questo colore, in verità poco usato, simboleggia regalità, spiritualità, passione ed amore.

Trasmette l’idea di crudeltà, e arroganza.

IN LIMBA:            PÚRPURA –  orrobba de seda orrúbia

PORPRA – in algherese

Molto usato dagli etruschi e più tardi dai senatori romani, suggerisce onestà e autorevolezza. I feniciomani riportano che il colorante veniva prodotto a Cipro (nella cosiddetta Fenicia) e sicuramente in epoca romana imperiale quello fu il luogo da cui veniva importato, ma, nell’era precedente la Sardegna fu con ogni probabilità luogo di produzione del preziosissimo colorante.

Si otteneva da molluschi gasteropodi marini noti come murici. Erano necessari migliaia di molluschi (fino a 10.000) per tingere una sola veste, rendendo la porpora un colore estremamente costoso e riservato a re, imperatori e alti sacerdoti.

L’invenzione viene attribuita ai fantomatici fenici e attendo con “sfiducia” la smentita della scienza ufficiale. Secondo la leggenda, il fondatore della città fenicia di Tiro, Melqart (Eracles), la scoprì quando il suo cane si ritrovò il muso tinto di rosso dopo aver morso un mollusco. In realtà molte antiche scritture riferite alla città di Tiro, accennavano a una città dell’Occidente, situata su un’isola, allagata in seguito a un cataclisma; sembra pertanto di poter escludere che si trattasse della Tiro mediorientale; è invece probabile che il toponimo Tiro fosse un’altra denominazione di Tharros, noto centro archeologico dei pressi di Oristano. Si aggiunga che Eracle visitò spesso la Sardegna e, poiché quaranta dei suoi figli crearono altrettante colonie nella nostra Isola, guidati da Jolao, i greci chiamavano “eraclidi” i suoi abitanti.

Proprio per il significato semantico del color porpora, esso venne adottato per le vesti dei più alti dignitari del cattolicesimo, i cardinali, che in tal guisa vengono anche chiamati “porporati”.

La rosa PURPUREA del Cairo – film di Woody Allen: dopo numerose visioni del suo film preferito — che porta lo stesso titolo — il co-protagonista della pellicola esce dallo schermo per incontrarla.

In questo delizioso film il grande regista si cimenta in una surrealista elaborazione dell’invenzione letteraria di Pirandello detta “il teatro nel teatro”, in cui un racconto si inserisce in una diversa vicenda, creando una narrazione indipendente dalla storia principale.

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È terminata anche la sesta puntata, non sono, però terminati i colori disponibili, pertanto vi dò appuntamento alla settima puntata con un nuovo colore.

Giorgio Saba