La vita va così: restare come resistenza
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La vita va cosi
di Antonello Rivano
La vita va così non racconta solo la storia di Ovidio Marras, pastore sardo novantatreenne che rifiutò di vendere la sua terra a Capo Malfatano per difenderla da un resort di lusso. Racconta una frattura più profonda, quella tra un mondo che misura tutto in termini di profitto e chi invece sceglie di restare, sostenendo valori invisibili ma imprescindibili: memoria, identità, appartenenza.
La regia di Riccardo Milani aderisce a questa tensione. Non spettacolarizza la resistenza, non costruisce antagonisti monolitici: lascia emergere le contraddizioni, le sfumature di un conflitto che è sociale prima che personale. Le scelte dei personaggi diventano quindi uno specchio delle tensioni contemporanee: sviluppo versus conservazione, mercato versus comunità, futuro contro radici.
Il protagonista, interpretato da Giuseppe Ignazio Loi, non è un attore professionista. La sua presenza rende il film unico: Efisio Mulas non recita, esiste. La sua scelta di restare diventa il cuore pulsante della narrazione, e ogni silenzio, ogni gesto, porta con sé il peso reale di una vita dedicata alla difesa del territorio. Attraverso di lui, il film fa emergere il concetto di restanza, elaborato dall’antropologo Vito Teti: la decisione consapevole di abitare e proteggere un luogo nonostante tutto, senza compromessi.
Il film mostra che restare non è semplice: comporta isolamento, incomprensione e sacrifici. Ma è anche un atto politico, perché interroga il sistema che trasforma il territorio in merce. Non offre risposte, ma solleva domande: qual è il valore di un luogo? Qual è il prezzo di perdere radici, memoria e identità?
Capo Malfatano diventa così un personaggio silenzioso ma potente: il paesaggio che plasma la vita dei suoi abitanti, che registra le tensioni tra permanenza e trasformazione. Il mare, le rocce, le distese di terra non sono scenografia: sono testimoni, custodi e protagonisti di un conflitto sociale che riguarda molti territori contemporanei.
In questo senso, La vita va così non è un film sulla nostalgia, né sul fallimento del progresso. È un film sulla scelta. La scelta di restare quando tutto invita a partire, di opporsi a logiche di mercato che riducono le persone e i luoghi a merci. È un film che dimostra che la vera radicalità, oggi, non sta nel movimento, ma nella fermezza: nell’essere presenti, consapevoli e fedeli a ciò che non ha prezzo.
Il titolo, apparentemente rassegnato, assume così un altro significato. La vita “va così” non come accettazione, ma come sfida: perché scegliere di restare, in un mondo che premia chi parte, può essere l’atto più rivoluzionario di tutti.
| 🎬 Scheda del Film: La vita va così Titolo: La vita va così Anno: 2025 Regia: Riccardo Milani Sceneggiatura: Riccardo Milani, Michele Astori Genere: Commedia / Drammatico / Sociale Durata: ca. 118 minuti Distribuzione: Medusa Film / PiperFilm Uscita in sala: 23 ottobre 2025 (prima alla Festa del Cinema di Roma 2025) Protagonista: Giuseppe Ignazio Loi – Efisio Mulas (pastore non professionista, scelto per la sua età vicinanza alla storia vera) Trama: In un angolo ancora incontaminato della Sardegna, Efisio Mulas rifiuta di vendere la sua terra a un gruppo immobiliare intenzionato a costruire un resort di lusso. Questo “no” apparentemente semplice diventa simbolo di un conflitto sempre più ampio fra chi sogna lavoro e sviluppo e chi vuole conservare radici, memoria e identità. Contesto sociale: Ambientato tra Sardegna rurale e influenze metropolitane, il film mette in scena una comunità divisa tra prospettive di progresso e difesa del territorio, portando sullo schermo tensioni reali che riguardano sviluppo economico, sostenibilità e scelte collettive. |
Antonello Rivano