Il colore è un linguaggio –8: Bianco
Lo studio del colore interessa più discipline, tutte strettamente legate ad applicazioni concrete nella vita quotidiana di ognuno di noi, al rapporto tra le persone e alla comunicazione. Interessa la fisica, ma specialmente l’ottica per tutto ciò che avviene all’esterno del sistema visivo. La fisiologia, per quanto riguarda il funzionamento dell’occhio e la generazione, elaborazione, codifica e trasmissione dei segnali nervosi dalla retina al cervello. La psicologia, riguardo all’interpretazione dei segnali nervosi e alla percezione del colore. La psicofisica che studia la relazione tra lo stimolo e la risposta del sistema visivo (la colorimetria è una branca della psicofisica)
Ottava puntata della rassegna sul colore e questa volta è il turno del
BIANCO

Il bianco è un colore dotato di luce luce ma non cromatismo; sembra non voglia dire nulla, ma diamogli un’altra spiegazione: esso si ottiene per sintesi additiva di tutti i colori dello spettro visibile, sia come somma dei colori primari, ad esempio rosso, verde e blu oppure oppure complementari,ciano magenta e giallo.
Simbolo per eccellenza di pulizia, innocenza, spazio, castità, semplicità e pace e chi più ne ha più ne metta.
Può rappresentare anche freddezza e sterilità o lutto (nelle culture orientali);
Attiva una funzione rigeneratrice sull’organismo.
Schiarisce la mente, liberandola da una nebbia psicologica.
Dilata la percezione dello spazio interno agli edifici (una stanza tutta bianca appare più vasta) e, in assenza di spigoli, impedisce la sua commensurabilità.
La parola BIANCO deriva dal germanico blank, che significava “lucente”, “splendente” o “chiaro” (per una volta l’etimologia di un colore non deriva dal latino dove invece aveva forma albus = bianco, opaco); originariamente indicava il luccichio dei metalli. E non deriva nemmeno da un fiore o da un frutto, come in altri casi di colori.
Blanco in spagnolo, blanc in francese, solo l’inglese differisce nettamente assumendo il termine white.
ARMA BIANCA – in tedesco il termine derivava dalla lucentezza della lama delle spade e questo significato semantico si è trasferito ad altre lingue.
ANDARE IN BIANCO – allocuzione verbale che sottolinea l’insuccesso in un’impresa (solitamente amorosa). Forse deriva dal colore delle lenzuola di neo-sposi, dopo una notte in cui non vi sia stata deflorazione.
MANGIAR BIANCO – O bianco mangiare è un dolce tipico inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.
DI PUNTO IN BIANCO – all’improvviso.
NOTTE IN BIANCO – non esser riusciti a dormire per un’intera notte
MANGIARE IN BIANCO – assumere un cibo senza condimenti colorati.
METTERE NERO SU BIANCO – scrivere i termini di un accordo; dove il bianco rappresenta il foglio cartaceo che fa da supporto alle parole scritte con un inchiostro.
ASSEGNO IN BIANCO – un titolo di credito firmato senza l’apposizione dell’importo.
SPOSA IN BIANCO – abbigliamento di nozze di una donna che si fosse mantenuta illibata. Oggi ha perso ogni riferimento semantico ed è rimasta solo la consuetudine della tradizione; talvolta nemmeno quella.
Qui sotto le nozze tra Grace Kelly e Ranieri di Monaco; il matrimonio del secolo (scorso).

E IN LIMBA SARDA?
BIANCU
ALBU
ARBU
ABRU
ALVU
ARVU
su colore chi assumat totu is àteros colores;
su colore naturale de su nie, de su late àbriu, àrbidu:
b. niu, nidu, càndhidu, che dente de cane; su b. de s’ou = sa giara de s’ou, s’arbu; su b. de s’oju = sa túnica de s’ogu (còrnea);
donai in su b. = inzertare;
tirai a su b. = èssere unu pagu biancu;
frimmare in b. = pònnere sa frimma in pabilu chi no bi at iscritu nudha, in cosas chi no ant pertzisadu
erba bianca = Diotis maritima, Filago gallica;
fàere sos ogos in b. = furriai is ogus deundudotu de no si biri is pipias
Probabilmente qualche studioso direbbe che il termine latino ALBUS deriva da quello sardo ALBU o ARBU e forse ha ragione, considerata l’esistenza della scrittura sarda prima della fondazione di Roma. Nella toponomastica TERRALBA – MONTARBU – TORRALBA – ARBUS – ALBAGIARA (località della Sardegna) stanno a indicare che il bianco, in diversi modi ha caratterizzato quei luoghi. Il toponimo
ARBORÈA ha origini imprecisate, visto che nel suo stemma compare il disegno di un albero, ma l’accento non cade sulla vocale O.

Ringraziamo i glottologi che hanno fornito i modi di dire qui sopra elencati e vediamo ancora il bianco in termini alloglotti, cioè in dialetti o lingue non riferiti alla lingua prevalente di quest’area geografica:
GIANCA – bianca in tabarchino
BLANC – bianco in algherese
BIANCU – bianco in gallurese
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ARCHITETTURA

In tanti attribuiscono a Le Corbusier l’uso del bianco negli edifici; il ché può essere vero nelle facciate, anche se poi gli interni degli stessi risultano variamente colorati;

nel caso della Cappella di Notre Dame Du Haute tutti i vetri coloratissimi delle finestre e il portone d’accesso vennero dipinti personalmente dallo stesso progettista dell’edificio. Contrariamente a quanto si pensi Charles Edouard Jeanneret non era laureato in architettura, pur essndo considerato il più importante architetto del secolo XX. Ma d’altronde anche Wright (il più importante dell’America) non era laureato e si può proseguire con Carlo Scarpa (il più grande italiano) che addirittura insegnò architettura a Venezia e anche Ubaldo Badas (il più… vabbè fermiamoci qua per non scatenare polemiche) in Sardegna.
In Italia meridionale e in tanti luoghi nel Mediterraneo e in America centrale il bianco è diffusamente usato per le abitazioni dei piccoli paesi. O come nella moschea di Larabanga in Ghana

Quest’usanza, quasi ovunque, deriva dal colore della calce con cui si intonacavano le case. Dove invece abbondava l’argilla, le case assumevano colorazioni dall’ocra al rosso mattone.
Un esempio italiano è Ostuni, la città BIANCA


Ma non possiamo non citare la Costa Smeralda con i suoi villaggi bianchi.

Per alcuni la città di Cagliari origina il suo nome in KAR EL (città di pietra bianca – per altri, invece vorrebbe indicare città di Dio). Lo scrittore David Herbert Laurence definì Cagliari “Città di pietra BIANCA” nel suo libro di viaggio Mare e Sardegna. E in effetti negli antichi linguaggi Kar indicava la pietra; i greci vi aggiunsero “καλός”, cioè “bello”, ottenendo calcare = bella pietra BIANCA.
Nella foto (dell’autore) il Palazzo Bacaredda, municipio di Cagliari

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PROVERBI E MODI DI DIRE ITALIANI:
Anche le mucche nere danno il latte BIANCO.
BIANCO gelo, d’acqua è messaggero.
Chi pon suo naso a consiglio, l’un dice BIANCO e l’altro vermiglio.
D’un uovo BIANCO pulcin nero.
E’ meglio il pan nero che dura, che il BIANCO che si finisce
Il BIANCO e il nero han fatta ricca Vinegia.
Il BIANCO e il rosso va e vien, ma il giallo si mantien;
Passata la festa, il pazzo in BIANCO resta.
Tutto il BIANCO non è farina.
Nessuno di questi detti è attualmente in uso in Sardegna
Nel mondo animale troviamo diversi animali dal pelo o dal piumaggio bianco; come nel caso della volpe artica che nei mesi invernali muta la propria

L’orso polare, invece, vivendo permanentemente vicino ai poli, mantiene sin dalla nascita la medesima tonalità di bianco.

Diverso è il caso di animali (uomo compreso) che presentano pelame di colore bianco per una particolare condizione genetica chiamata albinismo (da albus) dovuta all’assenza di melanina. Ecco una bellissima tigre albina

Un’ultima considerazione, prima di chiudere: secoli fa si credeva che il bianco fosse privo di colore, almeno fino a che Newton non dimostrò che li conteneva tutti. Infatti se investiamo, con un fascio di luce perfettamente bianca, un prisma ottico, questo separa la luce in tutti i colori dello spettro visibile; così come abbiamo ammirato sulla copertina di un celeberrimo disco dei Pink Floyd, “Dark side of the moon”.

Consideriamo conclusa la trattazione del bianco e, mi raccomando, non mancate di leggere anche la prossima puntata sui colori.
Giorgio Saba