Cosa penserebbe Rosa Luxemburg della guerra di Putin?

di Massimo  Bramante

Rosa Luxemburg (1871-1919) è stata tante cose contemporaneamente.  Economista marxista convinta ma anche puntigliosa critica di parti del I libro del Capitale di K.Marx.  Fiduciosa nella possibilità della trasformazione della società grazie alla Socialdemocrazia Tedesca del tempo (di cui era stata in gioventù dirigente) ma ferma oppositrice del “revisionismo” di O.Bauer, E.Bernstein, K.Kautsky.  Attenta studiosa delle storture del sistema economico capitalista e della stessa dottrina economica dominante (“L’Accumulazione del Capitale, 1913; “Introduzione all’economia politica”, pubblicato postumo nel 1925) quanto certa in maniera assoluta che “il crollo del regime capitalistico non avverrà a causa di una crisi economica, bensì di una crisi politica provocata da una politica mondiale estesa (Weltpolitik)” (Parigi, 1900).

       La “grande illusione” della Luxemburg (“Sozialreform oder Revolution?” (1899/1908) – sarà la Storia successiva alla sua morte a mostrarlo con tutta evidenza – è la certezza del crollo del capitalismo ad opera di una Rivoluzione proletaria condotta su scala mondiale.

       Quando nei mesi che precedono lo scoppio del I conflitto mondiale la Socialdemocrazia tedesca prende posizione in Parlamento a favore dell’entrata in guerra, la Luxemburg condensa in un saggio (“JuniusBroschűre”,1915) la sua ferma critica al militarismo (che definirà “spreco di enormi forze produttive”) e paventa un rovinoso fallimento politico della stessa Socialdemocrazia tedesca, dovuto appunto ad un aspetto considerato politicamente vitale: “l’internazionalismo proletario”.

       La guerra – dirà – serve solo al capitale e ai capitalisti: “Quale che sia l’esito militare rappresenta comunque la maggior sconfitta concepibile per il proletariato europeo…”. E con eguale fermezza ideologica: “La guerra è un assassinio metodico, organizzato, gigantesco. Ma per ridursi all’assassinio sistematico, un uomo normale deve arrivare prima ad una adeguata ubriacatura.  E questo è da sempre il metodo ben fondato di coloro che conducono le guerre.  Alla brutalità dell’azione deve corrispondere la bestialità del pensiero e del sentimento”.

       La risposta del potere sarà tanto immediata quanto del tutto prevedibile: un anno di carcere !

       Nel socialismo rivoluzionario e antimilitarista prefigurato e propugnato dalla rivoluzionaria polacca (in vero alquanto utopico !) un ruolo fondamentale avrebbero dovuto rivestirlo i “capi”: “Il prestigio dei capi aumenta proporzionalmente alla loro capacità di disfarsi della propria qualità di capi…assumendo essi stessi la funzione di esecutori, di strumenti, dell’azione cosciente delle masse” (cit. in Felikx Tych: “Masse, classe e partito in Rosa Luxemburg”, 1977).  La Luxemburg va anche oltre ed ammonisce: Che grande sconfitta per il popolo e l’intero paese quando a governare è una stretta élite di “capi partito” e gli altri membri “vengono solo convocati di quando in quando alle riunioni per applaudire i discorsi dei capi e per votare all’unanimità le risoluzioni che vengono loro proposte !” (Rewolucja Rosvjska”, 1918).

       La Luxemburg – come mostrerà la Storia – non solo non vedrà realizzarsi il suo “sogno” di una Rivoluzione proletaria su scala mondiale per abbattere il capitalismo ed eliminare le guerre, ma avrebbe visto al contrario concretizzarsi il suo timore che “le masse proletarie vengano dalla guerra addirittura decimate…e questo è un attentato alla civiltà socialista dell’avvenire, un colpo mortale” (in “JuniusBroschϋre”, cit.).

       Rosa Luxemburg verrà barbaramente uccisa a Berlino, il 15 gennaio 1919, dai miliziani del Freikorps.

       Si possono condividere o meno le sue idee rivoluzionarie; si può aderire o meno alla sua fede nella rivolta delle masse per la costruzione del socialismo; si può ammirare o sorridere del suo credo indistruttibile che economia e politica marciano su strade separate…ma non si può negare né oggi né si potrà negare in futuro lo spessore etico-politico di una sua lapidaria affermazione : “La libertà è sempre e soltanto libertà di chi pensa diversamente” (in “Rewolucja Rosvjska”, cit. da Oskar Negt, “Rosa Luxemburg e il rinnovamento del marxismo”, 1979).

       Chissà cosa penserebbe oggi la marxista e antimilitarista Luxemburg dell’operare del (si suppone…)marxista e (certamente…) militarista Vladimir Putin,  con la sua nociva “ubriacatura” per una assurda e perdurante guerra ( o “operazione militare speciale” che dir si voglia) contro il popolo ucraino ?  E chissà cosa pensa l’attuale “capo” della grande Russia Vladimir Putin di chi la pensa, anche all’interno della sua stessa nazione, diversamente da lui ?

Massimo  Bramante