Il progettista del restauro. Un po’ medico, un po’ Indiana Jones (prima parte)
Pubbliciamo in due parti il contributo di Giorgio Saba dedicato a un intervento di restauro da lui realmente eseguito sul retablo ligneo policromo della parrocchiale di San Nicola a Guspini (CA). Un lavoro nato come incarico tecnico ordinario, che col passare delle verifiche si è trasformato in qualcosa di inatteso: una storia fatta di tracce che non coincidono, passaggi documentari ambigui e dettagli che sembrano resistere a ogni spiegazione lineare.
Tra archivi, rilievi e confronti sul manufatto, il retablo finisce per comportarsi come un enigma stratificato nel tempo, dove ogni elemento osservato aggiunge un tassello ma apre anche una nuova domanda. Il racconto segue proprio questa deriva investigativa, in cui il restauro diventa scoperta e la ricerca assume i contorni di un’indagine.
https://www.istitutogalanteoliva.it/magazine/category/il-progettista-del-restauro
Il progettista del restauro.
Un po’ medico, un po’ Indiana Jones
Prima Parte
di Giorgio Saba
Vi racconto la vicenda, un po’intrigante di un lavoro di restauro su un retablo ligneo policromo, eseguito anni fa insieme al collega Arch. Gigi Massenti.
I non addetti ai lavori pensano si tratti di falegnameria, ma dietro vi sono svariate complessità.
Ottenemmo l’incarico del restauro del retablo, detto dell’Assunta, sito nella prima cappella a destra della Parrocchiale di San Nicola a Guspini.
Partiamo dal principio:

Intanto cerchiamo di stabilire cosa si intenda per restauro.
Cesare Brandi, uno tra i più accreditati restauratori d’Italia (e quindi del mondo) scrisse elaborò queste teorie.


La valutazione delle due istanze, storica e/o artistica, è data dalla conoscenza di tutti quegli elementi che contribuiscono a scandire il percorso storico e dalla estimazione delle valenze estetiche.
Si dovranno acquisire tutte quelle informazioni inerenti il passaggio nella storia, gli aspetti dimensionali, metrici, proporzionali, formali, stilistici, oltre ad una esatta conoscenza dello stato di conservazione e delle cause del degrado.

Ma prima di procedere bisogna acquisire tutte le informazioni possibili: notizie d’archivio, memoria popolare, eventuali foto o disegni, ecc.
1°FASE: RICERCA STORICA
La ricerca in oggetto prese le mosse nell’Archivio Diocesano di Ales sui registri della parrocchiale di S. Nicola di Guspini.

Attenti al nome del carpentiere!

…e attenti al nome del pittore, più avanti li ritroveremo entrambi.
Passa un altro anno e troviamo una nuova “dedica” della cappella.
Il 16/10/ 1797 vengono pagate, per la misurazione dell’altare, £.6.10 ai messi del “carpintero” – que anda(vo?) po^ tomar la medida de los retablos de la “capilla de Las Almas y de San Rafael y de la Assunta”
| Perché queste scritte in spagnolo? Come ben sapete, il Papa Bonifacio VIII, con una bolla infame, aveva ceduto ai catalano-aragonesi il Regno di Sardegna. I sardi, suddivisi in quattro “giudicati” (regni), si ribellarono a quella cessione e combatterono una guerra, durata diversi decenni e terminata nel 1409 con la “Battaglia di Sanluri”. Nel 1720 poi, il regno venne ceduto al Ducato di Savoia, il cui sovrano acquisì in tal modo anche il titolo di Re di Sardegna. All’epoca della realizzazione di questo retablo, Guspini si trovava già da tempo, sotto dominio piemontese, ma nei documenti ufficiali, e fino al 1800, si continuò a usare la lingua spagnola. |

Quella che era nota come Cappella dell’Assunta, assunse una nuova dedica; cappella dell’Assunta, di San Raffaele e delle Anime del Purgatorio.
Ma soprattutto, se il retablo era già stato consegnato, collocato e dipinto, perché ad appena due anni di distanza si paga per la realizzazione della “nueva Capilla”?
Il nostro primo impulso fu di ritenere che il Parroco avesse operato una distrazione del denaro dei parrocchiani.
Altra stranezza: il carpentiere Cagliaritano che nel 1796 si chiamava Francisco Cardu, nel 1798 si chiama Angel cardu.
2° FASE – RILIEVO ACCURATO
Ma procediamo col lavoro e la seconda fase prevede una nostra misurazione di ogni dettaglio dell’opera.
L’altare appare goffo nelle proporzioni; la decorazione degli intagli e quella pittorica risultano differenti, se confrontiamo la parte composta dal paliotto e dalle tre mensole, rispetto all’ordine tripartito con sovrastante fastigio.

Guardate attentamente anche, le parti evidenziate dalle due frecce colorate, in cui si nota che, le lesene laterali dell’ordine poggiano in falso su una mensola di legno spessa solo 2 cm; sintassi inaccettabile.
Le lesene, anche se non hanno una vera funzione statica, rappresentano idealmente le colonne di un tempio che scaricano sul terreno il peso delle coperture; anche se in un retablo piatto le lesene non sorreggono un carico, la sensazione visiva è di estrema instabilità, cioè: sintassi sbagliata.
Ma esistono precedenti storici?Vediamo due esempi, uno coerente e l’altro no

Quando Michelangelo progettò lo scalone d’accesso alla Biblioteca Laurenziana, interruppe a mezz’aria le paraste addossate alle pareti dell’atrio. Anche il sommo artista commise un errore di sintassi?
Certamente no. Infatti se osserviamo ogni singola coppia di paraste, vediamo che poggia sopra due muscolosi mensoloni, talmente robusti da dare l’idea di poterne sorreggere il peso.

L’effetto visivo è convincente; nessuna fragilità, nessuna incertezza, nessun errore sintattico.
Vediamo invece un altro esempio, riguardante il celebre, architetto Filippo Brunelleschi, artefice del rinnovamento culturale, noto col nome di Rinascimento.
Le sue opere, il Cupolone del Duomo, le chiese di Santo Spirito, San Lorenzo, Palazzo Pitti e altre, sono nei libri di Storia dell’Arte in tutto il mondo.
Ma la sua alterazione della sintassi nella Cappella Pazzi di Firenze, si può dire coerente, come i mensoloni di Michelangelo?
Vediamone le foto.

Le lesene non scaricano a terra, bensì su un pancale che gira attorno alle quattro pareti, suggerendo l’idea di bretelle sganciate dai pantaloni che dovrebbero reggere.
E non è l’unico errore, la trabeazione che gira all’altezza dei capitelli, presenta nella mezzeria di ogni arcata un reggimensola che strutturalmente non dovrebbe reggere nulla; ci sono altre incongruenze che al contrario risultano perfettamente risolte nella quasi gemella sacrestia vecchia del San Lorenzo.
Andiamo allora a cercare nelle “Vite de più eccellenti pittori, scultori e architettori” di Giorgio Vasari; in questo testo è riportata la Sacrestia Vecchia, ma non la Cappella Pazzi.
Un famoso storico dell’architettura e critico d’arte, Marvin Trachtenberg, professore alla New York University formulò una teoria, pubblicata in due articoli su “Casabella”tra il 1996 e il 1997 (nei numeri 635 e 642), intitolati “Perché la Cappella dei Pazzi non è di Brunelleschi” e “Michelozzo e la Cappella dei Pazzi”.Attraverso una meticolosa analisi delle incongruenze geometriche, costruttive e dei dettagli ornamentali paragonandoli alla Sagrestia Vecchia, Trachtenberg dimostrò che l’opera non appartiene a Filippo Brunelleschi, e ne attribuì la paternità a Michelozzo, un artista coevo di media levatura.
Ora torniamo al nostro retablo dell’Assunta, alla luce di quanto sopra, come lo dobbiamo valutare?

Esaminiamo alcuni dettagli esposti all’inizio della presente; il duplice pagamento del retablo dell’Assunta e la discordanza nel nome del Carpentiere: Francisco Cardu o Angel Cardu?
UN CASO FORTUITO
Proprio mentre stavamo progettando le opere di restauro, viene pubblicato un servizio riguardante la nostra chiesa.
Tra le altre notizie, ne troviamo una riferita a un dipinto, realizzato dal pittore toscano Michelangelo Medici nel 1796 e raffigurante l’Assunta.
Il dipinto si trovava parcheggiato temporaneamente nella sacrestia del San Nicola.

La coincidenza fra le dediche della Cappella dell’Assunta e la Tela del Medici, sembra volerci venire in aiuto.
Ma ora interrompiamo la prima puntata di questo resoconto perché il discorso si sta facendo lungo.
Se volete conoscere gli sviluppi di questa avventura, leggete la seconda e ultima parte che verrà pubblicata su Polis la prossima settimana.
A presto!
Giorgio Saba