Tra porto e territorio, il Ponente di Genova chiede di essere ascoltato
Al centro del confronto le prospettive di sviluppo del terminal PSA, la tutela della salute e il futuro dei quartieri del Ponente genovese.
DI Antonello Rivano
Genova 13/06/2026. Quale futuro attende il Ponente genovese? È la domanda che torna a emergere con forza in queste settimane, mentre il dibattito sul possibile sviluppo del terminal PSA di Pra’ riaccende interrogativi che da anni attraversano il territorio. Una discussione che non riguarda soltanto il porto, ma il delicato equilibrio tra crescita economica, tutela ambientale e qualità della vita di migliaia di cittadini.
Per affrontare questi temi, mercoledì 17 giugno alle 20.30, presso la Sala San Rocco di Pra’, si terrà un’assemblea pubblica aperta alla cittadinanza. L’iniziativa, promossa dal Coordinamento dei Comitati del Ponente, è sostenuta dalla Rete Liguria dei Comitati e nasce con l’obiettivo di favorire un confronto diretto tra residenti, istituzioni e operatori del settore portuale.
L’incontro arriva in un momento particolarmente significativo. Negli ultimi mesi, infatti, l’attenzione si è concentrata sull’accordo strategico siglato a Singapore tra PSA Italy e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, che prevede investimenti per circa un miliardo di dollari destinati al potenziamento del terminal container di Pra’. Un progetto che, nelle intenzioni dei promotori, punta ad aumentare la competitività dello scalo attraverso innovazione tecnologica, automazione delle operazioni e nuove infrastrutture.
Se da una parte le istituzioni e il mondo portuale evidenziano le opportunità economiche e occupazionali legate agli investimenti, dall’altra il territorio guarda con crescente preoccupazione alle possibili conseguenze di un ulteriore ampliamento delle attività portuali.

A riaccendere il dibattito sono state anche le recenti dichiarazioni del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Matteo Paroli, che ha richiamato la necessità di valutare un ampliamento del terminal per consentire l’operatività contemporanea di una quarta nave portacontainer. Parole che hanno immediatamente riattivato una mobilitazione che nel Ponente non si è mai realmente spenta.
Per i comitati, infatti, la questione va ben oltre gli aspetti tecnici o logistici. Al centro vi è la convinzione che il territorio abbia già sostenuto, nel corso dei decenni, un peso considerevole in termini di servitù infrastrutturali, trasformazioni urbanistiche e impatti ambientali.
“Il Ponente vuole dare voce al territorio con un’assemblea pubblica nella quale ribadire che il Ponente ha già dato al porto più di quanto dovuto e che nessun ulteriore riempimento sarà accettato senza lottare”, affermano i promotori. “Si chiede alle parti politiche di ribadire ciò che, da entrambi gli schieramenti, è stato espresso in campagna elettorale, cioè la vicinanza a questa istanza popolare”.
Una posizione che richiama un sentimento diffuso tra molti residenti dei quartieri di Pra’, Palmaro, Pegli e Voltri, dove il rapporto con il porto è da sempre complesso. Da una parte la consapevolezza del ruolo strategico dello scalo per l’economia cittadina e nazionale; dall’altra la percezione di avere pagato un prezzo elevato in termini di consumo del territorio, traffico, rumore e qualità ambientale.
Tra i temi che saranno affrontati durante l’assemblea figura infatti quello della salute pubblica. I comitati chiedono che ogni scelta futura sia accompagnata da valutazioni trasparenti sugli impatti sanitari e ambientali, sottolineando come il Ponente sia già interessato dalla presenza contemporanea di porto, autostrade, ferrovia e altre infrastrutture ad alto impatto.
Accanto alla questione sanitaria emerge quella della vivibilità urbana e del rapporto con il mare. Per molti cittadini, il tema non riguarda soltanto l’eventuale ampliamento di una banchina o l’aumento della capacità operativa del terminal, ma la possibilità di preservare un equilibrio tra sviluppo e qualità della vita. Un equilibrio che, secondo numerose associazioni del territorio, rischia di diventare sempre più fragile.
Non è un caso che negli ultimi anni il Ponente sia stato protagonista di diverse mobilitazioni civiche, dalla contestata ipotesi della fabbrica dei cassoni per la nuova diga foranea fino alle richieste di maggiori compensazioni ambientali e di una pianificazione condivisa delle trasformazioni portuali.
L’assemblea del 17 giugno si inserisce dunque in una storia più ampia di partecipazione e cittadinanza attiva. Una storia che chiede che le grandi scelte infrastrutturali non vengano discusse esclusivamente nei tavoli tecnici o nei palazzi istituzionali, ma coinvolgano direttamente le comunità che ne subiranno gli effetti.
All’incontro sono stati invitati la sindaca di Genova Silvia Salis, il vicesindaco Alessandro Terrile, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, il presidente del Municipio VII Ponente Matteo Frulio, il presidente dell’Autorità Portuale Matteo Paroli, l’amministratore delegato di PSA Italy Roberto Ferrari e il giornalista esperto di portualità Andrea Moizo. A moderare il dibattito sarà Marco Preve, giornalista di Repubblica.
Al di là delle diverse posizioni, il confronto di Pra’ rappresenta un passaggio importante. Perché il tema non riguarda soltanto il porto, ma il modello di sviluppo che Genova intende perseguire nei prossimi decenni. E perché, come ricordano i comitati, nessuna trasformazione può dirsi davvero sostenibile se non tiene conto delle persone che quel territorio lo abitano ogni giorno.
Antonello Rivano