E’ necessaria una nuova legge elettorale?
Di Mimmo Oliva
E’ necessaria una nuova legge elettorale solo se si ritorna a dare voce al popolo, con le preferenze, quelle che una volta ci hanno tolto perché “inquinate”. Prendiamo atto che, se vogliamo riportare le persone a votare, non vi è altra scelta.
Facciamo però un po’ di sintesi. La sera del 24 giugno la Commissione Affari Costituzionali dà il via libera alla riforma della legge elettorale scritta dalla maggioranza e, da luglio, in base al regolamento, l’esame potrà poi essere affrontato con i tempi parlamentari dovuti.
La riforma si basa su un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (fino a un tetto di 220 eletti alla Camera e 113 al Senato) per la coalizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi. Se nessuno arriva a questa percentuale, si procede con un proporzionale puro.
In dettaglio:
È previsto un sistema proporzionale con premio di governabilità di 70 seggi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama, con un tetto massimo di 220 seggi complessivi alla Camera e 113 al Senato. Il premio viene attribuito alla lista o alla coalizione che sia arrivata prima in entrambi i rami del Parlamento e non scatta in caso di risultati difformi o se nessuno raggiunge il 42%.
Niente preferenze: il voto avviene su liste bloccate e il premio in listini circoscrizionali con i nomi indicati sulla scheda. Previsto l’obbligo della doppia candidatura nel listino e nel collegio.
Restano, per l’ingresso delle liste in Parlamento, le soglie di sbarramento previste dal Rosatellum: il 10% per le coalizioni e il 3% per le liste, con la novità del ripescaggio per il migliore coalizzato.
Le liste e le coalizioni devono indicare, al momento del deposito del contrassegno, il nome di chi indicheranno come candidato premier e il programma.
Durante l’esame in Commissione, sull’indicazione del premier, si è specificata la salvaguardia dell’articolo 67, che prevede l’assenza di vincolo di mandato, e di quella dell’articolo 92, sulla prerogativa del Capo dello Stato di nominare il Presidente del Consiglio dei ministri.
Previsto l’esonero dalla raccolta delle firme per chi abbia un gruppo parlamentare in una delle due Camere, ma da prima del 31 dicembre 2025. Per esempio, non ne usufruiranno FnV e +Eu.
Nessuna modifica, per il momento, alle circoscrizioni Estero.
Resta aperto il nodo del voto dei fuori sede.
Il tema politico è: chi vuole le preferenze e chi no?
Ad oggi sembrano spingere per le preferenze solo FdI e FN di Vannacci. Tutti gli altri, ad oggi, non lo sono. Significa che o fanno finta di dividersi, ma poi nessuno realmente le vuole, oppure, se davvero la Meloni ci crede, costringerà gli alleati ad accettarle e quindi la legge passerà così come proposta e con le preferenze. Le opposizioni? Occasione persa, nuovamente…