Randagismo e adozioni


Randagismo e adozioni

Un fenomeno diffuso e radicato.

Il randagismo in Italia non è un problema “di periferia”. È un’emergenza nazionale.

Secondo i dati del Ministero della Salute, sono oltre 50.000 i cani e 80.000 i gatti ospitati nei canili e gattili sanitari.

La geografia del fenomeno è chiara.

Il problema colpisce tutto il Paese, ma con intensità diverse. Nel Mezzogiorno il fenomeno è più visibile: più abbandoni estivi, più colonie feline non gestite, più strutture comunali in affanno.

La portata del problema può riassumersi in tre diversi aspetti.

Punto di vista etico.

Dietro ogni randagio c’è un abbandono. Un gesto di irresponsabilità umana che scarica sulla strada un essere senziente. Non è solo maltrattamento. È la negazione di un patto di civiltà. Una comunità si misura anche da come tratta gli animali e, in generale, i più deboli e gli indifesi.

Chiudere gli occhi è complicità.

Punto di vista giuridico.

L’abbandono di animali è reato.

L’art. 727 c.p. punisce chi abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività.

La Legge 281/1991 vieta l’uccisione dei cani e dei gatti e impone ai Comuni la gestione del randagismo tramite sterilizzazioni, anagrafe canina e canili-gattili.

Servono più controlli, più sanzioni applicate e più prevenzione. Sensibilizzare, sì, ma anche reprimere con rigore chi commette il reato. L’illegalità non si combatte solo con le campagne.

Punto di vista sociale.

Il randagismo costa alla collettività: spese sanitarie, gestione dei canili, interventi ASL, rischi per la sicurezza stradale e igiene urbana. Ma ha anche un volto umano. Le associazioni di volontariato reggono da sole un carico che dovrebbe essere pubblico. E intanto cresce il numero di famiglie che vorrebbero un animale, ma non sanno da dove partire.

La soluzione parte da qui: INCENTIVARE LE ADOZIONI

Il canile non deve essere un deposito. Deve essere un punto di partenza.

Adottare un cane o un gatto da canile o gattile significa tre cose insieme:

  1. Salvare una vita: togliere un animale dalla gabbia e dargli una casa.
  2. Alleggerire la spesa pubblica: ogni adozione riduce i costi di mantenimento a carico del Comune.
  3. Combattere il commercio irresponsabile: dire no agli acquisti d’impulso e sì alla responsabilità.

Per farlo servono politiche attive:

  • Sportelli adozione nei quartieri e giornate dedicate con ASL e volontariato.
  • Contributi e agevolazioni per chi adotta: sterilizzazione gratuita, microchip, kit di primo ingresso, sconti su tributi comunali per i primi anni.
  • Educazione nelle scuole: perché il rispetto per gli animali si impara da bambini.

Il randagismo si risolve con cultura, regole e scelte amministrative coraggiose.

È una questione etica: non abbandoniamo.

È una questione giuridica: chi abbandona paga.

È una questione sociale: adottiamo, non compriamo.

Annalisa Carleo