Quando la politica smette di rispondere

di Galante Teo Oliva

Ci sono domande che un amministratore può considerare scomode. Ma nessuna domanda, se riguarda l’interesse pubblico, può essere considerata fuori luogo.

La qualità di una classe dirigente si misura proprio in questi momenti: quando deve spiegare, motivare, convincere. Non quando deve applaudire sé stessa o pretendere consenso.

Quando una domanda politica riceve, in risposta, allusioni personali, richiami alla fedeltà o riferimenti che nulla hanno a che vedere con il merito della questione, il problema non è l’opposizione. Il problema è la risposta. O, più precisamente, la non risposta.

Le allusioni e le insinuazioni servono soltanto a spostare il dibattito dagli argomenti alle persone. È una scorciatoia che impoverisce il confronto democratico.

In una democrazia matura non esistono “fedeli” e “traditori”. Esistono amministratori chiamati a rispettare un mandato ricevuto dai cittadini. La fedeltà di un consigliere comunale, di un assessore o di un sindaco non appartiene a una persona. Appartiene ai valori, agli impegni e al programma presentato agli elettori.

È quello il patto che non può essere tradito.

Chi è sicuro delle proprie scelte risponde nel merito. Spiega. Argomenta. Si assume la responsabilità delle proprie decisioni.

Chi, invece, evita sistematicamente il confronto sugli argomenti e preferisce rifugiarsi nelle allusioni o nelle etichette dà l’impressione di considerare il dissenso un problema da delegittimare, anziché una risorsa per migliorare l’azione amministrativa.

Una politica che pretende adesione personale — per lo più attraverso appariscenze e selfie — invece del confronto rischia di scivolare verso una cultura dell’obbedienza. E quando il dissenso viene vissuto come un’offesa, anziché come una componente naturale della vita democratica, il confine tra leadership e personalismo diventa sempre più sottile.

Per questo la domanda che ogni cittadino dovrebbe porsi non è chi sia rimasto fedele a una persona. La vera domanda è un’altra: chi sta rimanendo fedele al mandato ricevuto dagli elettori? Chi continua a mettere al centro gli impegni assunti con la città o chi, invece, preferisce trasformare ogni critica in una questione personale?

Galante Teo Oliva