Amatrice, dieci anni dopo: la ricostruzione tra ciò che è stato fatto e ciò che manca
Amatrice, dieci anni dopo
di Marco Ferri
Il 24 agosto 2016 il terremoto distrusse gran parte del centro di Amatrice e provocò 299 vittime nell’intero sisma, 239 delle quali nel territorio amatriciano. Dieci anni dopo, il paese è cambiato: alcuni edifici e servizi sono tornati, molti cantieri sono aperti, ma una parte consistente della ricostruzione pubblica non è ancora arrivata alla fase materiale dei lavori. I numeri aggiornati al 2026 raccontano entrambe le realtà.
Alle 3.36 del 24 agosto 2016 una scossa di magnitudo 6.0 colpì l’Italia centrale. L’epicentro fu individuato nel territorio di Accumoli, ma gli effetti più devastanti si concentrarono anche su Amatrice e Arquata del Tronto.
Ad Amatrice il terremoto cancellò gran parte del centro abitato. Il corso principale fu trasformato in una distesa di macerie e la Torre civica rimase praticamente sola a segnare il profilo del centro storico. Alla fine della sequenza, le vittime furono 299: 237 nel territorio di Amatrice secondo il bilancio della Protezione civile riportato nel rapporto sui numeri dell’emergenza; negli anni successivi il numero è stato comunemente indicato in 239 considerando il territorio comunale.
Quella notte Amatrice divenne il simbolo di un terremoto che avrebbe interessato quattro Regioni, 138 Comuni e un territorio di circa 8.000 chilometri quadrati. Alla prima scossa seguirono altri eventi sismici, compresi quelli del 26 e 30 ottobre e del 18 gennaio 2017, allargando ulteriormente l’area della devastazione.
Da allora la ricostruzione ha attraversato diverse fasi. Le procedure sono state modificate più volte, sono stati approvati piani e ordinanze speciali e sono stati finanziati interventi pubblici e privati.
Nel frattempo Amatrice ha cominciato lentamente a cambiare volto.
Il Corso Umberto I è stato riaperto, consentendo di procedere anche con gli interventi nella parte nord del centro. Il nuovo ospedale è in fase avanzata, mentre il nuovo municipio ha completato le strutture principali e la sua ultimazione è prevista entro la fine del 2026. Sono inoltre in corso lavori sulla chiesa di San Francesco, sulla viabilità e su numerose infrastrutture del territorio comunale.
Anche la ricostruzione privata è entrata in una fase concreta. La Struttura commissariale indica 1.510 domande presentate e accettate, 540 aggregati costituiti e 247 case già ricostruite e dotate di agibilità. Al 28 maggio 2025 risultavano attivati 828 interventi privati: 348 completati e 480 ancora in corso.
Nel giugno 2026 la Struttura commissariale ha inoltre comunicato che, considerando gli interventi conclusi, sono stati recuperati 1.628 edifici e 2.668 unità immobiliari.
Sono numeri che mostrano una ricostruzione tutt’altro che ferma.
Ma non raccontano ancora tutto.
È sulla ricostruzione pubblica che emerge il dato più problematico.
Secondo l’analisi pubblicata da ActionAid sui dati aggiornati al 30 aprile 2026, ad Amatrice sono programmati 172 interventi pubblici.
Di questi, 136 risultano ancora nelle fasi amministrative, progettuali o di affidamento, mentre 13 hanno i lavori in corso e 22 risultano conclusi o collaudati. In base a questa lettura, quasi otto interventi pubblici su dieci non avevano ancora raggiunto l’apertura materiale del cantiere.
È un dato importante, ma va spiegato.
Dire che un’opera non ha ancora aperto il cantiere non significa che non sia stato fatto nulla. Un intervento può avere già superato fasi progettuali, autorizzative o amministrative senza essere ancora arrivato all’esecuzione materiale.
Ed è proprio qui che si trova una delle differenze tra le fotografie della ricostruzione.
La Struttura commissariale presenta infatti un quadro più avanzato.
Nel bilancio del decennale indica per Amatrice un avanzamento complessivo della ricostruzione pubblica e privata pari al 40% e sottolinea la presenza di cantieri attivi sia nel centro storico sia nelle 69 frazioni. Per la ricostruzione pubblica segnala interventi in corso tra affidamento, progettazione e avanzamento dei lavori.
A livello dell’intero cratere, la Struttura commissariale considera avviato il 97,5% degli interventi pubblici, mentre l’analisi di ActionAid rileva che il 66,3% non ha ancora raggiunto l’apertura fisica del cantiere. La differenza nasce dal diverso criterio utilizzato per definire un intervento «avviato».
Non è quindi corretto scegliere semplicemente un numero e ignorare l’altro.
La questione è capire che cosa si intende per ricostruzione avviata.
Per chi segue una pratica amministrativa, un’opera può essere considerata avviata quando entra nel percorso procedurale. Per chi vive in un territorio terremotato, invece, il momento decisivo è spesso quello in cui arrivano le ruspe, si apre il cantiere e cominciano materialmente i lavori.
Il quadro del 2026 mostra quindi un paese in trasformazione, ma ancora lontano dalla conclusione del percorso.
Tra gli interventi indicati dalla Struttura commissariale figurano il completamento del nuovo ospedale, il municipio, la chiesa di San Francesco, diverse strade e opere di viabilità, il parco comunale Roccapassa, l’ex Parco in Miniatura, l’area di Torrita e il completamento dell’ex depuratore. Numerosi lavori riguardano inoltre le strade comunali e le infrastrutture delle frazioni.
Nel marzo 2026 sono stati inoltre stanziati altri 9,7 milioni di euro per le opere di urbanizzazione di cinque frazioni — Cornelle di Sopra, Cornelle di Sotto, Roccapassa, Configno e San Benedetto — portando il finanziamento complessivo per quegli interventi a 13,36 milioni di euro.
È un ulteriore esempio di una ricostruzione ancora in corso: non soltanto il centro storico, ma anche la rete delle frazioni deve essere riportata a condizioni tali da consentire il pieno reinsediamento della popolazione.
Il decennale restituisce dunque una fotografia meno semplice di quella suggerita dalle sole commemorazioni.
Amatrice non è ferma.
Ci sono case ricostruite, edifici recuperati, strade riaperte e cantieri che avanzano. Ci sono opere importanti ormai vicine alla conclusione.
Ma Amatrice non è neppure ricostruita.
I dati pubblici e le diverse metodologie di rilevazione mostrano che una parte significativa degli interventi deve ancora trasformarsi in lavori concretamente eseguiti.
A dieci anni dal terremoto, la domanda non è quindi se la ricostruzione sia cominciata. È evidente che sia cominciata.
La domanda è quanto tempo servirà ancora per completarla e, soprattutto, se il territorio riuscirà nel frattempo a conservare e riportare ad Amatrice quella comunità che il terremoto ha disperso.
Il 24 agosto 2016 bastarono pochi secondi per distruggere case, edifici e luoghi della vita collettiva.
Dieci anni dopo, la ricostruzione continua a misurarsi con un tempo molto diverso: quello dei progetti, delle autorizzazioni, dei finanziamenti e dei cantieri.
Ed è proprio sulla distanza tra questi due tempi — quello rapidissimo della distruzione e quello molto più lungo della ricostruzione — che si misura oggi la vera sfida di Amatrice.
Marco Ferri