{"id":10490,"date":"2021-11-14T08:00:00","date_gmt":"2021-11-14T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/?p=10490"},"modified":"2021-11-14T09:52:12","modified_gmt":"2021-11-14T08:52:12","slug":"breve-storia-dellinternamento-militare-italiano-in-germania-dati-fatti-e-considerazioni-1943-1945","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/2021\/11\/14\/breve-storia-dellinternamento-militare-italiano-in-germania-dati-fatti-e-considerazioni-1943-1945\/","title":{"rendered":"Breve storia dell\u2019internamento militare italiano in Germania. Dati, fatti e considerazioni (1943-1945)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di Mario Avagliano e Marco Palmieri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">L\u20198 settembre 1943 \u00e8 una data che segna come poche altre la storia italiana. L\u2019annuncio dell\u2019armistizio avrebbe dovuto portare l\u2019Italia fuori dalla guerra, voluta e condotta dal regime fascista al fianco della Germania nazista, ma in realt\u00e0, anche a causa della dilettantesca gestione ad<br>opera dei vertici istituzionali e militari, precipit\u00f2 il Paese nella feroce occupazione militare tedesca, nel lungo e durissimo confronto tra eserciti stranieri lungo la penisola e nella cruenta guerra fratricida tra italiani che si configur\u00f2 a tutti gli effetti come una \u201cguerra civile\u201d. Ma fu anche l\u2019inizio della Resistenza e della Guerra di Liberazione, cio\u00e8 di quel riscatto nazionale grazie al quale nel dopoguerra l\u2019Italia pot\u00e9 prendere legittimamente posto tra le nazioni democratiche vincitrici sul nazifascismo.<\/p>\n\n\n\n<p> Al riscatto italiano, oltre che la Resistenza, contribuirono anche altre<br>vicende, come la creazione di un esercito regolare denominato Corpo Italiano di Liberazione (CIL), schierato in prima linea al fianco degli angloamericani impegnati a risalire la penisola, e la partecipazione di tanti militari italiani nelle formazioni partigiane all\u2019estero, in Grecia, Albania e<br>Jugoslavia. Un\u2019altra pagina di questa storia \u2013 quasi completamente rimossa e dimenticata nel dopoguerra, sia in sede di memoria collettiva che in sede di ricostruzione e analisi storiografica \u2013 fu quella dei 650.000 Internati Militari Italiani (IMI), che dopo l\u2019armistizio rifiutarono di continuare a combattere la guerra al fianco dei tedeschi e non accettarono di arruolarsi nell\u2019esercito del redivivo fascismo della Repubblica Sociale Italiana, andando volontariamente incontro a circa venti mesi di internamento e lavoro coatto nei lager nazisti<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Le premesse della tragedia<\/h4>\n\n\n\n<p><br>La vicenda storica degli IMI ebbe ufficialmente inizio, appunto, l\u20198 settembre 1943. Essa per\u00f2 trov\u00f2 i suoi presupposti negli avvenimenti precedenti e, in particolare, da un lato in una guerra condotta al di sopra di ogni reale possibilit\u00e0 da parte del regime fascista, dall\u2019altro nell\u2019esaurirsi della parabola del consenso al regime stesso da parte degli italiani, in special modo di quelli pi\u00f9 giovani che sotto di esso erano nati, cresciuti e con i suoi dogmi erano stati educati.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questi motivi, quando Mussolini fu messo in minoranza dal Gran Consiglio del Fascismo e il re lo fece arrestare, il 25 luglio 1943, la notizia fu accolta dagli italiani con doppia gioia, per la fine della dittatura e per la<br>convinzione che ci\u00f2 volesse dire l\u2019imminente uscita del Paese dalla guerra.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/1612967305173_25Luglio-1024x577.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10491\" width=\"512\" height=\"289\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/1612967305173_25Luglio-1024x577.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/1612967305173_25Luglio-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/1612967305173_25Luglio-768x433.jpg 768w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/1612967305173_25Luglio-1536x865.jpg 1536w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/1612967305173_25Luglio.jpg 2045w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><figcaption><sup><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\">Esultanza popolare alla notizia dell&#8217;arresto di Mussolini <\/span><\/sup><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Tra la caduta di Mussolini e l\u2019annuncio dell\u2019armistizio, per\u00f2, trascorsero quarantacinque giorni di caos, confusione, incertezza e gioco delle parti. Mentre il nuovo capo del governo Pietro Badoglio trattava segretamente l\u2019armistizio con gli Alleati, infatti, i tedeschi avviarono di fatto l\u2019occupazione<br>militare dell\u2019Italia centro-settentrionale e la presa di controllo delle principali posizioni strategiche nelle zone d\u2019occupazione all\u2019estero. Subito dopo la caduta di Mussolini, Hitler fece affluire otto divisioni nell\u2019Italia centrosettentrionale e invi\u00f2 rinforzi alle otto gi\u00e0 schierate a sud di Roma; il 26 luglio, inoltre, firm\u00f2 la direttiva che sanciva il passaggio delle forze d\u2019occupazione italiane dell\u2019Egeo sotto il comando tedesco e l\u2019integrazione con contingenti della Wehrmacht di tutte le unit\u00e0 italiane schierate a controllo di posizioni strategiche cruciali. Il 1\u00b0 agosto venne approvato il piano segreto per far fronte all\u2019eventuale uscita italiana dalla guerra, denominato Achse, che prevedeva di abbandonare le regioni meridionali della penisola e concentrare la resistenza all\u2019avanzata alleata lungo gli Appennini, nonch\u00e9 di disarmare e catturare rapidamente le forze<br>armate dell\u2019ex alleato, in patria e all\u2019estero, per impiegare il maggior numero possibile di prigionieri come forza lavoro. <\/p>\n\n\n\n<p>Le premesse per l\u2019internamento di centinaia di migliaia di militari italiani nei lager nazisti e per il loro sfruttamento coatto erano state cos\u00ec gettate.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il disarmo e la deportazione<\/h4>\n\n\n\n<p><br>Non appena gli alleati annunciarono, a sorpresa, l\u2019armistizio italiano i tedeschi misero in atto il loro piano. Nel giro di una settimana disarmarono il grosso delle forze armate dell\u2019ex-alleato e in poco<br>meno di un mese deportano quasi tutti i militari catturati nei campi di concentramento e di lavoro del Terzo Reich, a migliaia di chilometri dai luoghi di disarmo nella penisola, nella Francia meridionale, nei Balcani, in Grecia e sulle isole del Mediterraneo. Ci\u00f2 fu possibile, sia perch\u00e9 le<br>unit\u00e0 italiane e i loro comandi erano stati lasciati senza direttive sul da farsi in seguito alla fuga da Roma del re, del governo e dei vertici militari, sia perch\u00e9 la prima reazione della truppa e degli ufficiali sul campo alla notizia fu di felicit\u00e0, per l\u2019erronea convinzione che l\u2019accordo volesse dire la<br>fine di una guerra disastrosa, disorganizzata, subalterna a quella dei tedeschi e soprattutto poco compresa.<\/p>\n\n\n\n<p> Gli ufficiali e i soldati si divisero per lo pi\u00f9 in due gruppi: da un lato quelli intenzionati a resistere ai tedeschi, interpretando in questo senso il vago ordine di Badoglio di reagire agli attacchi da \u201cqualsiasi altra provenienza\u201d, dall\u2019altro, i pi\u00f9, propensi a cedere armi e posizioni agli ex  alleati per farla finita con una guerra di cui non ne potevano pi\u00f9. Quasi sempre queste discussioni si conclusero con la resa, anche per la guerra psicologica attuata dai tedeschi, che spinsero gli italiani a credere nella possibilit\u00e0 di un pacifico ritorno a casa in cambio della consegna delle armi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/soldatiitaliani-672x372-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10492\" width=\"561\" height=\"311\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/soldatiitaliani-672x372-1.jpg 672w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/soldatiitaliani-672x372-1-300x166.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 561px) 100vw, 561px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>In pochi giorni i tedeschi disarmarono e catturarono 1.007.000 militari italiani, su un totale approssimativo di circa 2.000.000 effettivamente sotto le armi. Di questi, 196.000 scamparono alla deportazione dandosi alla fuga o grazie agli accordi presi al momento della capitolazione di Roma.<br>Dei rimanenti 810.000 circa (di cui 58.000 catturati in Francia, 321.000 in Italia e 430.000 nei Balcani), oltre 13.000 persero la vita durante il brutale trasporto dalle isole greche alla terraferma e 94.000, tra cui la quasi totalit\u00e0 delle Camicie Nere della MVSN, decisero immediatamente di<br>accettare l\u2019offerta di passare con i tedeschi. Al netto delle vittime, dei fuggiaschi e degli aderenti della prima ora, nei campi di concentramento del Terzo Reich vennero dunque deportati circa 710.000 militari italiani con lo status di IMI e 20.000 con quello di prigionieri di guerra. Entro la<br>primavera del 1944, altri 103.000 si dichiararono disponibili a prestare servizio per la Germania o la RSI, come combattenti o come ausiliari lavoratori. In totale, quindi, tra i 600.000 e i 650.000<br>militari rifiutarono di continuare la guerra al fianco dei tedeschi e furono rinchiusi in numerosi campi di prigionia in Germania e nei territori occupati: Stammlager (Stalag) e loro dipendenze (Arbeitskommando, AK) per i soldati e i sottufficiali avviati al lavoro coatto; Offizierslager (Oflag)<br>per gli ufficiali; campi di punizione (Straflager), di rieducazione al lavoro (AEL) o dipendenze dei campi di sterminio (KZ, Konzentrationszone) per i militari accusati di sabotaggio e presunti altri reati.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il viaggio verso i lager e lo status di internati<\/h4>\n\n\n\n<p><br>Dopo la cattura, il viaggio verso i lager avvenne in condizioni disumane e dur\u00f2 anche pi\u00f9 di due settimane. Gli uomini vennero ammassati sulle lunghe tradotte composte da carri bestiame chiusi dall&#8217;esterno. Le tradotte partite dall\u2019Italia seguirono generalmente la via del Brennero o di Tarvisio e<br>fecero tappa a Innsbruck, mentre quelle provenienti dalla Grecia e dall\u2019Albania sostarono a Belgrado, dove si unirono ai treni partiti dalla Jugoslavia. Gli ufficiali vennero inizialmente concentrati al confine con l\u2019Olanda, a Meppen, e poi in Polonia, mentre sottufficiali e soldati<br>vennero disseminati in tutto il Reich per lavorare. Il viaggio in tradotta fu funestato dalla fame (secondo un\u2019indagine a campione, solo il 23% dei soldati ricevette una razione alimentare quotidiana, mentre circa il 35% la ricevette ogni due o tre-quattro giorni, il 9% ogni cinque, l\u20198,5%<br>ancora pi\u00f9 saltuariamente e il 24% mai)10 e dagli episodi di violenza, spesso dettati dal desiderio di vendetta verso i traditori. Come hanno rilevato gli storici tedeschi Gerhard Schreiber e Gabriele Hammermann nelle loro fondamentali opere sugli IMI, infatti, vi fu una particolare efferatezza dei soldati germanici nei confronti degli ex alleati e molti degli ordini emanati da Hitler e dai vertici della Wehrmacht ebbero un vero e proprio carattere criminale. Lo stesso status di IMI, mai utilizzato prima di allora, fu adottato su decisione di Hitler il 20 settembre 1943 e fu un crudele<br>stratagemma per sottrarre gli italiani alla tutela della Convenzione di Ginevra del 1929 valida per i \u201cprigionieri di guerra\u201d e per costringerli al lavoro manuale.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">La vita e la morte nei lager<\/h4>\n\n\n\n<p><br>L\u2019esperienza degli IMI nei campi di concentramento nazisti fu pi\u00f9 simile a quella dei deportati o dei lavoratori coatti che a quella degli altri prigionieri di guerra, per l\u2019intensit\u00e0 e le modalit\u00e0 della persecuzione. La vicenda umana degli ufficiali e dei soldati fu in parte diversa. Gli ufficiali furono<br>bersagliati dalla propaganda della RSI e furono fiaccati da mesi di fame e di stenti nei lager, mentre una parte di loro dal gennaio del 1945 fu costretta al forzoso passaggio allo status di lavoratori civili. I soldati e i sottufficiali, invece, ricevettero di massima una sola volta la richiesta di adesione<br>e in seguito al loro rifiuto in massa vennero avviati al lavoro coatto, che prosegu\u00ec anche dopo la trasformazione in \u201clavoratori civili\u201d formalmente liberi, in seguito all\u2019accordo Hitler-Mussolini dell\u2019estate del 1944.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/guerramondiale_internati_militari_italiani_1280-1024x480.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10493\" width=\"512\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/guerramondiale_internati_militari_italiani_1280-1024x480.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/guerramondiale_internati_militari_italiani_1280-300x141.jpg 300w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/guerramondiale_internati_militari_italiani_1280-768x360.jpg 768w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/guerramondiale_internati_militari_italiani_1280.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Anche il primo impatto degli IMI con il sistema concentrazionario nazista fu pi\u00f9 simile a quello dei deportati che a quello dei prigionieri delle altre nazioni in guerra contro la Germania, e fu caratterizzato dalla spersonalizzazione, cio\u00e8 da una serie di pratiche burocratiche in seguito alle quali ciascun individuo venne trasformato in un mero numero: il numero di matricola, inciso su di una piastrina di riconoscimento accanto alla sigla del campo. Tra le formalit\u00e0 d\u2019ingresso c\u2019erano anche la fotografia, l\u2019annotazione dei dati personali in duplice copia su appositi documenti di<br>riconoscimento e la perquisizione personale e del bagaglio, durante la quale gli IMI venivano sistematicamente spogliati di tutto; infine erano sottoposti al bagno e alla disinfezione personale e degli abiti, prima di essere assegnati alle baracche. All\u2019interno dei lager i reclusi conducevano una vita spaventosa a causa della fame, del freddo, dell\u2019assenza di assistenza sanitaria, delle pessime condizioni igieniche e dell\u2019abbrutimento fisico e<br>morale derivante dalla prigionia. Particolarmente duro era il momento dell\u2019appello, di norma due volte al giorno, spesso senza esonero per gli ammalati. In molti casi la sopravvivenza era legata all\u2019arrivo dei pacchi alimentari da casa, al mercato nero e alla solidariet\u00e0 dei compagni. Frequenti e cruente erano anche le perquisizioni, spesso in cerca di altri oggetti di qualche valore di cui depredare gli internati o delle radio clandestine.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/internati-militari-italiani-139485.660x368.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10494\" width=\"499\" height=\"278\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/internati-militari-italiani-139485.660x368.jpg 660w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/internati-militari-italiani-139485.660x368-300x167.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 499px) 100vw, 499px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>.<br>La vita degli internati non fu solo disgrazia e miseria, ma anche strenua lotta per resistere alla sopraffazione fisica, psicologica e morale. Un ruolo importante, per molti, lo gioc\u00f2 la fede religiosa, grazie anche all\u2019opera incessante dei circa 250 cappellani militari internati13. Altra componente<br>della resistenza \u2013 specie nei lager degli ufficiali \u2013 furono le numerose iniziative culturali e ricreative che fiorirono, anche grazie alla presenza di alcune tra le migliori menti dell\u2019intellighenzia e delle arti del tempo o del dopoguerra, che tennero conferenze e lezioni ed animarono le discussioni e i dibattiti politico-ideologici. \u00abCos\u00ec \u2013 scrive Alessandro Natta \u2013 nacque un po\u2019 dovunque l\u2019impegno della riscoperta e della riaffermazione dei valori risorgimentali, della conoscenza della realt\u00e0 economica e sociale del nostro Paese, del contatto e del dibattito sul pensiero politico dell\u2019Europa<br>moderna, in modo da mutare in giudizio critico la ribellione sentimentale contro il fascismo e in meditato fatto politico il nostro no\u00bb14. In questo clima \u2013 osserva Claudio Sommaruga \u2013 \u00abnoi uomini, allevati alla scuola fascista e digiuni di democrazia scoprimmo e maturammo la nostra<br>contestazione ideologica\u00bb<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il lavoro e le punizioni<\/h4>\n\n\n\n<p><br>Per i militari avviati al lavoro coatto la vita ruotava prevalentemente intorno ai ritmi e alle esigenze del lavoro stesso: la sveglia era prima dell\u2019amba e, dopo l\u2019appello, le colonne dei prigionieri<br>venivano costrette a diversi chilometri a piedi per raggiungere i luoghi di impiego (a sera facevano lo stesso percorso a ritroso). L\u2019orario di lavoro si aggirava sulle 12 ore al giorno per 6 giorni la settimana, contro le 9 ore dei tedeschi; ma in caso di punizioni o esigenze particolari si arrivava<br>anche a 18 ore per 7 giorni. Oltre al lavoro in fabbrica, in miniera o nei campi, non di rado gli IMI venivano impiegati anche nello sgombero delle macerie e nella sepoltura dei cadaveri dopo i bombardamenti. Essi inoltre erano sottoposti a continue violenze ed erano costretti a lavorare anche<br>in caso di malattia. Questa situazione non cambi\u00f2 neanche dopo la trasformazione dei soldati e dei sottufficiali in \u201clavoratori civili\u201d formalmente liberi.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Anatomia di una Resistenza<\/h4>\n\n\n\n<p>Per effetto di questa situazione circa 50.000 militari italiani trovarono la morte sotto i nazisti, n\u00e9 mancarono feroci eccidi e stragi, specie nelle ultime settimane di guerra. Ma cosa spinse circa 650.000 militari ad andare incontro consapevolmente a tutto questo, rifiutando l\u2019offerta di libert\u00e0<br>legata all\u2019obbligo di indossare la divisa tedesca o della repubblica fascista? Le motivazioni furono varie. In molti casi esse non risposero inizialmente ad una scelta politica antifascista, ma piuttosto alla stanchezza della guerra, alla sfiducia, alla paura, ai tradizionali sentimenti antitedeschi o alla<br>convinzione che il conflitto sarebbe presto finito con la vittoria degli angloamericani. Tuttavia, soprattutto tra gli ufficiali, non mancarono motivazioni ideali, come la fedelt\u00e0 al giuramento al re e la ripulsa nei confronti del fascismo considerato responsabile di quella situazione.<br>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/la_storia_degli_internati_militari_italiani.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10495\" width=\"525\" height=\"317\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/la_storia_degli_internati_militari_italiani.jpg 406w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/la_storia_degli_internati_militari_italiani-300x181.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 525px) 100vw, 525px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Il dramma degli IMI fu anche psicologico, perch\u00e9 era difficile resistere alle sirene dell\u2019arruolamento in quelle condizioni caratterizzate dalla fame, dalle violenze e dal disprezzo della popolazione civile<br>che li additava come \u201ctraditori\u201d e \u201cporci badogliani\u201d. Il \u201cno\u201d all\u2019adesione, inoltre, non fu una scelta facile, anche perch\u00e9 fu pronunciato da una generazione di italiani che per venti anni era stata educata al \u201ccredere, obbedire e combattere\u201d e inquadrata nelle formazioni fasciste fin da bambini. Inquesto clima avvelenato i propagandisti tedeschi e della RSI proponevano continuamente di aderire, in particolare agli ufficiali, per riconquistare la libert\u00e0 e poter tornare in Patria alle proprie famiglie.<br>In realt\u00e0 la loro adesione era necessaria sia per ricostituire l\u2019esercito della RSI, sia per ridare un qualche prestigio agli occhi dell\u2019opinione pubblica italiana alla causa nazi-fascista. A posteriori,<br>quindi, non si pu\u00f2 non riconoscere il rilievo di autentica Resistenza che quella scelta di massa assunse, fornendo un contributo concreto al crollo del nazifascismo e al successo della guerra di liberazione italiana ed europea sul piano militare, politico e culturale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Mario Avagliano<\/em> e <\/strong><em><strong>Marco Palmi<\/strong>eri<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"100\" height=\"100\" class=\"wp-image-10520\" style=\"width: 100px;\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/12698445_1002103243238042_6338083047827156299_o.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/12698445_1002103243238042_6338083047827156299_o.jpg 1200w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/12698445_1002103243238042_6338083047827156299_o-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/12698445_1002103243238042_6338083047827156299_o-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/12698445_1002103243238042_6338083047827156299_o-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/12698445_1002103243238042_6338083047827156299_o-768x768.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 100px) 100vw, 100px\" \/><\/a><br>Il saggio in PDF su <a href=\"http:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/brevestoriadellinternamentomilitare.pdf\">http:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/brevestoriadellinternamentomilitare.pdf<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><br>.<\/p>\n<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-bottom-left\"><a href=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10490?print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-print-title\">Download in PDF<\/span><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Ciascun individuo venne trasformato in un mero numero: il numero di matricola, inciso su di una piastrina di riconoscimento accanto alla sigla del campo&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":10519,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[148,517,502,503],"tags":[],"class_list":["post-10490","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-148","category-archivio-igo","category-la-domenica-del-magazine","category-saggistica"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Breve storia dell\u2019internamento militare italiano in Germania. 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