{"id":11495,"date":"2022-01-18T08:00:00","date_gmt":"2022-01-18T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/?p=11495"},"modified":"2022-01-17T13:54:00","modified_gmt":"2022-01-17T12:54:00","slug":"i-santi-di-gennaio-tra-presente-e-passato-a-mercato-san-severino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/2022\/01\/18\/i-santi-di-gennaio-tra-presente-e-passato-a-mercato-san-severino\/","title":{"rendered":"I santi di gennaio, tra presente e passato, a Mercato San severino"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di <em>Anna Maria Noia<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mercato San Severino, ridente localit\u00e0 del Salernitano \u2013 sita in una favorevole e strategica posizione commerciale della \u201cCampania felix\u201d (cio\u00e8 \u201cfertile\u201d) \u2013 \u00e8 ricchissima di storia e di tradizioni etnografiche. \u00c8 avvolta nella cultura. <strong><em>Tutto ci\u00f2 grazie, tra molto altro, alla millenaria sua storia \u2013 con in primo piano il celebre maniero (risalente all\u2019anno 1000) della famiglia Sanseverino. Una nobile stirpe (o schiatta), che molto lustro ha dato alla cittadina \u2013 gi\u00e0 fiorente all\u2019epoca dei Romani (prima ancora ospitava numerose popolazioni, come Osci e Sanniti). Proprio gli antichi Romani, colpiti dalla centralit\u00e0 \u201ccommerciale\u201d di questo luogo, si insediarono nelle aree che poi essi stessi denominarono \u201cRota\u201d.<\/em><\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p>Questo in quanto veniva pagata, dai molti mercanti che afferivano al nucleo cittadino, una sorta di \u201cpedaggio\u201d sui \u201cveicoli\u201d (carri) che recavano le merci. <em>Questo dazio o gabella era definito \u201crotaticum\u201d. Gi\u00e0 da tale fatto si evince la naturale vocazione, appunto negoziale, del paese. Anche nel Medioevo, con il cosiddetto \u201cmaestro di bando\u201d o \u201cdi banno\u201d [sic!] \u2013 ad istituire mercati e fiere (c\u2019\u00e8 differenza!). <\/em>Questa importante e decisiva figura era detta \u201cAcconciagioco\u201d: si tratta \u2013 anche \u2013 di un cognome tipico della vicina costiera amalfitana; raggiungibile dal borgo montano di Spiano (frazione sanseverinese, che era ben collegata alla costiera \u2013 tramite il valico di Chiunzi). Da questo termine deriverebbe il cognome \u2013 tutto sanseverinese, anzi: spianese \u2013 Acconcia. <strong>Anche ai nostri tempi, il commercio \u00e8 una delle peculiarit\u00e0 della cittadina. Sebbene negli ultimi anni le varie attivit\u00e0 stiano estinguendosi e vanno scomparendo \u2013 abbastanza celermente. Ed inquietantemente. Nonostante i tanti piani per tentare di risollevare le sorti dell\u2019economia in questo centro. \u201cA S. Severino o tavernai o facchini\u201d \u2013 recitava un adagio dei nostri avi contadini \u2013 opportunamente tradotto. A sottolineare l\u2019importanza delle compravendite. Oltre al castello, per\u00f2, vi sono tante altre mirabilia da visitare \u2013 alcune pressoch\u00e9 sconosciute ai pi\u00f9; alle giovani generazioni. Tra queste, il campanile di S. Giacomo; l\u2019eremo di S. Magno nella frazione Acigliano; le chiese di S. Eustacchio e di Piazza del Galdo (entrambi tali vocaboli sono annoverati tra le ben ventidue frazioni di S. Severino) e il bellissimo ma fatiscente (allo stato attuale) sito \u2013 davvero antico \u2013 di S. Maria o S. Marco a Rota, nella frazione Curteri. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pare sia l\u2019insediamento originario dello sviluppo demografico nella cittadina<\/strong>. Ma Mercato San Severino offre, ad eventuali visitatori e\/o curiosi, anche una panoramica di santi e beati davvero molto famosi: \u00e8 il caso, e l\u2019esempio, di S. Severino vescovo \u2013 celebrato (secondo il calendario attualmente in uso) il trascorso 8 gennaio \u2013 e di S. Tommaso d\u2019Aquino \u2013 il 28 gennaio prossimo. Ma anche S. Antonio abate (17 gennaio) e S. Vincenzo martire (22 gennaio) interessano (e ne fanno parte) della \u201cgloriosa storia\u201d (magnifiche sorti e progressive) di Mercato San Severino e dintorni. <strong><em>Di S. Vincenzo, per esempio, sappiamo che \u00e8 patrono della frazione omonima \u2013 in cui \u00e8 posta la chiesa in cui vengono conservati il suo simulacro e quello di S. Pasquale Baylon (17 maggio). Da non confondersi con S. Vincenzo Ferreri del 5 aprile \u2013 anch\u2019egli spagnolo, veneratissimo patrono della citt\u00e0 \u2013 S. Vincenzo martire \u00e8 rappresentato iconograficamente con la \u201cclassica\u201d; consueta palma del martirio, con la dalmatica e con gli strumenti simbolo appunto del suo martirio: il cavalletto; la macina al collo; la graticola o l\u2019uncino. Ad indicare come \u00e8 stato torturato, fino alla morte. Inoltre questo santo, patrono dei vignaioli e della citt\u00e0 di Saint Vincent, reca spesso in mano una pigna d\u2019uva. \u00c8 infine rappresentato \u2013 anche \u2013 con un corvo. <\/em><\/strong>Oltre ai santi citati in precedenza, occorre ricordare anche S. Rocco di Montpellier (commemorato in data 16 agosto) e la Madonna del Rosario. Protettori, con S. Vincenzo Ferreri (l\u2019angelo dell\u2019Apocalisse, per la sua facondia roboante), dell\u2019antico Stato di San Severino. Che si estendeva, una volta \u2013 fino al 1812 circa, secondo alcune fonti storiografiche \u2013 fino alle zone di Siano e Castel San Giorgio. Anche Roccapiemonte (apud o apus montem) in origine era parte dell\u2019Universitas sanseverinese. In questo nostro articolo, proveremo a esplicare la storia e le curiosit\u00e0 di qualcuno di questi taumaturgi e\/o santi che sono parte integrante dell\u2019etnografia e della cultura sanseverinese. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"550\" height=\"412\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-6-castello-di-MSS.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11499\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-6-castello-di-MSS.jpg 550w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-6-castello-di-MSS-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong><em>Partiamo dal misconosciuto S. Severino \u2013 vescovo della zona ungherese (transdanubiana) del Norico. Alcuni studiosi locali affermano che il Norico sia, in realt\u00e0, una parte della Repubblica Italiana. Un santo non molto conosciuto appare, dunque, Severino. Il suo nome ha caratterizzato il paese a partire dal primo millennio: dopo la discesa \u2013 in Italia, al Sud e particolarmente nella fattispecie di San Severino \u2013 dei principi normanni come Roberto il Guiscardo (nel Salernitano) e, al suo seguito, i fratelli Troisio (o Torgisio, da Troyes oppure da Thor \u2013 \u00e8 derivato il nome) ed Angerio \u201cde Rota\u201d.<\/em><\/strong> I fratelli hanno contribuito a \u201ccreare\u201d l\u2019origine dei cognomi Troisi e Filangieri (figli di Angerio). Dapprima Troisio assunse la denominazione \u201cde Rota\u201d, in quanto il nome della cittadina \u2013 in quel periodo \u2013 era ancora quello utilizzato da Romani e (pi\u00f9 tardi) Longobardi. Poi \u2013 dopo una lite con il papa del tempo, che lo scomunic\u00f2 (la scomunica era, per l\u2019epoca, un\u2019onta grandissima \u2013 sia per il potere spirituale che per quello temporale, riferiti e rivolti ai \u201cleader\u201d politici del passato) \u2013 egli si autoproclam\u00f2 \u201cde Sancto Severino<strong>\u201d. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>E, per una sorta di distensione o \u201cdisgelo\u201d nei confronti del pontefice, ecco che Troisio fece portare le ossa dei santi Severino e Sossio nella cittadina. Ci\u00f2 spiega le origini, gli etimi del toponimo. Prima dei Normanni, San Severino era \u201cgovernata\u201d \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 dai Longobardi. Un popolo agli inizi rude, barbaro nel senso \u201cpieno\u201d del vocabolo. Devoto al dio Mitra, osannato nei cosiddetti \u201cmitrei\u201d: anfratti o grotte, caverne naturali destinati al suo culto. Poi essi si convertirono al Cristianesimo, propagando la cultualit\u00e0 di S. Michele. Anche a Mercato San Severino, dove tuttora \u00e8 viva la devozione del santo principe delle milizie celesti. Nella frazione S. Angelo \u2013 \u201ca macerata\u201d (perch\u00e9 si produceva e si lavorava la canapa) soprattutto. Mi-ka-El o Quis ut Deus, ossia: Chi \u00e8 come Dio? Tornando ai Longobardi (uomini \u201cdalle lunghe barbe\u201d o \u201cdalle lunghe alabarde\u201d), dalla loro dominazione \u00e8 rimasta \u2013 a San Severino \u2013 una serie di \u201ctracce\u201d sia topiche che linguistiche. Basti pensare ai gastaldati, veri e propri \u201ccentri di potere\u201d &#8211; retti dai governanti longobardi \u2013 e alle etimologie di Piazza del Galdo o di Galdo di Carifi. Dal longobardo \u201cWald\u201d, \u201cbosco\u201d ma anche \u201cavamposto militare\u201d.<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p><em>E torniamo, adesso, a tratteggiare il profilo di S. Severino. Non senza aver parlato anche di Urbano VI \u2013 un papa che, stando alle attestazioni suffragate da alcune ricerche storiche, sarebbe (il condizionale \u00e8 d\u2019obbligo) nato nella frazione sanseverinese di Acquarola. Al secolo, Bartolomeo Prignano. Ovvero Plinianus. Alcuni possedimenti della famiglia Prignano si trovano \u2013 cos\u00ec pare &#8211; nell\u2019omonima localit\u00e0 tra Soccorso di Fisciano e Montoro (quest\u2019ultimo paese, in Irpinia \u2013 Avellino \u2013 ma vicino a San Severino e al comprensorio provinciale di Salerno).<\/em> <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-1-S.-Severino-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11497\" width=\"193\" height=\"257\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-1-S.-Severino-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-1-S.-Severino-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-1-S.-Severino-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-1-S.-Severino-1024x1365.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-1-S.-Severino.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>Ma descriviamo \u2013 in merito a S. Severino vescovo (secondo alcuni abate) \u2013 l\u2019apposito gonfalone conservato presso la sede municipale di piazza Ettore Imperio. Esso ritrae e raffigura l\u2019effigie di questo santo, con tanto di abito pontificale, bastone pastorale (o baculo \u2013 donde: \u201cimbecille\u201d, \u201cin baculo\u201d ovvero \u201csenza l\u2019appoggio del discernimento\u201d) e con una \u201cmitra\u201d in testa. Stando ad alcuni studiosi, questo stemma ufficiale del Comune conterrebbe un innegabile anacronismo: fino a un certo periodo storico, difatti, sembra che agli abati o ai vescovi non fosse conferita la mitra, invece sul gonfalone l\u2019immagine prevede proprio la mitra. Sempre sullo stemma, compaiono le lettere: \u201cV S S\u201d. Indicano il concetto \u201cUniversitas Sancti Severini\u201d: \u201cUniversit\u00e0 \u2013 o centro amministrativo \u2013 di San Severino\u201d. Alcuni \u2013 pur illustri ed autorevoli \u2013 storici locali hanno descritto queste lettere alfabetiche come appartenenti all\u2019acronimo \u201cVescovo di San Severino\u201d. Ma \u00e8 un errore evidente, scaturito dall\u2019uso della lettera \u201cV\u201d. La \u201cV\u201d \u2013 presso gli antichi Romani \u2013 stava a rappresentare anche la \u201cU\u201d. Inoltre, nella lingua latina \u201cVescovo\u201d \u00e8 tradotto con \u201cEpiscopus\u201d. Il gonfalone consta poi di una corona turrita, a identificare la potenza e l\u2019opulenza della cittadina. Per di pi\u00f9 vi sono \u2013 a coronare l\u2019icona del santo \u2013 dei rametti di alloro o lauro (metaforizzanti la vigoria \u201cmorale\u201d) e di quercia (una pianta che d\u00e0 nome alla collina Cerelle) \u2013 per la forza \u201cfisica\u201d.<\/em><\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p><em>Differente \u00e8, invece, il simbolo della \u201cfamiglia\u201d Sanseverino: uno scudo con campo grigio (o pardiglio) e una fascia (orizzontale o diagonale) di colore rosso. Questo il vessillo originario; poi, con le moltissime annessioni di contee (ad esempio quella di Marsico), regni e possedimenti vari, lo stemma si freger\u00e0 di altri elementi metaforici. Tempo fa, questo elemento era il \u201clogo\u201d della Regione Campania. La leggenda vuole che lo stemma dei Sanseverino fosse stato ispirato dall\u2019armatura di un soldato sanseverinese: il grigio starebbe per la cotta e la maglia, mentre il rosso sarebbe il sangue del cavaliere ferito in battaglia: o della schiera sanseverinese o di un milite avversario. <\/em>Tutto molto affascinante, in realt\u00e0! San Severino visse tra il 410 e il 482. Le notizie pervenute su questo personaggio narrano del suo arginare l\u2019invasione dei barbari Rugi; anche in Italia. Le sue gesta sono state tramandate dal suo discepolo Eugippio, nonch\u00e9 dal diacono Pascasio. Pare che gli stessi invasori Rugi \u2013 alla fine \u2013 si convertirono alla fede cristiana, proprio per l\u2019operato di questo umile anacoreta. Vestito \u2013 in alcune effigi \u2013 di una semplice tunica e di un cilicio. <strong>E veniamo \u2013 adesso &#8211; a San Tommaso \u2013 l\u2019Aquinate. Passando per S. Antonio abate (da non confondersi con S. Antonio \u201cdi\u201d \u2013 e non \u201cda\u201d \u2013 Padova; originario di Lisbona \u2013 via Belen o Betlemme: \u201ccasa del pane\u201d; 13 giugno).<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"171\" height=\"294\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-3-S.-Antonio-Abate.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11496\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Il santo del 17 gennaio riprende il mito greco di Prometeo, che rub\u00f2 il fuoco agli dei e lo port\u00f2 agli uomini. In seguito Pandora (\u201ctutto dono\u201d) scoperchi\u00f2 i vasi in cui erano contenuti \u2013 secondo la mitologia \u2013 i mali del mondo e Prometeo fu condannato a farsi beccare il fegato, organo il cui tessuto notoriamente ricresce, da un\u2019aquila. S Antonio \u00e8 rappresentato quindi con il fuoco e con il maialino \u2013 sempre al suo fianco. Uno dei suoi simboli \u00e8 il Tau francescano \u2013 a forma di croce e, al contempo, di saio per l\u2019appunto francescano. Patrono del fuoco e dell\u2019herpes zoster (malattia detta anche \u201cfuoco di S. Antonio\u201d) \u00e8 invocato \u2013 assieme a S. Barbara, venerata il 4 dicembre \u2013 per tutto ci\u00f2 che attenga al fuoco o alle attivit\u00e0 \u201cpiriche\u201d. Per esempio, \u00e8 protettore dei ceramisti e dei panettieri.<\/em> A Mercato San Severino, S. Antonio \u00e8 \u2013 tradizionalmente \u2013 colui che d\u00e0 inizio al carnevale. \u201cSant\u2019Antonio: canti, maschere, balli e suoni\u201d \u2013 \u00e8 un motto, uno slogan esplicativo della sua \u201cpresenza\u201d sul calendario in pieno inverno. Un altro detto \u00e8 \u201cS. Antonio, prenditi il vecchio e dacci il nuovo\u201d. Ricordiamo \u2013 a proposito del taumaturgo \u2013 che il fuoco \u00e8 da tempo immemore importante elemento apotropaico (cio\u00e8 di allontanamento degli spiriti immondi) e lustrale. Come lo \u00e8 l\u2019acqua \u2013 elemento opposto ma anche similare. Sempre a San Severino, per S. Antonio venivano effettuati numerosi fal\u00f2; \u201cfracchie\u201d o \u201cfucar\u00f2ni\u201d. \u201cFucan\u00f2li\u201d a Campagna (Salerno) \u2013 dove la tradizione delle \u201cvampe\u201d \u00e8 rimasta viva almeno ai periodi precedenti il famigerato Covid. Sia sul sagrato delle chiese che dinanzi alle abitazioni \u201cprivate\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p> <strong><em>Ma questo santo \u00e8 da rimembrare per la gastronomia: ecco \u2013 di seguito &#8211; il menu che a San Severino viene preparato in occasione del 17 gennaio. Essendo il patrono dei focolari domestici \u2013 nonch\u00e9, con S. Magno, degli animali, anch\u2019essi domestici (ma anche dei maiali; comunque una volta \u2013 sempre nel Sanseverinese \u2013 si benedicevano gli animali delle fattorie, in occasione della ricorrenza del santo) \u2013 i piatti per S. Antonio sono a base di ingredienti \u201cpoveri\u201d. Ricchissimi di gusto e di calorie, in realt\u00e0. Probabilmente l\u2019espressione di piatti \u201cpoveri\u201d, nella cultura contadina e\/o \u201ccampagnola\u201d dei nostri antenati, risiede solo nella facile reperibilit\u00e0 \u2013 in natura \u2013 degli ingredienti stessi. Ecco sua maest\u00e0 il soffritto; ecco la regina delle tavole \u2013 ovvero: la tanto gustosamente decantata minestra \u201cmaritata\u201d. Ecco tanti altri piatti della cultura popolare gastronomica sanseverinese. Il soffritto \u2013 nelle cucine di questa cittadina \u2013 viene preparato sminuzzando minuziosamente cuore; polmone; trachea e rognone (rene) del maiale. Oppure della mucca (vitello). Intanto si mette a bollire \u2013 \u201cpippiare\u201d \u2013 un denso e corroborante sugo a base di concentrato di pomodoro; peperoni rigorosamente rossi; foglie di alloro o lauro. Alcuni spargono un abbondante spolverata di formaggio pecorino grattugiato. Il soffritto pu\u00f2 benissimo essere mangiato come piatto unico \u2013 magari con del pane biscottato (o \u201cmascuotto\u201d oppure \u201cgranone\u201d \u2013 specialit\u00e0 della cittadina limitrofa di Bracigliano) sotto \u2013 oppure andare a \u201ccondire\u201d i bucatini o i vermicelli. Ancora, per il 17 gennaio si preparano le braciole \u2013 sempre suine \u2013 e il migliaccio. Una \u201ctorta\u201d di farina di mais. Del porco non si butta via nulla, anche il grasso \u00e8 utile. Ricordiamo il \u201cvuccul\u00e0ro\u201d o guanciale e soprattutto la sugna (strutto, detto \u201cnzogna\u201d \u2013 in vernacolo). Un elemento \u201cpesante\u201d \u2013 se vogliamo \u2013 che una volta era conservato nelle vesciche di bovini, nelle macellerie. Proseguendo, sempre a base di grasso di maiale sono i ciccioli o \u201csfr\u00ecttole\u201d. Altrimenti detti cigoli. Sono pezzettini di lardo sfiziosi ma \u201ccalorici\u201d. Inoltre non si disdegna \u2013 a Mercato San Severino e dintorni \u2013 di preparare il \u201cpastiere\u201d (rigorosamente al maschile, da non confondersi con la pastiera pasquale \u2013 ovvero la \u201cpizza di grano\u201d o \u201cdi riso\u201d). Il pastiere di maccheroni \u2013 nelle versioni salata e dolce. Coronato da foglie di alloro. Come dolci, famosissimo \u00e8 il sanguinaccio \u2013 a base di sangue di maiale; cioccolata; liquore; pinoli; canditi e altro. Sono tipici della cucina di S. Antonio anche i krapfen e le castagnole. Pure i calzoncelli di castagne. In vista del carnevale, ecco anche le chiacchiere (cenci, bugie, frappe). E gli scaldatelli o \u201cscauratielli\u201d.<\/em><\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p>Ricordiamo che nella civilt\u00e0 contadina l\u2019uccisione dei maiali \u2013 che avveniva, ritualmente, proprio tra gennaio e febbraio \u2013 era un vero e proprio \u201cspettacolo\u201d etnografico. Una prova di passaggio dall\u2019infanzia alla maturit\u00e0. Coinvolgeva \u2013 sacralmente \u2013 tutta la famiglia, dai pi\u00f9 adulti ai piccoli. Ognuno aveva una mansione diversa. Antiche consuetudini, del bel tempo che fu. Sperando che l\u2019armonia e l\u2019unit\u00e0 familiari possano essere riprese, quanto prima, alla fine della pandemia. <em>Per concludere, idealmente, questa \u201ccarrellata\u201d di santi \u201cinvernali\u201d di gennaio ecco a tutti il dotto e illustre San Tommaso D\u2019Aquino. In estate, invece, \u00e8 il tempo (solenne) del principe di Montpellier e jacopeo (pellegrino verso Santiago, S. Giacomo il maggiore) Rocco. Ricorre il 16 agosto e assume il nome \u2013 germanico \u2013 di \u201cHrock\u201d (\u201cuccello sacro\u201d, forse \u201ccorvo\u201d). Di lui occorre dire che \u00e8 invocato contro le pestilenze \u2013 essendosi anch\u2019egli ammalato appunto di peste \u2013 e che \u00e8 iconograficamente rappresentato con la cappa santa (conchiglia) e con il bastone pastorale: il gi\u00e0 citato baculo. Detto in vernacolo partenopeo: \u201cper\u00f2ccola\u201d. \u00c8 raffigurato con un cane che gli reca un tozzo di pane, direttamente dalle mense del padrone \u2013 un certo Gottardo. \u00c8 patrono dell\u2019antico Stato di Sanseverino (dal 1600 al 1800), i cui confini andavano fin verso Castel San Giorgio, Siano, Penta di Fisciano. Non a caso, ancora oggi \u2013 in tali localit\u00e0 \u2013 i festeggiamenti per S. Rocco sono fervidi e sentiti.<\/em> A Siano, in particolare, il 16 di agosto si assaggiano la tipica e celebre braciola di capra, con la perc\u00f2ca (variet\u00e0 di pesca pi\u00f9 dura e gialla) inzuppata nel vino. Rigorosamente rosso. Basta cos\u00ec con S. Rocco. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>E veniamo a S. Tommaso, l\u2019Aquinate \u2013 perch\u00e9 la sua (ricca) famiglia possedeva delle propriet\u00e0 a Fossanova e ad Aquino \u2013 zone entrambe laziali. Ma cosa c\u2019entra il tomista, il patrista (il tomismo e il patrismo sono branche della filosofia e della teologia \u201cclassiche\u201d) con San Severino? \u00c8 presto detto: le sorelle del santo, autore del \u201cPange lingua\u201d (meglio noto come \u201cTantum ergo\u201d, cantato di norma il gioved\u00ec di Pasqua), pare fossero andate in sposa a due principi della famiglia Sanseverino. Per la precisione, le sorelle di San Tommaso si chiamavano Maria e Teodora. Alcuni studiosi parlano di una sola sorella \u2013 sposata ai nobili di questa citt\u00e0. San Tommaso d\u2019Aquino ricorre il 28 gennaio prossimo venturo. In precedenza, il calendario riportava il suo nome in data 7 marzo; in questo giorno, una volta, i Sanseverinesi che andavano a scuola effettuavano il cosiddetto \u201cprecetto pasquale\u201d. Infatti Tommaso \u00e8 patrono degli studenti universitari (mentre S. Remigio era patrono degli scolari delle \u201cprimarie\u201d, S. Giuseppe da Copertino invece proteggeva gli studenti adolescenti). La scuola secondaria di primo grado \u201cSan Tommaso\u201d \u00e8 intitolata al Nostro, Dottore della Chiesa, proprio per questo.<\/em><\/strong> E anche perch\u00e9, narra la leggenda, il santo (detto \u201cbue grasso\u201d, \u201cbue pingue\u201d \u2013 in quanto forse affetto da gotta) gi\u00e0 vicino alla morte ma in viaggio verso il Concilio di Lione, torn\u00f2 a salutare (per l\u2019ultima volta) le sorelle a San Severino. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-2-S.-Tommaso-dAquino.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11498\" width=\"237\" height=\"260\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-2-S.-Tommaso-dAquino.jpg 350w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-articolo-Santi-di-Mercato-San-Severino-num-2-S.-Tommaso-dAquino-273x300.jpg 273w\" sizes=\"auto, (max-width: 237px) 100vw, 237px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Proprio sul castello, esattamente nella chiesa palaziale (cio\u00e8 per i nobili; quella per il popolino era detta \u201cpieve\u201d o \u201cplebana\u201d \u2013 ed era dedicata a S. Nicola) di S. Maria, pare abbia vissuto l\u2019estasi della beata visione del Paradiso. Sono le cronache a tramandarcelo. Anche a cura del fedele suo biografo, Reginaldo o Eginardo. Curiosit\u00e0: S. Tommaso era ghiotto di alici secche \u2013 e volle assaggiarne anche in punto di morte. Anche S. Francesco d\u2019Assisi era goloso di mostaccioli, anch\u2019egli ne volle provare uno \u2013 mentre agonizzava. Tante le cose interessanti da sapere, e da tramandare, su San Tommaso: nelle immagini appare sempre vestito da frate domenicano; ha un sole dorato sul petto. Reca in mano, spesso (nelle immagini), la sua opera pi\u00f9 conosciuta e apprezzata: la \u201cSumma o Somma Teologica\u201d. Era molto fervente, nelle sue pubblicazioni e nell\u2019eloquio.<\/strong> Anche S. Vincenzo Ferreri e S. Domenico di Guzman (da cui, probabilmente, deriva il cognome Cusumano o Cosimato) sono vestiti con lo stesso saio bianco e nero. Anche S. Caterina. E non a caso sono santi presenti nella chiesa di S. Giovanni in Parco \u2013 sempre a S. Severino. Vicino al municipio e alla suddetta scuola media, che porta il nome di questo taumaturgo. <em>Dapprima, tale scuola (pare che il progetto originario prevedesse \u201ccanoni\u201d fascisti, ma l\u2019istituzione \u00e8 stata realizzata negli anni \u201960) si chiamava \u201cSalvatore Colonna\u201d. Maestro e pedagogista sanseverinese, nonch\u00e9 suocero del podest\u00e0 di San Severino negli anni \u201920 e \u201930.<\/em> Tra i personaggi storici \u2013 in varie epoche \u2013 presenti a S. Severino citiamo anche il sindaco Agostino Guerrasio \u2013 cui sono intitolate delle strade; Amato Bilotta; Ettore Imperio; don Gregorio Portanova; ma anche i pi\u00f9 \u201crecenti\u201d padre Gabriele Cuomo; padre Modesto Russo; Emilio Pesce; Orlando Ruggiero; don Salvatore Guadagno; Antimo Negri; Sabato Califano; Gino Noia; Salvatore, Girolamo e Vincenzo Liguori e tanti altri. <strong>Finiamo qui, consigliando ai pi\u00f9 curiosi di \u201caffrontare\u201d la vita e gli esempi offerti da San Tommaso, nonch\u00e9 dagli altri santi \u2013 pi\u00f9 o meno famosi \u2013 di cui \u00e8 sempre stata ricchissima la pur piccola (ma importante!) realt\u00e0 di Mercato San Severino. Perch\u00e9 conoscere il nostro passato equivale a vivere meglio il presente e \u2013 soprattutto \u2013 il futuro!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"100\" height=\"100\" class=\"wp-image-6058\" style=\"width: 100px;\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Anna-Maria1.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Anna-Maria1.jpg 674w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Anna-Maria1-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Anna-Maria1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 100px) 100vw, 100px\" \/>  <em><span class=\"has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color\"><strong><a href=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/?s=Anna+Maria+Noia+\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Anna Maria Noia <\/a><\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-bottom-left\"><a href=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11495?print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-print-title\">Download in PDF<\/span><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viaggio nella storia, tra i piu\u2019 noti personaggi del calendario sanseverinese \u2013 per 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