{"id":1373,"date":"2015-07-03T18:03:43","date_gmt":"2015-07-03T16:03:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/?p=1373"},"modified":"2019-08-26T18:07:04","modified_gmt":"2019-08-26T16:07:04","slug":"pensieri-contemporanei-intervista-a-mimmo-oliva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/2015\/07\/03\/pensieri-contemporanei-intervista-a-mimmo-oliva\/","title":{"rendered":"Pensieri Contemporanei: intervista a Mimmo Oliva"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Partendo dai dati sull\u2019astensionismo elettorale, e in particolare sul crollo diffuso del numero dei votanti tra 1\u00b0 e 2\u00b0 turno delle ultime consultazioni, si pu\u00f2 affermare che la partecipazione politica \u201caffascina\u201d sempre meno? <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa Politica ha un suo fascino da sempre. \u00c8 questa politica che affascina sempre meno. Sicuramente, c\u2019\u00e8 di vero che la forma partito non affascina pi\u00f9: non c\u2019\u00e8 partecipazione, chiarezza, coerenza&#8230;potremmo continuare all\u2019infinito. I partiti tradizionali sono stati svuotati. Quelli di oggi sono circoli di esclusivi \u2013 se va bene \u2013 o comitati d\u2019affari. In questi giorni il messaggio arriva \u2013 finalmente \u2013 da qualcuno al vertice: il \u201cpotere per il potere\u201d \u00e8 una rappresentazione plastica di quanto accade, ma da troppo&#8230; L\u2019astensionismo \u00e8 anche conseguenza di questo. Come ho gi\u00e0 avuto modo di sottolineare pi\u00f9 volte, i partiti sono fondamentali per questa democrazia. Ma non quelli di oggi, per\u00f2! Domande interessanti, spesso non prese sufficientemente in considerazione sono: Quanto contano gli uomini e le donne in un partito? E che rapporto hanno \u201cgli eletti\u201d con la \u201cbase\u201d? O contano solo le gerarchie? E fondamentalmente, qual \u00e8 il beneficio per la collettivit\u00e0 \u2013 che sostiene comunque dei costi \u2013 nell\u2019avere questo o quel partito? &#8230; Il fatto \u00e8 che, senza risposte convincenti, il partito diventa un sistema elettorale punto e basta. Bisogna che si rifondino i partiti, ma il focus dovrebbe essere sulla la trasparenza del rapporto tra la base e l\u2019eletto, tra il partito e il suo territorio. Chi riuscir\u00e0 a interpretare prima e meglio questo punto, sar\u00e0 il riferimento per molti\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Nell\u2019immaginario collettivo si consolida la convinzione che i partiti siano concretamente\nin mano a grandi elettori. Secondo lei \u00e8 vero, perch\u00e9 e chi sono?\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 pi\u00f9 di un\u2019impressione&#8230; ma i notabili \u2013 o i califfi, mi si lasci passare il termine \u2013 nei partiti, ci sono sempre stati. Ma erano partiti \u201cconservatori\u201d. Oggi, invece, l\u2019impressione che si ha \u00e8 che siano dappertutto o quasi. I motivi sono diversi, ma tendenzialmente questo appesantisce il sistema politico e, a differenza di quanto accadeva in passato, gli fa perdere credibilit\u00e0. Proviamo a iscriverci a un partito, a esempio: La prima domanda che ci sentiremo fare sar\u00e0 \u201cchi \u00e8 il tuo referente?\u201d. E se vuoi contribuire senza essere un portatore di pacchi di tessere, praticamente, non sei proprio considerato, sprechi energie e quindi \u201csei sprecato\u201d. E in questo particolare momento storico \u00e8 intollerabile, \u00e8 una situazione completamente distante dalla realt\u00e0. Grandi elettori. L\u2019impressione \u00e8 che non siano sempre gli stessi, ma \u00e8 un cambiamento solo apparente, direi gattopardesco\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p><em>A suo giudizio, cos\u2019\u00e8 e quanto conta la credibilit\u00e0 in politica?\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa credibilit\u00e0 conta sempre. Ma pesa anche: la politica \u00e8 fatta di decisioni e decisori, e\nin alcuni casi i decisori \u201cpesano\u201d negativamente la credibilit\u00e0. Questo comportamento \u00e8\numano, e in quanto tale va corretto con regole che tendano al miglioramento della classe\ndirigente. Ma questo non accade quasi mai spontaneamente. Siamo passati da una grande\nsperanza di cambiamento a una delusione; a oggi necessitiamo di una svolta vera, ma \u00e8\nl\u2019intero sistema che ormai sta andando in tilt: La delegittimazione \u00e8 la fase cronica della\nmancanza di credibilit\u00e0. Quello che c\u2019\u00e8 dopo, \u00e8 territorio inesplorato\u00bb.\n<\/p>\n\n\n\n<p><em>La politica di governo sembra annaspare nel tentativo di dare risposte concrete ai bisogni\nreali dei cittadini. I numeri disegnano un paese frammentato e al collasso. Qual \u00e8 il senso di\n\u201cpartito liquido\u201d lanciato da Renzi in una fase in cui l\u2019offerta politica non riesce a incontrare\nla domanda?\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa politica \u00e8 stata dal dopoguerra sempre in contatto con la societ\u00e0. Rapporti complessi, ma di cui oggi c\u2019\u00e8 solo un vago ricordo. Questo ha funzionato fin quando strade alternative non si sono aperte ed hanno reso possibili altri percorsi di impegno o emancipazione. La politica \u00e8 rimasta indietro, preservando pi\u00f9 la propria nomenclatura che il rapporto con la realt\u00e0 che si apriva a scenari sempre pi\u00f9 nuovi. Questo scollamento \u00e8 stato percepito da molti, che in tempi e modi diversi ne hanno preso atto. Il Sud non ha pi\u00f9 identit\u00e0 collettiva. Qualcuno ne parla?!? \u00c8 palese che esso sia ormai un territorio avvilito, che si sente abbandonato: basta camminare per le strade delle proprie citt\u00e0 e ci si rende conto che non si ha pi\u00f9 alcuna voglia di \u201cagitarsi\u201d, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 decoro&#8230; Chi non ha lavoro non lo cerca nemmeno pi\u00f9, e il paradosso maggiore \u00e8 che tutto questo sembra \u201cnormale\u201d. L\u2019impressione \u00e8 di essere \u2013 ovunque vai \u2013 in una periferia di un centro lontano&#8230; forse una periferia marziana! Quanto poi al partito liquido, si dovrebbe precisare bene cosa s\u2019intende. In questo momento trasparenza e democraticit\u00e0 sono le richieste pi\u00f9 forti che vengono da una parte sempre maggiore di elettorato. Il resto, alla lunga, \u00e8 visto solo come fumo negli occhi\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Se \u00e8 vero che la fiducia nelle istituzioni abbia toccato il fondo a quali rischi si espone\nil Paese?\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abI partiti \u2013 e le istituzioni in genere \u2013 nascono in un contesto storico preciso e si adeguano ai mutamenti della societ\u00e0. O quantomeno dovrebbero. La distanza relativa tra queste due categorie dipende dal momento storico. Ma quando divergono, iniziano a esserci problemi. Bisogna assolutamente prendere atto del momento particolare, ci vuole un\u2019immediata assunzione di responsabilit\u00e0. Ma di chi?!? Di ciascuno, si potrebbe obiettare. Ma non \u00e8 una risposta che mi convince. L\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 riguarda tutti i segmenti che compongono una societ\u00e0, ma il rischio \u00e8 che chi detiene in qualche modo una forma di potere nel nostro Paese \u2013 a tutti i livelli, e non mi riferisco solo alla politica \u2013 sia il primo a chiamarsi fuori dal nuovo corso. Che \u00e8 gi\u00e0 in atto, solo in fase troppo latente per essere percepita dai pi\u00f9\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Gli sbarramenti elettorali privano la rappresentanza parlamentare a molti milioni di votanti. Come si coniuga questo diritto negato con la necessita di governare? E, secondo lei, esiste una modalit\u00e0 alternativa? <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOggi chi rappresenta chi? Non \u00e8 una provocazione: nel momento in cui alcuni, avendo deciso che bisognava concentrarsi in lotte di vertice o di corrente, hanno prodotto quasi ovunque frammentazione, servilismo, omert\u00e0, mediocrit\u00e0 e apatia. Chi stava fuori o rifiutava questo contesto veniva emarginato, senza appello. Oggi anche questo sistema sta implodendo, anzi direi che \u00e8 imploso. Risultato? Si cerca di tenere su con tutti i mezzi un generico \u201cgoverno\u201d delle cose e delle persone che non giova ormai pi\u00f9 a nessuno. Si noti, poi, che se \u00e8 ancora vera la suddivisione dei poteri montesquieuiana, la cesura pi\u00f9 netta del sistema partitico rispetto alla rappresentanza \u00e8 avvenuta a livello legislativo: si discute spesso, e tanto in questi giorni, del fatto che i partiti siano incapaci di effettuare un controllo interno credibile, il che espone rappresentanti di primissimo livello ad accertamenti quantomeno imbarazzanti da parte della magistratura&#8230;ma davvero poco o nulla si discute del fatto che quegli stessi rappresentanti delegano l\u2019intero loro potere a terzi, siano questi lobbisti, imprenditori o grandi elettori, vuoi perch\u00e9 i partiti oggi non solo non riescono a selezionare, ma sono incapaci di formare la classe dirigente. Il risultato \u00e8 che le comunit\u00e0 sono costrette a scegliere tra individui senza competenze, a volte incapaci, per cui la rappresentanza, gi\u00e0 colpita duramente dalla massificazione e omologazione, nei fatti svapora. Si parla tanto di burocratizzazione della Comunit\u00e0 Europea, ma la realt\u00e0 \u00e8 che questo processo \u00e8 nato nei territori, e passa per la trasformazione dei partiti. E se la rappresentanza senza governo porta instabilit\u00e0, il contrario sappiamo bene dove porta\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel quadro istituzionale attuale sembra difficile definire quanto il Sud conti nelle priorit\u00e0 dell\u2019agenda politica di governo. Quali sono secondo lei i motivi e cosa si pu\u00f2 fare per riportare la questione meridionale al centro della partita? <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSe si pensa al Sud Italia, al Mezzogiorno, \u00e8 evidente che in questa fase c\u2019\u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di fare sistema. \u00c8 un peccato originale di tutta una classe dirigente, ma non si ferma a questa: l\u2019abbiamo visto con il mancato sviluppo prima e con la deindustrializzazione poi; si sono fatti strada individualismi che non hanno saputo, voluto o potuto rappresentare che delle meteore, per quanto notevoli o illustri. Ma dati e percezioni puntano tutti nella stessa direzione, e indicano qualcosa di pi\u00f9 di un arretramento: \u00e8 in atto uno smembramento del tessuto sociale, produttivo, economico e umano, aggiungerei; gli esempi in controtendenza sono pochi, e utili a verificare proprio la complessit\u00e0 e gravit\u00e0 del fenomeno, per cui \u2013 senza poter mettere le risorse a sistema \u2013 le occasioni, inevitabilmente, vengono sprecate. Se si pensa al Sud in una visione pi\u00f9 ampia \u2013 in Europa, per esempio, o nel Mediterraneo \u2013 si colgono aspetti simili, che per\u00f2 hanno una portata pi\u00f9 vasta. Pensiamo a ci\u00f2 che sta avvenendo in Grecia: ovunque si sono create due fazioni, una contro l\u2019altra, e su questa linea, l\u2019unico effetto \u00e8 l\u2019esasperazione degli animi. Ma davvero qualcuno crede che si possa governare un continente con tradizioni e diversit\u00e0 millenarie dall\u2019attico di un palazzo? Ci sono diversit\u00e0 e contraddizioni che non possono essere appianate con un tratto di penna: governare non vuol dire giudicare o parteggiare, e senza equit\u00e0 e solidariet\u00e0 non si fanno ponti, ma muri. E i muri sono fatti per cadere: prima o poi una strada si trover\u00e0. Se poi guardiamo un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0, su quelle coste che guardano le nostre coste, stessa causa, stessi effetti, e talvolta identit\u00e0 di attori e moventi. E si passa dai milioni, alle decine di milioni alle centinaia di milioni di uomini e donne, che vivono di drammi e di speranze. Tutto attorno a un modello che \u00e8 arrivato al capolinea. Lo sapevamo gi\u00e0 quarant\u2019anni fa, ma abbiamo fatto finta di non capire\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Qual \u00e8 il peso specifico delle attivit\u00e0 politiche locali e in che modo possono influire sulle\ndinamiche delle strategie globali?\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCredo che la risposta pi\u00f9 semplice sia davanti ai nostri occhi. Per fare un esempio, si potrebbe guardare alla cura con cui i grandi marchi internazionali siano attenti a quella che, banalmente, \u00e8 la reputazione. Adesso, se \u00e8 vero che un potere enorme \u00e8 riposto nei cosiddetti mercati, \u00e8 anche vero che mai come oggi, grazie soprattutto a potenti ed efficaci strumenti di comunicazione, questo squilibrio \u2013 mai tanto enorme \u2013 pu\u00f2 essere superato: le libert\u00e0 individuali di scelta, se convogliate, possono l\u00e0 dove nessun altro strumento \u201ctradizionale\u201d potrebbe. Alla base del cambiamento possibile c\u2019\u00e8 la consapevolezza di questa enorme forza. E questa va provata gi\u00e0 in piccolo, sui territori, attraverso forme di organizzazione spontanee e \u201ccontagiose\u201d. Paradigmi ieri fondamentali oggi scricchiolano vistosamente sotto il peso di un\u2019asimmetria insostenibile, e sono destinati a essere superati. Il tempo e il modo in cui ci\u00f2 accadr\u00e0, sono le uniche scelte politiche che ci competono\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Sostanziali e rapide trasformazioni culturali e tecnologiche farebbero pensare che in fondo\nnon si stia peggio rispetto al secolo scorso. Eppure, tra la gente si coglie una diffusa sfiducia\nnel futuro. Come si spiega questa che sembra essere un\u2019apparente contraddizione?\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMiglioramenti considerevoli della qualit\u00e0 della vita dei singoli sono derivati dal binomio progresso tecnico ed economico. Le comunit\u00e0 ne hanno tratto un giovamento considerevole perch\u00e9 la politica, anche al prezzo di scontri durissimi, ha saputo ritagliare uno spazio comune senza il quale non sarebbe stato possibile costruire un paese moderno, e mi riferisco, in particolare, al secondo dopoguerra. In quello spazio comune, con fatica, si \u00e8 cercato di disegnare l\u2019impalcatura di una societ\u00e0 complessa, in primo luogo con una istruzione per tutti, competenze di ogni tipo e livello, quindi infrastrutture, che hanno consentito altre competenze e iniziativa privata, che hanno generato progresso tecnico ed economico, in un circolo virtuoso che ha consentito al sistema paese di diventare una delle prime potenze industriali al mondo. Questo processo per\u00f2 si \u00e8 interrotto prima, ed \u00e8 stato sovvertito poi, vuoi perch\u00e9 gli interessi in gioco sono enormi, vuoi perch\u00e9 il presidio democratico, banalmente, non ha funzionato. E, quando il primato della politica \u00e8 stato soppiantato da scelte personali, il meccanismo si \u00e8 inceppato. \u00c8 stato tenuto in piedi finch\u00e9 si \u00e8 potuto con scelte \u201ccreative\u201d, ma sfido chiunque a contraddirmi sul fatto che \u201csi sapeva\u201d: non avrebbe retto. La globalizzazione, il mercato, la finanziarizzazione dell\u2019economia, hanno poi fatto il resto. Il risultato \u00e8 che oggi ci troviamo in un sistema in cui, per la stragrande maggioranza delle persone \u2013 indipendentemente da meriti o demeriti personali \u2013, il fatto che i figli staranno peggio dei padri \u00e8 una certezza. \u00c8 questa la pi\u00f9 profonda causa di sfiducia. Ma cosa \u00e8 accaduto per le comunit\u00e0? Alcune se la sono cavata meglio di altre. Certe periferie si sono svuotate, per non riempirsi mai pi\u00f9. Oggi assistiamo a una periferizzazione delle citt\u00e0: prima se ne sono andate le industrie; il precariato \u00e8 stato sdoganato; la grande distribuzione \u00e8 passata di mano; i pres\u00ecdi della comunit\u00e0 hanno iniziato a scricchiolare; poi sono stati i negozi a chiudere; la precariet\u00e0 \u00e8 diventata l\u2019unica certezza&#8230; il resto \u00e8 storia di oggi. In linea di massima, non si sta peggio: non si sta, semplicemente. Si parla della disoccupazione giovanile, che nel Sud riguarda un giovane su due, perch\u00e9 non si ha pi\u00f9 il coraggio di guardare il dato complessivo. Ma quelli che sono stati, in modo proprio o improprio, ammortizzatori sociali di questa comunit\u00e0, stanno venendo meno, e questo apre prospettive sociali ed economiche, soprattutto nei centri urbani, che conosciamo solo attraverso la letteratura di fine \u2018800&#8230; E poi, chi o cosa dovrebbe renderti fiducioso? Questo avvilisce, ci sentiamo disarmati, noi non abbiamo e\ngli altri non ci vogliono dare i mezzi. Felici, poi&#8230; ne parliamo tra qualche anno\u00bb.\n<\/p>\n\n\n\n<p><em>La felicit\u00e0 \u00e8 un argomento politico?\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa felicit\u00e0 potrebbe essere un argomento di discussione molto serio e molto pi\u00f9 concreto di quello che sembra. E non bisogna far necessariamente ricorso alla retorica PIL di cui, molti dopo Kennedy, si sono riempiti la bocca. L\u2019argomento \u00e8 realmente rivoluzionario. Tutto dipende dal fatto che ci possa essere una generazione, in questo paese, che vorr\u00e0 fare un sofferto e disinteressato regalo alle generazioni successive. In Italia \u00e8 gi\u00e0 successo: \u00c8 la Costituzione, e quei ragazzi sono i veri padri fondatori. Il loro sacrificio, le loro storie, possono essere il monito per iniziare di nuovo a pensare alla felicit\u00e0 come parte di un progetto politico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\"><em>Peppe Sorrentino <\/em> <\/p>\n<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-bottom-left\"><a href=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1373?print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-print-title\">Download in PDF<\/span><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partendo dai dati sull\u2019astensionismo elettorale, e in particolare sul crollo diffuso del numero dei 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