{"id":22813,"date":"2026-10-16T00:00:00","date_gmt":"2026-10-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/?p=22813"},"modified":"2026-10-15T17:37:32","modified_gmt":"2026-10-15T15:37:32","slug":"sara-carbone-italo-calvino-la-liguria-e-lessenzialita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/2026\/10\/16\/sara-carbone-italo-calvino-la-liguria-e-lessenzialita\/","title":{"rendered":"Sara Carbone: Italo Calvino, la Liguria e l&#8217;essenzialit\u00e0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1456\" height=\"528\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/A-libro-aperto-ok.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22074\" style=\"width:600px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/A-libro-aperto-ok.jpg 1456w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/A-libro-aperto-ok-300x109.jpg 300w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/A-libro-aperto-ok-1024x371.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/A-libro-aperto-ok-768x279.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1456px) 100vw, 1456px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong><sup>\u00a9Polis SA Magazine\u00ae<\/sup><\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Sara Carbone: Italo Calvino, la Liguria e l&#8217;essenzialit\u00e0<\/h1>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<strong><em>Labirinti. Omaggio ad Italo Calvino<\/em><\/strong>&#8221; (Paesaggi di Parole); con la sua opera Sara Carbone, docente e saggista, attua un&#8217;analisi comparatistica dell&#8217;opera calviniana attraverso un percorso a temi e a tracce, scomponendo e ricomponendo i molteplici scritti dell&#8217;autore, ripresentandoli in un &#8220;Cubo labirinto&#8221; in cui la studiosa, ma soprattutto l&#8217;osservatore, trova molteplici tracce e percorsi su cui soffermarsi e analizzare criticamente lo scrittore, di cui l&#8217;anno in corso celebra il centenario dalla nascita. L&#8217;opera ha gi\u00e0 avuto diverse presentazioni, dal Salone del Libro di Torino alla Fiera del Libro di Napoli, al Festival &#8220;Pi\u00f9 Libri, pi\u00f9 liberi&#8221; di Roma, ai Leali di Via Gramsci di Battipaglia (luogo di una mostra dal titolo &#8220;Figure di Italo Calvino&#8221;, dedicata allo scrittore, che sar\u00e0 allestita anche a Castiglione della Pescaia, al Festival Salerno Letteratura di Salerno).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La sua ricerca spazia e analizza in maniera approfondita l&#8217;opera calviniana da un punto focale &#8220;labirintico&#8221;, ponendo come punto di confronto la sua ultima opera, le &#8220;Lezioni americane&#8221;, come possibile &#8220;lettura&#8221; delle altre sue opere. Un&#8217;opera, quella di Calvino, che, pur nella sua complessit\u00e0 e diversit\u00e0, pone l&#8217;elemento localistico molto sviluppato e interessante. Negli anni, Calvino \u00e8 sempre stato legato alla sua Liguria, alla citt\u00e0 di Sanremo. Quale elemento, pensa, sia interessante da studiare nell&#8217;opera calviniana riguardo alla sua attenzione alla sua terra d&#8217;origine?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Intervengono, nell&#8217;idea che matura di uno scrittore con il passare del tempo, non solo le suggestioni dirette prodotte dalla lettura dei suoi testi, ma si impara a figurarselo nella propria mente anche attraverso le sollecitazioni di chi lo ha conosciuto e scritto di lui. Pietro Citati, che inconsapevolmente offriva un titolo all&#8217;opera postuma di Italo Calvino, Lezioni americane, ha dominato con le sue testimonianze il mio lavoro di omaggio allo scrittore sanremese. Tra queste, una in cui ricorda come era nata la sua amicizia con Calvino e quali cose avevano alimentato e cementato il loro sodalizio umano e letterario. \u00abItalo Calvino e io avevamo in comune lo stesso paesaggio: la Riviera di Ponente (&#8230;) le scogliere a picco sul mare, colline di pini e di ulivi (&#8230;) e, poi, appena dietro gli ulivi, i gerbidi e il misterioso Appennino (&#8230;). Appena superate le porte del paese, c&#8217;erano le fasce\u00bb, scrive il critico fiorentino, che incontr\u00f2 per la prima volta Calvino quando questi aveva 24 anni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Credo che l&#8217;elemento interessante dell&#8217;opera calviniana rispetto alla sua terra d&#8217;origine sia proprio, sulla scia della riflessione di Citati, la rapidit\u00e0 del racconto, la sua brevit\u00e0, la &#8220;miniatura&#8221; di tutte le sue narrazioni, la misura della scrittura che segue il metro del &#8220;piccolo&#8221;, dell&#8217;esiguo, dello &#8220;stretto&#8221;. Il &#8220;paesaggio mentale&#8221; di Calvino, che si traduce sulla carta in forme narrative anguste, per cui lo scrittore deve lavorare di fino per costruire in poco spazio \u00aballusioni e prospettive e architetture labili e infinite\u00bb, \u00e8 quello delle &#8220;aride e pietrose&#8221; colline liguri che i contadini organizzavano in fasce, in piccole strisce di terra, dove poter mettere a coltura \u00abqualche pianta di pomodoro, di fagiolini e di zucca\u00bb. Calvino, come i contadini liguri, ha lavorato su pochi ettari di terreno praticabile di carta stampata e, proprio come loro, ha cercato di sfruttare al massimo questa &#8220;superficie&#8221; modesta. La laboriosit\u00e0 dei contadini liguri, che si ingegnavano per portare l&#8217;acqua nelle fasce messe a coltura, \u00e8 il portato ancestrale in uno scrittore altrettanto laborioso e instancabile, che fa dell'&#8221;essenziale&#8221; proprio la cifra della sua \u00abparabola morale\u00bb di scrittore e intellettuale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cesare Pavese scrisse su L&#8217;Unit\u00e0 nel 1947, a proposito di Calvino, che questi cercava di mettere nelle parole tutta la vita che si respira a questo mondo, comprimendola e battendola con un martello per contenerla. Non ci sarebbe stato alcun Calvino narratore &#8220;rapido&#8221; e &#8220;leggero&#8221;, dalla &#8220;mente agile, innamorata della linea retta&#8221;, pervaso da un'&#8221;elegante capacit\u00e0 di stilizzazione&#8221;, se questi, ancora seguendo le suggestioni di Citati, non fosse appartenuto alla Liguria &#8220;mitomane, esuberante e massonica&#8221; della Riviera di Ponente. Nessuno avrebbe mai letto di Cosimo Piovasco di Rond\u00f2 che, tanto era piaciuto a Elio Vittorini, era entrato in contatto con la massoneria e che, come il suo autore ligure, \u00abguardava lo spettacolo del mondo sempre di sbieco o dall&#8217;alto di uno dei suoi alberi\u00bb. Guardare di sbieco per aumentare la superficie praticabile. Guardare dall&#8217;alto come il proprio autore, originario di una Sanremo che \u00abimmaginava di essere stoica e geometrica\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non ci sarebbe mai stato il Calvino delle Lezioni americane, quello della maturit\u00e0, che sembrava essersi ritirato dal mondo nella pace di Roccamare, un luogo che \u00abripeteva il paesaggio ligure. (&#8230;) una striscia di sabbia chiusa tra due promontori, una pineta, una macchia, un piccolo giardino dove tutto sembrava miniaturizzato\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Senza il lascito culturale della propria terra d&#8217;origine, all&#8217;insegna della misura, non sarebbe vissuto un autore immenso e maestosamente cosmopolita che riconobbe come sua missione intellettuale quella di rendersi progressivamente invisibile, fino a scomparire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Negli anni Cinquanta la Sanremo di Calvino stava scomparendo. Il parco di Villa Meridiana, che ospitava piante e fiori di tutto il mondo \u2013 opera di decenni di lavoro e di ricerche del padre e della madre \u2013 era stato cementificato. L&#8217;atmosfera dei tempi della Resistenza era scomparsa anch&#8217;essa, come non fosse mai esistita. Negli anni Sessanta, Calvino concepisce la &#8220;Trilogia dei nostri antenati&#8221;, in particolare il Barone rampante, e sfugge al conformismo inventando un personaggio che vive sugli alberi per dedicarsi alla letteratura. Possiamo essere di fronte a un&#8217;esperienza autobiografica per rispondere a un disagio di quegli anni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sulla dimensione autobiografica della &#8220;Trilogia dei nostri antenati&#8221; e de &#8220;Il barone rampante&#8221; nello specifico, molto si \u00e8 scritto. Andando un po&#8217; indietro negli anni, mi viene in mente, ad esempio, quella biografia &#8220;ragionata&#8221; dedicata a Calvino sul finire degli anni Novanta, di Silvio Perrella, il quale, accennando alla &#8220;passionalit\u00e0 verticale&#8221; di Cosimo, che si concede \u00abil lusso di guardare il mondo alla rovescia\u00bb, raccontava la reazione di un Calvino che, deluso dall&#8217;esperienza di militanza nel Partito comunista italiano, ne ritirava la tessera di iscritto. Ma gi\u00e0 Perrella non circoscriveva la sensazione di disagio provata dallo scrittore in quegli anni, soprattutto a seguito degli accadimenti in Ungheria, a una disillusione politica. Cosimo che sale sugli alberi non pu\u00f2 essere un&#8217;immagine-calco di Calvino che ritira la tessera di partito; andavano coagulandosi diversi fattori, storici e personali, di scrittore, che si tradussero poi nel malessere, nell&#8217;insofferenza manifestati in modo evidente dai protagonisti della trilogia verso una realt\u00e0 \u00abdove si verificano le cause e non gli effetti\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nell&#8217;agosto del &#8217;56, un Calvino reduce dalle &#8220;Fiabe italiane&#8221;, da un progetto editoriale commissionato dalla casa editrice Einaudi, scriveva alla madre Eva Mameli, da Praia, in Calabria, pregandola di non dare a nessuno, tra coloro che lo avessero cercato, il suo indirizzo, neppure alla stessa casa editrice torinese, perch\u00e9 non voleva che nessuno lo importunasse con \u00abquestioni editoriali o altre grane\u00bb ma, soprattutto, perch\u00e9, avendo finalmente trovato tempo e calma, aveva ripreso a scrivere per conto suo. Indirettamente Calvino stava lamentando di aver vissuto un periodo in cui impegni editoriali di scrittore e divulgatore culturale gli avevano sottratto tempo ai suoi appuntamenti privati con la scrittura, alla sua fascia di terra da cui ricavare il maggior raccolto possibile. Non molti giorni dopo, il 12 settembre dello stesso anno, scriveva da Torino a Leonardo Sciascia, comunicando che quello era per lui \u00abun tempo di ripensamenti gravi\u00bb. Calvino andava maturando una visione delle cose e, con essa, un disagio profondo, molto pi\u00f9 complesso di una nuova visione della politica stricto sensu.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sono le parole indirizzate a Franco Fortini il 28 maggio del 1957 a restituire la misura di cosa andava agitando i pensieri dello scrittore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abViviamo un&#8217;epoca buia, non c&#8217;\u00e8 assolutamente nulla che vada bene e non c&#8217;\u00e8 da consolarsi che nel pensiero della brevit\u00e0 della vita. In questa situazione io sto benissimo, devo dire, e mi abbandono finalmente a una totale misantropia che scopro corrispondere pienamente alla mia vera natura\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Credo che questa lettera spieghi molto il Calvino di allora e il Calvino che sarebbe venuto dopo. Annunciato al Fortini un nuovo libro \u2013 Il barone rampante \u2013 gli comunicava la sua convinzione che pi\u00f9 le cose del mondo andavano male e meglio si scriveva. La Trilogia, s\u00ec, esprime il disagio che Calvino maturava in quegli anni; Il barone rampante segnava l&#8217;inizio di quella parabola a scomparire, di cui si diceva prima \u2013 concetto sottolineato anche nella recente biografia dedicata a Calvino da Antonio Serrato Cueto \u2013 e di cui lo scrittore diventava protagonista in quegli stessi anni che gli riservavano &#8220;visibilit\u00e0&#8221; e riconoscimento sociale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00abOmbrosa non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Guardando il cielo sgombro, mi domando se \u00e8 davvero esistita. Quel frastaglio di rami e foglie, biforcazioni, lobi, spiumii, minuto e senza fine, e il cielo a sprazzi irregolari e ritagli, forse c&#8217;era solo perch\u00e9 ci passasse mio fratello con il suo leggero passo di codibugnolo, era un ricamo fatto di nulla che assomiglia a questo filo d&#8217;inchiostro, come l&#8217;ho lasciato correre per pagine e pagine, zeppo di cancellature, di rimandi, di sgorbi nervosi, di macchie, di lacune, che a momenti si sgrana in grossi acini chiari, a momenti si infittisce in segni minuscoli come semi puntiformi, ora si ritorce su se stesso, ora si biforca, ora collega grumi di frasi con contorni di foglie o di nuvole, e poi si intoppa, e poi ripiglia ad attorcigliarsi, e corre e corre e si sdipana e avvolge un ultimo grappolo insensato di parole, idee, sogni, ed \u00e8 finito\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sanremo non \u00e8 pi\u00f9 riconosciuta da Calvino, diventa testo fertile per un racconto, elemento immaginifico. Forse una Sanremo non pi\u00f9 riconosciuta per via di quella &#8220;trasformazione&#8221; edilizia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel 1983, Calvino scrive a Maria Corti che la sua San Remo continua a venire fuori nei suoi libri; naturalmente una San Remo molto diversa da quella che poteva apparire negli anni Ottanta, magari quella di trent&#8217;anni prima, o meglio ancora, come specifica alla sua destinataria, quella di sessant&#8217;anni prima, cio\u00e8 quella di quando era bambino. Se si riporta il discorso all&#8217;argomento appena affrontato, ossia il senso di disagio che pervade l&#8217;animo di Calvino e che traspare nella Trilogia, non risulta difficile aggiungere ai motivi del suo malessere quello di una speculazione edilizia dal ritmo spinto e incalzante propria di quegli anni, che trasforma i luoghi della sua infanzia in \u00abparallelepipedi e poliedri\u00bb di cemento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il 1957 \u00e8 l&#8217;anno della pubblicazione de &#8220;Il barone rampante&#8221;, ma \u00e8 anche l&#8217;anno in cui Calvino si impegna nella stesura de &#8220;La speculazione edilizia&#8221;, che vedr\u00e0 la luce l&#8217;anno successivo. Al critico letterario Aldo Camerino, Calvino lo annuncia, in una sua missiva, come un \u00abracconto psicologico saggistico contemporaneo\u00bb col quale vuole \u00absgranchirsi le gambe dopo il soggiorno arboricolo\u00bb. Tra il romanzo del &#8217;57 e quello del &#8217;58 c&#8217;\u00e8 una continuit\u00e0 narratologica per quanto riguarda i protagonisti: Cosimo Piovasco di Rond\u00f2 e Quinto Anfossi sono entrambi campioni di una fedelt\u00e0 a s\u00e9 stessi nel raggiungimento di un fine; tutti e due si impongono un codice di comportamento a cui restano devoti fino alle estreme conseguenze.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non pu\u00f2 dirsi lo stesso sul versante dell&#8217;ambientazione e del contesto in cui operano i personaggi: la citt\u00e0 &#8220;arborea&#8221; del barone, omaggio ai genitori e metafora dei luoghi d&#8217;infanzia dello scrittore, cede il passo a uno spazio urbano in cui la cementificazione \u00e8 stata messa a sistema. Le citt\u00e0 che frequenta Quinto Anfossi sono gli spazi del Calvino adulto, quello della svolta e del disagio, collocato in modo semplificativo nell&#8217;anno &#8217;57. Quinto \u00e8 un intellettuale della Riviera, infatti, che per fare cultura, per\u00f2, deve spostarsi nelle citt\u00e0 \u2013 per dirla ancora con le parole di Perrella \u2013 \u00abdove si fa cultura\u00bb, e cio\u00e8 Milano e Roma. In questo romanzo non resta nulla della Sanremo &#8220;arborea&#8221; del piccolo figlio di scienziati; Quinto, infatti, durante uno dei suoi ritorni a casa, decide di sfruttare una parte del terreno di famiglia per costruirvi sopra ed entra in contatto con la figura subdola, strisciante e melliflua del costruttore Caisotti, che viene a incarnare tutta la classe degli speculatori edilizi della fine degli anni Cinquanta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei, nel suo &#8220;Cubo-Labirinto&#8221;, squadra l&#8217;opera di Calvino disegnando una &#8220;mappa&#8221; delle opere secondo periodi, temi e concetti letterari, adoperando anche dei colori. Il metodo del labirinto che Lei ha utilizzato sarebbe possibile adoperarlo anche in ambito comparatistico con altri scrittori?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se ci rifacessimo semplicemente a quanto affermato da Calvino nel suo intervento &#8220;La sfida al labirinto&#8221;, dove lo scrittore ligure eleggeva l&#8217;immagine del labirinto a metafora gnoseologica del reale e della contemporaneit\u00e0, dovremmo provare ed essere in grado di &#8220;rappresentare&#8221; non dico tutti, ma almeno buona parte degli autori del secondo Novecento attraverso uno schema labirintico, tentacolare e senza vie d&#8217;uscita. Ma cos\u00ec, istintivamente, mi vengono in mente due nomi: Carlo Emilio Gadda e Jorge Luis Borges.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Di un Gadda &#8220;labirintico&#8221;, che concepisce il mondo come un &#8220;garbuglio&#8221;, una &#8220;matassa&#8221;, un &#8220;gomitolo&#8221;, ne parla proprio Calvino nella lezione americana della Molteplicit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L&#8217;immagine del labirinto sarebbe perfetta per rappresentare l&#8217;opera dell&#8217;ingegnere milanese che si era dato alla letteratura col proposito di rappresentare una realt\u00e0 contemporanea complessa, agitata, e che si riproponeva di farlo sia scrutandola da pi\u00f9 punti di vista \u2013 possibilit\u00e0 che il labirinto offre \u2013 sia rispondendo a una \u00abnevrotica ossessione di analisi e di ordine\u00bb, come scrive a tal proposito Giulio Ferroni, possibilit\u00e0 anche questa offerta dai percorsi obbligati che impongono i sentieri vincolanti del labirinto. L&#8217;immagine di uno scrittore che nutre l&#8217;ambizione enciclopedica di catalogare la complessit\u00e0 attraverso una conoscenza sistematica del reale appartiene tanto a Calvino quanto a Gadda.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando dico Borges, \u00e8 perch\u00e9 mi viene in mente Il giardino dei sentieri che si biforcano, pubblicato nel 1941 e successivamente diventato una delle due sezioni di Finzioni del 1944.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Oltre a condividere con Calvino il gusto per la &#8220;brevit\u00e0&#8221; del racconto, della condensazione del dettato, Borges, e qui cito proprio Calvino, \u00abin ogni suo testo, per ogni via (&#8230;) viene a parlare dell&#8217;infinito, dell&#8217;innumerabile&#8230;\u00bb. Anche Borges, in particolare quello di Finzioni, concepisce la letteratura come gioco dell&#8217;immaginazione, come capacit\u00e0 moltiplicatrice di realt\u00e0 che, per\u00f2, \u00e8 sempre posta sotto il rigoroso controllo della ragione. Borges, al pari di Calvino, \u00e8 quell&#8217;imperfetto bibliotecario che si trova di fronte al magma del reale, all&#8217;intero universo \u00abcon la sua elegante dotazione di scaffali\u00bb, che non pu\u00f2 che essere opera di un dio, come scrive appunto l&#8217;autore argentino nel 1941. Borges, per rappresentare la medesima idea calviniana di complessit\u00e0 del reale, sostituisce all&#8217;immagine del labirinto quella altrettanto potente e significativa della biblioteca.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La scomposizione testuale calviniana, propria, forse, dell&#8217;ultimo Calvino, si lega maggiormente, secondo Lei, a un&#8217;esigenza di caos o di schematizzazione semantica dell&#8217;autore?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>L&#8217;ultimo Calvino, che nel mio lavoro ho associato al colore verde \u2013 il colore che, secondo Kandinskij, non si muove in alcuna direzione, non desidera nulla, non aspira a nulla, ma \u00e8 elemento immobile, soddisfatto di s\u00e9, limitato in tutte le direzioni \u2013 e al romanzo &#8220;Se una notte d&#8217;inverno un viaggiatore&#8221;, \u00e8 l&#8217;autore dell&#8217;iper-romanzo o del metaromanzo, ossia colui che padroneggia, manipola sia l&#8217;opera letteraria sia chi la produce e, dunque, s\u00e9 stesso. \u00c8 il Calvino che si racconta nella &#8220;lezione americana&#8221; della &#8220;Molteplicit\u00e0&#8221;, \u00e8 il Calvino che finalmente ha imparato ad amare il Gadda della molteplicit\u00e0, appunto, e la sua verbosit\u00e0. \u00c8 il Calvino che ha accettato la realt\u00e0 come &#8220;garbuglio&#8221;, come si diceva poc&#8217;anzi di Gadda, e che ha accettato, ancora come Gadda, di rappresentarla nella sua &#8220;inestricabile complessit\u00e0&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si direbbe che \u00e8 un Calvino finalmente libero dalla pretesa di scientificit\u00e0 paterna e dall&#8217;ossessione classificatoria materna, dal progetto architettonico delle Fiabe italiane, che costituiscono una vera e propria operazione editoriale ragionata e &#8220;commissionata&#8221;, dallo schema prepotentemente classificatorio con il quale Marco Polo racconta le sue citt\u00e0. Eppure Calvino non ha ceduto per nulla al labirinto, alla complessit\u00e0 del reale che non ammette via d&#8217;uscita. In quel lettore che ha comprato l&#8217;ultimo romanzo di Calvino e che, adesso, deve cercare la posizione giusta per poterlo leggere, ma si trova di fronte a un campionario vastissimo di soluzioni per approcciare alla lettura, c&#8217;\u00e8 la sintesi di uno scrittore che per tutta la vita si divide tra esigenze di schematizzazione, classificazione e rigore nella tessitura di trame narrative e riconoscimento dell&#8217;indispensabile forza del caos, della fertile ricchezza del disordine, in un eterno peregrinare che ha paura del centro e descrive cammini concentrici, periferici e centrifughi come i suoi personaggi, da Marcovaldo a Palomar.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Stefano Pignataro<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure style=\"font-size:16px\" class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><strong><a href=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/?s=stefano+pignataro\">Stefano Pignataro<\/a>, originario di Salerno, \u00e8 giornalista e autore con interessi rivolti alla letteratura italiana moderna e contemporanea, alla storia e alla divulgazione culturale. Diplomato al Liceo classico \u201cTorquato Tasso\u201d di Salerno e laureato in Lettere moderne all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Salerno, ha collaborato con diverse testate e riviste culturali, occupandosi di libri, autori, cinema e attualit\u00e0 culturale. Tra le sue esperienze figurano le collaborazioni con <em>La Citt\u00e0<\/em> e con le riviste <em>Le Muse<\/em>, <em>In Limine<\/em>, <em>Mosaico<\/em> e <em>Sinestesie<\/em>. Nel corso della sua attivit\u00e0 ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Premio nazionale \u201cFranco Corbisiero\u201d (2022), nella sezione giovani giornalisti, il titolo di \u201cSalernitano doc\u201d (2022), il premio \u201cMarediCosta Comunicazione\u201d (2025), nell\u2019ambito della Festa del Libro in Mediterraneo, e il Premio Nazionale Scena Teatro (2026), nella sezione giornalismo, insieme a Valeria Saggese. Il suo lavoro si concentra sull\u2019approfondimento culturale e sulla valorizzazione della letteratura e del patrimonio umanistico.<\/strong><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-bottom-left\"><a href=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22813?print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-print-title\">Download in PDF<\/span><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sara Carbone racconta Italo Calvino attraverso Labirinti, un\u2019opera che esplora il legame tra letteratura, Liguria ed 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