{"id":3960,"date":"2020-09-19T00:00:25","date_gmt":"2020-09-18T22:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/?p=3960"},"modified":"2020-09-19T09:23:09","modified_gmt":"2020-09-19T07:23:09","slug":"duecentocinquanta-anni-fa-nasceva-calasetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/2020\/09\/19\/duecentocinquanta-anni-fa-nasceva-calasetta\/","title":{"rendered":"Duecentocinquanta anni fa nasceva Calasetta, il racconto della sua fondazione."},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Il 6 settembre scorso, Calasetta, piccolo centro dell&#8217;Isola di Sant&#8217;Antioco a Sud Ovest della Sardegna, ha compiuto duecentocinquant&#8217;anni, ripercorriamo la storia affascinante della sua nascita.<\/em><\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><strong>La Piccola Grande Storia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\"><em>Ci sono storie importanti che non sono scritte sui libri di scuola, compito di questa rubrica \u00e8 di raccontarle. La storia della nascita di Calasetta, detta &#8220;la bianca&#8221; per il candore delle sue abitazioni,  \u00e8 quella di una colonizzazione e di un popolo che ha preservato nel tempo le proprie radici.  Abbiamo chiesto di scrivere questo pezzo a uno dei pi\u00f9 autorevoli cultori della storia calasettana e tabarchina, Remigio Scopelliti, che, per la sua lunga opera di ricerca storica, nel 2010, \u00e8 stato insignito del titolo di Cavaliere dell\u2019Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, l\u2019Ordine Cavalleresco di Casa Savoia che dal 1758 al 1840 govern\u00f2 come Commenda Magistrale l\u2019Isola di Sant\u2019Antioco e al quale si deve la fondazione di Calasetta<\/em>.                                                                                            <strong>A.R   <\/strong>       <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/calasetta_renzo_olivieri_flickr.com_-1-1024x569.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3993\" width=\"600\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/calasetta_renzo_olivieri_flickr.com_-1.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/calasetta_renzo_olivieri_flickr.com_-1-300x167.jpg 300w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/calasetta_renzo_olivieri_flickr.com_-1-768x427.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><figcaption>Calasetta &#8220;La bianca&#8221;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><strong>                         Duecentocinquanta anni fa nasceva Calasetta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><em>            di Remigio Scopelliti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tra i vari\ntentativi di colonizzazione della Sardegna voluti dal re Carlo Emanuele III di Savoia,\nallo scopo di accrescerne la popolazione con genti provenienti da altre\nregioni, l\u2019unico che diede i risultati sperati fu quello realizzato nel 1738\nnell\u2019isola di San Pietro con la fondazione di Carloforte. <\/p>\n\n\n\n<p>Il re ne rimase entusiasta e manifest\u00f2 da subito particolare attenzione e simpatia nei confronti dei Tabarchini che vi si erano stabiliti, tanto che, nonostante il parere contrario dei suoi ministri preoccupati per le esigue risorse economiche del regno, sbors\u00f2 denaro e scambi\u00f2 prigionieri islamici per riscattare buona parte dei tabarchini rimasti a Tabarca e tratti in schiavit\u00f9 quando questa nel 1741 fu occupata e distrutta dal bey di Tunisi. I Tabarchini riscattati andarono ad incrementare la popolazione di Carloforte con piena soddisfazione del re. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"486\" src=\"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/tabarca.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3964\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/tabarca.jpg 720w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/tabarca-300x203.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><figcaption><em>L&#8217;isola si Tabarca (Tunisi) ai tempi della colonizzazione Genovese<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;Una nuova occasione si present\u00f2 il 25 gennaio 1769, quando 21 famiglie e tre uomini soli, per un totale di 97 tabarchini residenti a Tunisi, chiesero al vicer\u00e8 Conte Vittorio Lodovico D\u2019Hallot Des Hayes di potersi trasferire in Sardegna \u201c<em>come fecero le altre in altro tempo<\/em>\u201d, altri si sarebbero aggiunti, qualora l\u2019iniziativa fosse andata a buon fine. Si trattava di persone che avevano \u201c<em>per ben due volte sofferto dura miserabile schiavit\u00f9<\/em>\u201d e alle quali il bey di Tunisi \u201c<em>aveva levato il modo di poter pi\u00f9 sussistere in Barbaria<\/em>\u201d. Il Vicer\u00e8 trasmise la richiesta al governo di Torino e iniziarono le trattative con il capitano guardacoste Giovanni Porcile, indicato come \u201c<em>procuratore generale delle famiglie tabarchine residenti a Tunisi\u201d<\/em>. L\u2019accordo fu raggiunto un anno dopo, quando Carlo Emanuele III scrisse al vicer\u00e8: \u201c<em>Furono da noi benignamente accolte le supplicazioni, che ci rassegnaste di parecchie famiglie Tabarchine desiderose di trasferire il loro domicilio da Tunisi di Barberia nell\u2019Isola di Sant\u2019Antioco, mentre considerammo che non solamente con tale mezzo si accrescerebbe la popolazione dell\u2019Isola in adempimento dell\u2019obbligazione assunta per parte della Sacra Religione, ed Ordine Militare dei SS. Maurizio e Lazzaro nella nota concordia delli 21 marzo 1758, stipulata coll\u2019Arcivescovo di Cagliari come vescovo d\u2019Iglesias, ed approvata con bolle Pontificie del 16 settembre 1759, ma ancora sarebbero quelle famiglie sollevate da\u2019 disagi che soffrono, e sottratte da\u2019 pericoli, che loro sovrastano, se pi\u00f9 oltre dimorassero tra gl\u2019infedeli<\/em>\u201d. L\u2019Isola di Sant\u2019Antioco nel 1758 era stata infatti assegnata come commenda all\u2019Ordine Mauriziano, che di fatto l\u2019amministr\u00f2 sino al 1840. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"392\" src=\"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Maurizio_Lazzaro_m-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3966\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Maurizio_Lazzaro_m-1.jpg 400w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Maurizio_Lazzaro_m-1-300x294.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><figcaption><em>Insegna del Militare e religioso ordine di San Maurizio e Lazzaro<\/em><br><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>Contemporaneamente\nfurono date disposizioni e somme di denaro al Comandante della piazza\ndell\u2019Isola di San Pietro Dellera, affinch\u00e9 accogliesse a Carloforte i nuovi\npopolatori e provvedesse ad alloggiarli provvisoriamente e a sostenerli nelle\nloro necessit\u00e0 pi\u00f9 immediate. All\u2019ingegnere Pietro Belly, cui era stata tempo\nprima affidata la direzione generale delle miniere sarde, fu assegnato il\ncompito di restaurare i ponti che collegavano l\u2019Isola di Sant\u2019Antioco al resto\ndella Sardegna, di predisporre un piano regolatore per l\u2019erezione del nuovo\nvillaggio in prossimit\u00e0 della torre di <em>Cala\nSeta<\/em> e di misurare e assegnare i terreni ai nuovi coloni. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; Il 21 giugno 1770, prima ancora della definitiva stesura dei patti che furono siglati il 6 settembre dello stesso anno (data di riferimento per la nascita di Calasetta),&nbsp; i Tabarchini decisero di partire alla volta della Sardegna. Alcuni di coloro che avevano chiesto il trasferimento rinunciarono e furono sostituiti da altri. Sulla <em>Ancilla Domini<\/em>, una checchia comandata dal capitano Antonio Bottarini di Venezia, s\u2019imbarcarono 119 persone pi\u00f9 14 \u201c<em>passagieri<\/em>\u201d, alcuni dei quali si unirono ai Tabarchini. Giunti a Cagliari non ottennero il visto per sbarcare, perch\u00e9 si ebbe notizia di casi di peste sulla costa Tunisina. Il Vicer\u00e8, nel timore di un possibile contagio, dispose che nave e passeggeri fossero inviati fuori del regno per trascorrere un periodo di quarantena. Dopo una lunga e animata trattativa, riforniti dei viveri necessari, si decise di inviarli a Marsiglia, dove giunsero l\u201911 Agosto. &nbsp;Il 7 settembre 1770 il Vicer\u00e8 comunicava a Torino che \u201c<em>I Tabarchini gi\u00e0 quarantenati in Marsiglia sono sin sotto le 23 dello scaduto mese <\/em>[agosto]<em> giunti felicemente e in buon stato di salute in Carloforte in 48 ore circa di navigazione. Dopo la solita osservazione di giorni 7 vennero ammessi [\u2026] e si sta intanto disponendo [\u2026] per installarveli al pi\u00f9 presto nell\u2019Isola di loro destinazione\u201d<\/em>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"450\" src=\"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Calasetta-la-torre-sabauda-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3968\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Calasetta-la-torre-sabauda-1.jpg 600w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Calasetta-la-torre-sabauda-1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><figcaption>Calasetta. LA Torre Sabauda<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;Non sappiamo con precisione quando i Tabarchini si trasferirono definitivamente a <em>Cala Seta<\/em>, dove in pratica non esisteva ancora nulla all\u2019infuori della torre costruita poco pi\u00f9 di dodici anni prima, ma sicuramente vi si recarono subito gli uomini abili per iniziare al pi\u00f9 presto i lavori necessari. Il resto della comunit\u00e0 rimase a Carloforte fintanto che a Calasetta non furono costruiti i primi alloggi<em>.<\/em> Ad ogni famiglia, oltre il quantitativo di terreno da coltivare, fu assegnato un lotto sul quale si doveva costruire la casa, la stalla, il fienile, destinando uno spazio per il cortile e l\u2019orto. I Tabarchini calasettani durante i primi due anni dovettero affrontare molte difficolt\u00e0, alle quali in buona parte venne incontro l\u2019Ordine Mauriziano con somministrazioni straordinarie di grano e di denaro. Il primo raccolto, tra l\u2019altro assai scarso, si ebbe soltanto nel 1772, a causa dei terreni sabbiosi inadatti alla granicoltura, per un lungo periodo di siccit\u00e0 e per i continui danni causati al seminato dagli animali selvatici. In effetti il preventivo di spesa per il nuovo insediamento fu ampiamente superato e mise a dura prova le finanze dell\u2019Ordine. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Progetto-di-Pietro-Belly-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3973\" width=\"573\" height=\"398\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Progetto-di-Pietro-Belly-1.jpg 967w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Progetto-di-Pietro-Belly-1-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Progetto-di-Pietro-Belly-1-768x534.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 573px) 100vw, 573px\" \/><figcaption><em>Progetto di Pietro Belly<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tuttavia\nanche questo nuovo insediamento diede un buon risultato, tanto che l\u2019Ordine\ninformava che i Tabarchini \u201c<em>dimostravano\ntutta la propensione al travaglio delle terre [\u2026] erano industriosi ed adatti\nalle arti meccaniche e al mercimonio [\u2026] insomma vi era tutta la buona apparenza\nche fosse per prosperare tale introdotta popolazione. Difatti ben poco furono i\ndisturbi che da tale tempo in poi abbiansi avuti da tali popolatori, e sebbene\nalcune piccole doglianze siansi sentite intorno alla scarsa qualit\u00e0 de\u2019\nterreni, non ebbero per\u00f2 le medesime alcun seguito\u201d<\/em>.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p> &nbsp;I Tabarchini calasettani dovettero dedicarsi principalmente all\u2019agricoltura, ma non trascurarono la pesca e i traffici commerciali che alcuni di loro avevano avviato a Tunisi. Tre anni dopo il loro insediamento nell\u2019Isola di Sant\u2019Antioco, Carlo Emanuele III autorizz\u00f2 il trasferimento a Calasetta di numerose famiglie piemontesi che avevano fatto richiesta di stabilirsi in Sardegna. Fu scelta Calasetta come loro destinazione, in quanto si riteneva, tra l\u2019altro, che avrebbero avuto maggiore facilit\u00e0 di comprendersi con quella popolazione, \u201c<em>parlando i Tabarchini una specie di italiano<\/em>\u201d, piuttosto che con i Sardi. Si dispose che in attesa di costruire nuove case a Calasetta i nuovi arrivati venissero ospitati a Sant\u2019Antioco negli alloggi posseduti dalla Curia di Iglesias e occupati dai pellegrini in occasione della festa dell\u2019omonimo Santo Patrono.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Calasetta-anni-Venti-2-1-1024x673.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3975\" width=\"590\" height=\"388\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Calasetta-anni-Venti-2-1-1024x673.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Calasetta-anni-Venti-2-1-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Calasetta-anni-Venti-2-1-768x505.jpg 768w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Calasetta-anni-Venti-2-1.jpg 1634w\" sizes=\"auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px\" \/><figcaption>Cal<em>asetta Anni Venti<\/em><br><br><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp;I Piemontesi giunsero in molti, a scaglioni,\ntra l\u2019agosto del 1773 e il 1775, tanto da superare come numero i Tabarchini.\nL\u2019iniziativa per\u00f2 non diede i risultati sperati, perch\u00e9 molti individui\ninadatti al duro lavoro richiesto, delusi per gli alloggi e i terreni loro\nassegnati, incapaci di adattarsi alle condizioni climatiche locali e per giunta\ngravemente colpiti da un\u2019epidemia di vaiolo che invece risparmi\u00f2 la popolazione\ntabarchina, chiesero quasi subito di essere autorizzati a tornare in patria.\nEssi lamentavano soprattutto il fatto che ai Tabarchini erano stati assegnati i\nterreni migliori, lasciando a loro quelli pi\u00f9 sabbiosi e meno produttivi. Il\ngoverno centrale sugger\u00ec loro di piantare vigne dove non cresceva il grano, e a\nquesto proposito invi\u00f2 pi\u00f9 di 40.000 talee di vite. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Porto-Turistico-Calasetta-1-1024x547.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3977\" width=\"591\" height=\"316\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Porto-Turistico-Calasetta-1-1024x547.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Porto-Turistico-Calasetta-1-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Porto-Turistico-Calasetta-1-768x410.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 591px) 100vw, 591px\" \/><figcaption><em>Calasetta, il porto turistico<\/em><br><br><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>&nbsp;I Piemontesi le trapiantarono, ma per avere un raccolto decente avrebbero dovuto attendere alcuni anni, cos\u00ec nel frattempo il loro esodo riprese sempre pi\u00f9 consistente, tanto che gi\u00e0 alla met\u00e0 del 1800 i loro cognomi erano quasi del tutto scomparsi a Calasetta. I pochi rimasti si integrarono totalmente con i Tabarchini, ai quali furono trasferiti i terreni e le vigne abbandonate dai Piemontesi. Una commissione inviata dall\u2019Ordine Mauriziano pot\u00e9 accertare che \u201c<em>il terreno assegnato per le vigne era adattissimo al loro piantamento, giacch\u00e9 le viti che vi erano state impiantate avevano una bellissima apparenza\u201d<\/em>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"380\" src=\"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Senza-titolo-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3995\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Senza-titolo-2.jpg 640w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Senza-titolo-2-300x178.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><figcaption><em>Calasetta oggi, dall&#8217;alto <\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;Fu cos\u00ec che la viticoltura e la produzione del vino divennero le principali attivit\u00e0 dei Calasettani sino agli anni Settanta del secolo scorso. <em>Si scriveva: \u201cEgli \u00e8 certo che i popolani di Calasetta traggono il loro benessere dai frutti delle vigne, altro prodotto non avendo\u201d<\/em> e ancora \u201c<em>si abbonda di vini anche particolari, ed invece d\u2019introdurne di quelli della Madre Isola, se ne estrae da quegli punti, ed anche per lo smaltimento se ne fa carico di bastimenti per l\u2019Estero<\/em>\u201d. &nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Spiaggia-Sottotorre-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3978\" width=\"582\" height=\"437\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Spiaggia-Sottotorre-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Spiaggia-Sottotorre-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Spiaggia-Sottotorre-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 582px) 100vw, 582px\" \/><figcaption><em>Calasetta, spiaggia Sottotorre<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Oggi all\u2019anagrafe calasettana dei cognomi piemontesi di quell\u2019epoca sono rimasti soltanto Griva e forse Amasio, mentre nel tabarchino locale non \u00e8 rilevabile alcun termine piemontese, se non un \u201c<em>Ne?\u201d<\/em> molto frequente come intercalare. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Contemporaneamente cominciarono a stabilirsi a Calasetta alcuni commercianti di Carloforte con le loro famiglie, pescatori di provenienza meridionale, in prevalenza siciliani che contribuirono ad incrementare l\u2019attivit\u00e0 di pesca, e anche sardi, dando origine ad un fenomeno immigratorio destinato ad aumentare nel tempo. Piemontesi, Meridionali e Sardi nella comunit\u00e0 calasettana non influenzarono pi\u00f9 di tanto la cultura locale, nella quale si imposero decisamente i Tabarchini, in quanto componente pi\u00f9 stabile e omogenea. A 250 anni dalla nascita del loro paese, i Tabarchini di Calasetta rivelano ancora nella loro parlata e in molte consuetudini aspetti che rimandano alla Liguria, patria dei loro antenati, al Nord-Africa, dove vissero per due secoli, alla Sardegna dove infine si sono radicati.&nbsp; &nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\"><strong><em>Remigio Scoppeliti<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.edizionipolis.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Immagine-2020-09-15-182902-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3980\" width=\"314\" height=\"276\" srcset=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Immagine-2020-09-15-182902-1.jpg 332w, https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Immagine-2020-09-15-182902-1-300x263.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 314px) 100vw, 314px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>                                            Remigio Scopelliti \u00e8 nato a Calasetta il 19 settembre 1954 da padre di Carloforte e madre Barabino di Calasetta, risiede a Calasetta, \u00e8 sposato e ha tre figli. Lavora come Collaboratore Direttivo in una residenza sanitaria e centro di riabilitazione. Da sempre impegnato nell\u2019ambito della cultura locale, nel 1977 fonda con un gruppo di amici il Circolo Culturale Maccari, che per 15 anni avvier\u00e0 tutta una serie di iniziative finalizzate alla valorizzazione e alla divulgazione delle peculiarit\u00e0 storiche, etniche, linguistiche ed ambientali di&nbsp;&nbsp; Calasetta. \u00c8 ideatore e realizzatore del Corteo Storico Calasettano, giunto nel 2019 alla sua XXII edizione, che racconta in modo spettacolare nei suoi oltre cento figuranti la storia dei Tabarchini e di Calasetta. Dal 1995 ininterrottamente fino al 2019 ha fatto parte della Maggioranza del Consiglio Comunale di Calasetta ricoprendo in successione la carica di Capo Gruppo, Vicesindaco e Assessore alla Cultura, Sindaco e ancora Vicesindaco e Assessore alla Cultura. Attualmente \u00e8 Consigliere di Minoranza.&nbsp;&nbsp;Per la sua lunga opera di ricerca storica, nel 2010 \u00e8 stato insignito del titolo di Cavaliere dell\u2019Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, l\u2019Ordine Cavalleresco di Casa Savoia che dal 1758 al 1840 govern\u00f2 come Commenda Magistrale l\u2019Isola di Sant\u2019Antioco e al quale si deve la fondazione di Calasetta.<\/p>\n<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-bottom-left\"><a href=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3960?print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.istitutogalanteoliva.it\/magazine\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-print-title\">Download in PDF<\/span><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 6 settembre scorso, Calasetta, piccolo centro dell&#8217;Isola di Sant&#8217;Antioco a Sud Ovest della Sardegna,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4000,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34,56,13],"tags":[],"class_list":["post-3960","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-34","category-la-piccola-grande-storia","category-territorio"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.2 - 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