Il Ciauliello e la tradizione del 31 ottobre
Viaggio nelle tradizioni del 31 ottobre, fra folletti e prodotti enogastronomici, come il Ciauliello, Prodotto Agroalimentare Tipico di eboli.
di Maria Rosaria Anna Onorato
“La Notte dello Scorzamauriello” si rinnova ogni anno ad Eboli ed è dedicata al folletto della tradizione popolare che, vestito da monaco, elargisce favori o dispetti, come il munaciello della tradizione partenopea.
L’evento si svolge il 31 ottobre di ogni anno nel Centro storico, gli storici ristoranti del Borgo antico presentano cene-spettacolo con intermezzi musico-teatrali itineranti.
La tradizione, che risale al 1400, racconta che un bambino nato molto piccolo e con difficoltà nella crescita fu vestito da monaco per un voto fatto dalla madre affinché crescesse normalmente. Il piccolo, nonostante il voto non voleva saperne di crescere e la gente iniziò ad additarlo con l’appellativo di Scorzamauriello, mentre nella tradizione napoletana divenne o’ munaciello.
Secondo un’altra versione il bambino fu dato in cura ad un convento subito dopo la nascita a causa della morte della madre. Qualunque sia la vera versione dei fatti, iniziò presto a diffondersi tra la gente la credenza che lo Scorzamauriello fosse magico e dispettoso. Si raccontava che in base al cappuccio che indossasse, potesse elargire favori o al contrario dispetti: se era di colore rosso, poteva donare somme di denaro; se nero, era preferibile fare attenzione agli oggetti in casa che potevano improvvisamente scomparire.

Fin qui la leggenda…ma Scorzmauriello potrebbe essere una corruzione di Scazzamauriello (scazza/scaccia); nella tradizione meridionale il 2 novembre è una festa, è momento di ricongiunzione con i propri cari defunti, il rito avviene attraverso il cibo. Infatti la “Festa dei Morti“, apparentemente un ossimoro, è in realtà l’inizio della vera vita (post mortem). In Sicilia, la regione italiana nella quale sopravvivono ancora antichi rituali, si confezionano di dolciumi detti Ossa dei morti. Questi dolci che, a seconda della località, prendono il nome di Scardellini, Mustazzoli, Paste di Garofano, sono fatti con pochi ingredienti. In passato si faceva credere ai bambini che questi dolci, assieme a tutti gli altri, (papaccena, tetù bianchi e marroni, frutta di martorana, frutta secca) fossero regali che i cari parenti, ormai abitatori dell’aldilà, portavano loro per addolcire e trasformare un evento malinconico in festoso ricordo.
Il Pitrè, parlando di questa tradizione, diceva: “(…) i bambini siciliani usavano lasciare le loro scarpe vecchie in qualche angolo della loro abitazione, per ritrovare poi a loro posto delle scarpe nuove, oppure trovarle ricolme di dolciumi“. Dunque Scorza/Scazzamauriello potrebbe essere un folletto buono che scaccia la morte e regala la vita (cibo prima di tutto). Nelle giornate dello Scorzamauriello si prepara il ‘Ciauliello’ che è tra i piatti tradizionali più antichi della cucina ebolitana.

Vediamo gli ingredienti:
I pacc’ secc’ (pomodori secchi). D’estate, con il sole d’agosto le nostre verdure si seccano e si consumano tutto l’anno.
Girandole di zucchine. Non basta sbucciare, cavare e svuotare dei semi le zucchine fuori tempo, la cosa più complicata è farle diventare una lunga girandola che poi infilata su una canna si lascia ad essiccare.
Olive. Le olive devono essere quelle rigorosamente nere, salate, lasciate addolcire e poi asciugate al sole.
Aglio. L’agliodeve essere con la camicia.
La conserva. Sui terrazzi e sui balconi trovavano posto anche delle ciotoline con dentro la passata verace di pomodoro. Questa conserva finiva anche sulle fette di pane e, con un filo d’olio extra vergine di oliva, diventava una gustosa merenda
Olio. Deve essere extra vergine di oliva, quello delle colline Salernitane.
Origano. L’origano è quello fresco e profumato delle colline nei dintorni di Eboli.

L’esecuzione non è particolarmente complicata:
Gli ingredienti di base sono i pomodori secchi e le zucchine. Le zucchine secche utilizzate in questa ricetta sono raccolte “fuori stagione” e devono avere la caratteristica di essere cresciute fuori misura. Nella società agricola “non si buttava via nulla” ed allora tali zucchine venivano private dei semi interni e di tutta quella parte spugnosa che le avvolge ed affettate a mo’ di lunghe spirali, cosparse di sale e stese su delle aste di legno sulle quali erano lasciate asciugare in un luogo fresco e ventilato.
Quindi si mettono le zucchine a bollire in acqua per mezz’ora insieme ai pomodori secchi; trascorso questo tempo bisogna lavarle e asciugarle bene. In una padella si versa dell’olio extravergine di oliva, con tre spicchi d’aglio e del peperoncino; quando l’aglio si è imbiondito si aggiungono i pomodori essiccati al sole e le zucchine secche, facendole soffriggere per circa 5 minuti. A questo punto si condisce con la conserva di pomodoro ed, in seguito, si insaporisce con la polpa di pomodoro. Dopo aver aggiunto un bicchiere di acqua si copre la pietanza e si lascia asciugare a fiamma viva. Poco prima di completare la cottura si aggiungono le olive nere.
Gli anziani raccontano che :”A matina, nu bell’scurzin e pan’ cu ‘u ciaulielli’”e vai”…con la bicicletta verso la Piana del Sele per una giornata di lavoro che, se ti andava bene, compreso il viaggio, una ventina di km tra andata e ritorno, durava almeno 12 ore…Il dilemma è ….zucche vuote o scurzillo chieno?
Voi, lettori, cosa ne pensate?
Maria Rosaria Anna Onorato

