Gio. Apr 16th, 2026

Anna Senatore e il suo “Donna dietro lo specchio”

Un romanzo autentico e intimo sulla forza delle donne e delle radici familiari

Libri e autori. Recensioni, approfondimenti, interviste agli autori, le presentazioni e uno sguardo agli eventi del mondo letterario. Uno spazio per scoprire i libri di oggi e i classici senza tempo, in un dialogo che arricchisce il nostro sguardo sul mondo


Recensione a cura di Anna Maria Noia

Il libro Donna dietro lo specchio di Anna Senatore – dato alle stampe per i tipi di Officine Zephiro – è da leggere tutto d’un fiato. Divorandolo, così come chi scrive ha fatto. È un libro autentico, ansante (nel senso di passionale), un libro intimo. Un ritratto – speculare, come il titolo del romanzo – che tratta della straordinaria forza della donna (l’eterno femminino!) all’interno della famiglia.

Nella fattispecie: la famiglia della scrittrice e poetessa, che vive a Salerno, frequenta la corale Metelliane di Cava de’ Tirreni e ha già pubblicato diverse opere. Del 2015 ricordiamo L’angelo Piero per Gutenberg Edizioni; nel 2019, invece, ha dato alle stampe Lo spazio intermedio, sempre con Gutenberg. Vedova del noto politico Enzo Fasano, Anna Senatore ha nella sua “inclita penna” una forza espressiva che è al tempo stesso ragion di vita, sfogo e resilienza.

Recentemente Lo spazio intermedio è stato presentato presso il Salone Bilotti dell’Archivio di Stato di Salerno, per la rassegna L’ora del tè ideata dal sodalizio culturale Scriptorium, guidato dalla vulcanica presidente, la cronista Luciana Mauro, di cui la narratrice è anche amica.

Tornando al volume Donna dietro lo specchio, esso è corredato da delicate ed eteree immagini muliebri in copertina, ideate dall’artista Adriana Sgobba: sembianze di streghe ma anche di fate, danzanti attorno al fuoco sotto gli occhi di un gatto nero, sornione, che pare stiracchiarsi verso quel focherello. Un rimando a immagini rassicuranti di donne – amanti, spose, sorelle, confidenti, figlie… e molto di più.

La storia verte sul passato (e sul futuro) del nucleo familiare della Senatore: tra gioie (poche) e molti dolori, vissuti sempre con dignità, difendendosi l’una con l’altra, consolandosi per i tanti lutti che hanno colpito questa famiglia retta da donne forti ma anche sensibili, tra i marosi dell’esistenza. Un percorso di sogni che porta “all’essenza”, come avrebbe detto il maestro Franco Battiato.

Imbattersi in una lettura come questa significa entrare nello spirito familiare di queste rappresentanti del gentil sesso, unite e combattive: un ritratto donnesco di rara delicatezza, come una metaforica rappresentazione pittorica impressa in un libro.

Anna Senatore scrive sempre testi pregevoli, sia di poesia che di narrativa. In questo diario intimo ella si racconta narrando della propria familia, ma concentrandosi soprattutto sull’altra metà del cielo. Non perfetta, certo, ma capace di affrontare i sacrifici in modo degno, costante e laborioso.

Il testo è elegante e raffinato; è impreziosito sia dai simbolici e leggiadri personaggi femminili di Adriana Sgobba, sia da un’appendice critica del professor Rino Mele, docente all’Università di Salerno, mentore di chi scrive, persona acutissima e fuori dagli schemi, dotata di un’intelligenza superiore, nobile. Grande amico e critico “personale”, per così dire, di Anna Senatore.

Le sensazioni che derivano dallo sfogliare il libro sono cangianti, variopinte, emozionanti. Forse anche per questo, graditissimo dono ricevuto per il nostro compleanno, lo abbiamo letto in una sola serata. A nostro parere, Donna dietro lo specchio esprime e ispira curiosità.

E la curiosità, si sa, è sempre “donna”: accende il gusto della vita. Il romanzo spinge a riflettere sulle dinamiche familiari e morali, sul coraggio delle nostre nonne e bisnonne. Ci racconta molto dell’ambiente del tempo che fu – non sempre “bel tempo”, in verità, per molte ragazze: basti pensare alla tragica figura di Carmela, relegata in un manicomio-lager a causa del crudele Nazzareno, o alle fortissime “femmine” del nucleo di Anna Senatore.

Un tempo segnato dalla miseria nera, dalla povertà anche morale, dai sacrifici e dalla fatica. Sono sempre state le donne, come descritto nell’opera personale della Senatore, a cucire e ricucire rapporti, a riparare situazioni, a unire i cocci delle vite dei “maschi di famiglia”. In un’epoca che non consentiva loro di lamentarsi o di rivendicare nemmeno i più elementari diritti, quelli della parità rispetto agli uomini.

Due tempi a confronto, dunque: l’antico e il contemporaneo, il postmoderno. Chi scrive consiglia questo libro alle giovani generazioni, nella speranza che anche le famiglie future sappiano essere unite e culle di civiltà.

Com’è accaduto per Anna Senatore, che non si discosta dai valori della femminilità pudica del suo nucleo: solidarietà, laboriosità, onestà, semplicità e complicità. Un legame profondo e viscerale, ballato sui ritmi della terra e ancorato alle radici etnografiche e antropologiche del Novecento: durante la guerra, ma soprattutto nel periodo cruciale e struggente dell’emigrazione americana, compagni la fame e il lavoro duro. Nonché una “triste speranza”, per dirla con Baglioni.

Una bella lettura, garantito: uno storytelling accattivante, con espedienti letterari dolci ma talvolta tenebrosi. Un mondo di angeli, di sensibilità e di sensitività, che tratta – accortamente e con delicatezza – anche temi complessi. Proprio la malattia mentale di Carmela, già citata, è un tabù che Senatore dipana pagina dopo pagina.

Dal racconto emerge con forza che le donne – pur agendo in punta di piedi e dietro lo specchio, come recita il titolo – sono state e continuano a essere i pilastri e le fondamenta della società.

La forma e lo stile del libro risultano piani, pieni, passionali e personali, intrisi di levità e di accoratezza. Ogni antenata di Anna Senatore ha qualcosa di triste da tacere e sopportare. Sempre in punta di piedi e con amore, con rassegnazione, con dedizione – forse troppa.

Un ritratto sociale e culturale vissuto con afflato severo e grave. Complimenti all’autrice per tutto ciò che ha voluto narrarci: per il tratteggio di figure fragili e fortissime al contempo.

Attendiamo con ansia altre opere di Anna Senatore, abile tessitrice sia nel romanzo che nella poesia, capace di usare immagini retoriche nel senso più nobile del termine.

Anna Maria Noia

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