La storia religiosa e sociale delle confraternite liguri
Tra religiosità popolare e impegno sociale, il ruolo delle confraternite nella Liguria medievale e moderna
di Lorenzo Bisio, storico dell’arte, Centro studi confraternite G. Casareto Genova
Le confraternite medievali rappresentarono una delle espressioni più significative della religiosità popolare tra Medioevo ed età moderna. Le prime testimonianze relative a queste associazioni risalirebbero già al VII-VIII secolo, in pieno alto Medioevo, e gli studiosi ritengono che le loro origini siano strettamente legate sia al mondo monastico che alle antiche forme associative cristiane.
Le prime forme di confraternita vere e proprie compaiono intorno al X secolo e coinvolgono inizialmente membri del clero cittadino, organizzati in maniera relativamente autonoma rispetto all’autorità vescovile.
Solo più tardi, prima del XII secolo, si hanno prove più sicure di confraternite composte da laici, in un contesto segnato dalla crescita dei comuni italiani e da una partecipazione sempre più ampia della popolazione alla vita religiosa organizzata.
La confraternita può essere definita come un’associazione di laici cristiani nata con l’intento di vivere la fede in modo più intenso e consapevole.
Nonostante nella storia si siano create realtà spesso molto diverse tra loro, vi erano comunque alcuni elementi comuni di fondo quali: l’attenzione al culto, la partecipazione a preghiere e processioni, l’adesione a regole statutarie condivise e l’utilizzo di una veste comune, generalmente composta da cappa e cappuccio.
Nel territorio genovese la presenza delle confraternite è documentata con continuità almeno dal 1232, ma la loro origine è certamente più antica. Ancora oggi molte confraternite continuano a nascere o sopravvivere con il compito di custodire tradizioni religiose, organizzare feste patronali e mantenere vivi oratori e luoghi di culto.

Nel corso dei secoli queste associazioni assunsero nomi differenti: compagnia, fraternità, congregazione, misericordia, sodalizio, scuola o gilda. In Liguria e nel Genovesato si diffuse il termine “casaccia”, inizialmente utilizzato per indicare sedi condivise da più confraternite e successivamente divenuto sinonimo delle solenni processioni confraternali.
Ogni confraternita disponeva generalmente di un proprio altare, di una cappella o talvolta di una chiesa, accanto a uno spazio destinato alle riunioni dei confratelli. Le attività comprendevano pratiche devozionali, processioni e celebrazioni religiose, ma anche importanti opere assistenziali: cura dei malati, sostegno ai poveri, organizzazione dei funerali, suffragio per i defunti e elargizioni di doti matrimoniali alle giovani prive di mezzi.
L’ingresso nella confraternita prevedeva la consegna di una copia dello statuto, contenente diritti, doveri e finalità dell’associazione, oltre alla tradizionale cappa confraternale e in passato veniva talvolta consegnata anche una “pagella d’ascrizione”, ossia un documento illustrato con l’immagine del santo titolare e il nome dell’iscritto, spesso conservato nelle abitazioni come segno di appartenenza religiosa.
Nel XIII secolo il movimento dei flagellanti o disciplinanti, nato a Perugia nel 1260, contribuì alla diffusione di numerose confraternite penitenziali. La pratica della “disciplina”, cioè l’autoflagellazione pubblica come forma di penitenza e conversione spirituale, si diffuse rapidamente anche in Liguria, coinvolgendo grandi masse popolari.
Molte antiche confraternite liguri nacquero proprio sull’onda emotiva suscitata dal passaggio dei penitenti in momenti di forte fermento religioso e sociale. Tra i movimenti più importanti si ricordano anche quello del 1399 dei Bianchi giunti a Genova dalla Provenza. Le confraternite dei disciplinanti sorte in questi anni furono considerate a lungo tra le più prestigiose e influenti.
I penitenti indossavano inizialmente semplici vesti di sacco, spesso dotate di aperture sulla schiena per praticare la flagellazione volontaria come atto di penitenza. Le loro processioni attraversavano città e villaggi recando immagini di Cristo usate come insegne devozionali, mentre il canto e la preghiera accompagnavano il cammino.
Accanto alle confraternite penitenziali sorsero anche compagnie con funzioni differenti: alcune erano incaricate della cura di altari e cappelle, altre riunivano categorie professionali in forme di mutua assistenza, dando origine alle confraternite di mestiere. Esistevano inoltre confraternite riservate a gruppi sociali specifici o dotate di sedi private spesso frequentate da appartenenti ai ceti nobili.
Tra Trecento e Quattrocento si svilupparono anche nuovi movimenti devozionali, come quelli nati nei contesti ove operarono figure carismatiche come San Vincenzo Ferrer e San Bernardino da Siena, che contribuirono a indirizzare queste esperienze religiose entro forme riconosciute e controllate dalla Chiesa.
Nel Quattrocento le confraternite acquisirono un ruolo sempre più importante nella società urbana, arrivando a gestire opere assistenziali, ospedali e attività caritative.
In Liguria molte di esse furono conosciute con il nome di “Casacce”, termine che col tempo divenne sinonimo delle grandi processioni confraternali ancora oggi legate alla tradizione ligure.
Accanto alle confraternite penitenziali e assistenziali si svilupparono associazioni di carattere prevalentemente devozionale: quelle del Carmine promosse dai Carmelitani, quelle della Cintura diffuse dagli Agostiniani, le confraternite del Rosario sostenute dai Domenicani e quelle del Santissimo Sacramento, dedicate al culto eucaristico. Attraverso queste realtà la devozione popolare divenne uno degli aspetti centrali della vita religiosa tra tardo Medioevo ed età moderna.
Il Concilio di Trento segnò tuttavia una svolta importante, senza cancellare il fenomeno confraternale, ne ridefinì forme e finalità, favorendo il passaggio da pratiche penitenziali e spontanee a una religiosità maggiormente regolata e inserita nel quadro della pastorale ecclesiastica. Sottoposte a un più stretto controllo da parte dell’autorità vescovile, le confraternite continuarono comunque a rappresentare un elemento fondamentale della vita religiosa e sociale delle comunità liguri, custodendo tradizioni, opere di carità e forme di devozione che, in molti casi, sono giunte fino ai giorni nostri.
Fonti:
F. FRANCHINI GUELFI, Le casacce. Arte e tradizione, fotografie di Ramiro Rosolani, Genova, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, 1973.
L. VENZANO, Le confraternite tra storia e devozione, Genova
C. F. BLACK, Le confraternite italiane del Cinquecento, Bergamo, Rizzoli, 1992.
L. ALFONSO, Casacce. Storia delle confraternite liguri, Genova, De Ferrari, 2005.
D. PUNCUH (a cura di), Il cammino della Chiesa genovese. Dalle origini ai nostri giorni, Genova, Arcidiocesi di Genova, 1999.
Lorenzo Bisio
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