Lun. Giu 15th, 2026

Chiesa dei SS. Cosma e Damiano ai Banchi nuovi di Napoli

Estetiche e dinamiche del margine: il “Maggio dell’Architettura” approda a Napoli

Alla Chiesa dei SS. Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi, una giornata tra arte, periferie e linguaggi dell’architettura contemporanea con Eugenio Tibaldi, istituzioni e artisti, nel segno della ricerca sullo spazio come relazione e immaginazione

Penultimo giorno del “Maggio dell’Architettura”e primo della Tappa a Napoli: presso la Chiesa dei SS. Cosma e Damiano ai Banchi nuovi di Napoli , lo scorso 5 Giugno, si e’ trattato di “Estetiche e dinamiche del Margine” con, prima, l’inaugurazione della Mostra della Mostra “Premio Maggio dell’Architettura”.

Dopo i saluti del Presidente dell’Ordine degli Architetti P.P. C. di Napoli Lorenzo Capobianco e del Coordinatore del “Maggio dell’ArchitetturaAntonio Ciniglio, ha introdotto la Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee Angela Tecce ed il Coordinatore del “Maggio dell’Architettura” Claudio Bozzaotra. La relazione e’ stata tenuta dall’artista Eugenio Tibaldi.

Antonio Ciniglio

Prima dei lavori, molto suggestivo e’ stato il momento artistico dal titolo “Casa del gelso rosso” (Soggetto e Regia di Giuseppe Cerrone) con Giacomo Savio, Antonio Raucci e Giuseppe Cerrone.

La ricerca che Giacomo Savio presenta in questa occasione esplora lo spazio come luogo di relazione, immaginazione e attraversamento. In questo percorso, il dialogo con Antonio Raucci e Giuseppe Cerrone ha aperto il progetto a ulteriori prospettive espressive. Il contributo artistico di Raucci ha partecipato alla definizione dell’immaginario visivo, mentre la drammaturgia di Cerrone ha costruito la dimensione narrativa e poetica del progetto.”

E’ uno spazio di riflessione che apre un margine ed uno squarcio nell’architettura comunemente intesa-racconta Giuseppe CerroneIn questo margine può entrarci la filosofia, l’arte, la passeggiata di Le Courbusier; abbiamo cercato di lavorare su una compenetrazione di interno ed esterno, cercato di immaginare l’architettura come elemento dinamico che possa essere attraversato in profondità e su più livelli dalle persone e dai viventi. L’architettura non e’ vista soltanto come uno spazio funzionale all’abitazione ma come un vero evento artistico e filosofico: Momento artistico perche’ l’architettura e’ capace di stimolare continuamente il nostro immaginario e provoca l’artista alla creazione, ad immaginare nuovi esseri che possono abitare determinati spazi ma l’architettura e’ anzitutto evento, immagine congiunta di un’epoca sia dal punto di vista tecnico che da un punto di vista teorico, filosofico, utopico. Abbiamo cercato di lavorare in questo senso e laddove la scrittura ha avuto il predominio e si e’ presa il compito di riassumere tutta l’operazione, i riferimenti sono stati Le Courbusier e Beckett.

Il progetto nasce come una ricerca sugli spazi, spazi intesi non come forme costruttive ma come dei luoghi di relazione, di immaginazione, di attraversamento-racconta Giacomo Savio– La scelta di coinvolgere l’attore Antonio Raucci e’ legato proprio a dare un immaginario visivo ed il coinvolgimento di Cerrone (che ha lavorato alla regia del cortometraggio ed alla drammaturgia che presenterà dopo da questa narrazione narrativo-poetica al progetto. Dare  un linguaggio nuovo all’architettura-come affermava Cerrone-non più legate alla forma ed al costruito ma al vissuto ed alle relazioni che possono esserci, alle dinamiche ed al vissuto degli spazi”.

Claudio Bozzaotra

Oggi, penultimo giorno del “Maggio dell’Architettura”, conferma quella che e’ la sua storia, la lettura dell’architettura attraverso altri linguaggi”-afferma l’arch Claudio Bozzaotrain questo caso abbiamo un famoso artista che nella sua attività ama studiare le dinamiche e le estetiche dei luoghi a margine delle metropoli. Ciò lo ha portato a vivere per oltre quindici anni qui, a Napoli a studiare le periferie e le dinamiche che lui ritiene più mentali che non  geografiche. Questo gli permette di elaborare tutte queste sensazioni che lui mette insieme e si esprime attraverso il disegno che per lui e’ fondamentale, l’istallazione e e la fotografia.  Lui interviene anche nelle analisi delle architettura che nascono e che proliferano in questi luoghi senza una progettualità colta, spontanea e dunque, assorbendo questo tipo di sensazioni, elabora una sua attività.  I suoi spunti e dei punti focali che un artista mette insieme per poter elaborare una sua opera attraverso il proprio linguaggio-continua Bozzaotra- possono e essere utili anche per un architetto o un momento di approfondimento diverso da quelle che sono le dinamiche di pensiero professionali che uno adotta abitualmente. A lui interessa la periferia, le metropoli non gli interessano anche perche’ le grandi metropoli sono anche contaminate da altri fattori mentre  invece nelle periferie vi e’ il localismo che porta a modificare geograficamente il luogo.

Angela Tecce

“Sono stata contenta di accogliere di partecipare sia perche’ da molti anni seguo il lavoro di Eugenio Tibaldi-dichira Angela Tecce- artista italiano con una parte molto importante della sua ricerca a Napoli. In qualità di Presidente della Fondazione “Donnaregina”, Fondazione rivolta alle arti contemporanee della Regione Campania ed oggi con arti contemporanee si intende tutto, non ci sono barriere e cesure tra discipline specifiche. Sono qui anche come storica dell’arte rivolta al contemporaneo. Il mio ultimo incarico ministeriale prima di assumere la Presidenza del “Madre” e’ stato proprio di essere la Dirigente delle periferie urbane della Direzione arte ed architettura contemporanea (come si chiamava allora-ora si chiama Direzione della creatività). Il tema della periferia ritorna ma ritorna anche un’interpretazione che io avevo dato nei miei anni di servizio alle periferie urbane quando ero a Roma; un ministero della cultura non può certo risolvere i problemi enormi delle periferie che oggi raccolgono un numero di persone tali da non essere marginali rispetto alle esistenze delle persone, sono la città e dunque l’integrazione di questi luoghi e’ elemento essenziale. Dicevo, dunque, e’ compito, questo, di Ministeri che si occupano di politiche sociali però la cultura può essere un seme importante di aggregazione. Il lavoro di Tibaldi e’ strutturato intorno alla riflessione da un punto di vista artistico, una riflessione su queste esistenze marginali ed architetture che lui chiama in diversi modi (“minime”). Credo che la visione degli artisti per tante discipline apra possibilità di riflessione metodologica molto ampia e questo e’ quello che spero nella mia brevissima presentazione e nel racconto che Eugenio ci farà di alcune sue esperienze possa venir fuori proprio come indicazione di metodo.”

Eugenio Tibaldi

-Ritengo l’architettura una materia fondamentale perche’ la ritengo la grammatica del vivere-dichiara Eugenio Tibaldi-gli architetti hanno l’onore e l’onere di scrivere le regole dentro cui tutti noi ci muoviamo. Il mio interesse per l’architettura nasce moltissimo tempo fa, soprattutto per l’architettura informale, di quella che si genera attraverso istanze primarie, non strutturate attraverso un livello culturale alto ma generato dalle periferie non solo di Napoli ma di tutto il Mondo. Napoli per me e’ stata importantissima, io ho speso sedici anni della mia vita in questa città per cui il mio legame con Napoli e’ molto forte. Ritengo Napoli la mia città di adozione: essa mi ha fornito gli strumenti di avere una lettura particolare del Mondo. Quello di cui parleremo oggi e’ un po’ tutto questo, questa relazione strettissima che ho avuto con la città e che ho tutt’ora e quest’attenzione che ho nei confronti dell’architettura in quanto materia necessaria per  scrivere le regole della vita e della società.

Sui mezzi digitali che si intersecano sul lavoro degli architetti Eugenio Tibaldi non ha dubbi- “Non uccidono l’immaginario. Tutto quello che concerne il discorso digitale, non soltanto l’intelligenza artificiale con cui ci stiamo confrontando tutti e non solo nell’architettura ma anche nell’arte , e’ un discorso non nuovo, anche per quanto riguarda la progettazione si e’ spostata molto sul digitale dal punto di vista architettonico. Bisogna fare un passo indietro; il tempo del disegno non è il tempo della rappresentazione, e’ il tempo della comprensione: il tempo che si impiega a disegnare una cosa a mano e’ il tempo che impiega il mio cervello a comprendere il luogo, la dinamica che in quel luogo si permuta e la possibilità di comprenderlo e di generare qualcosa intorno a queste riflessioni. Se facessi tutto nella maniera digitale eliminerei quel tempo e sarebbe un’appropriazione e non una comprensione. Pe questo oggi ritengo che oggi abbiamo degli strumenti fondamentali quali l’intelligenza artificiale, la progettazione digitale ma sono strumenti e non ci permettono di capire; ci permettono di narrare in maniera diversa quello che abbiamo compreso ma il tempo della comprensione rimane comunque necessario”.

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