OL – Speciale Estate 2026 (1)
Poesie e racconti per una calda estate

In questo numero:
- I “Versi Balzani” di Sara: NODI – poesia di Sara Piccardo
- I racconti del Capitano: IL MARE DENTRO LE OSSA – Di Antonello Rivano
I Versi Balzani di Sara: Nodi
Tra le fiamme puoi dirlo
Quanto conta un attestato riconosciuto
Non cominciare cercando un’emozione
Siamo diventati grandi e ci dobbiamo accontentare
Senza installare un ricordo toccante
Alle tue spalle troppe parole
Colpi di scena sospesi nell’aria
Aria condizionata in maniera perfetta
Sorridi controvento tra un racconto e l’altro
Sciogli i nodi per onestà intellettuale
Quanto ci costa affondare nella memoria collettiva?
Devi ancora imparare tante cose
Non è così ovvio cambiare volto
Sara Piccardo
I racconti del Capitano: Il mare dentro le ossa
L’estate arrivava sempre prima di me. Si annunciava con l’odore del sale, con il rumore delle cime che sbattevano contro gli alberi delle barche e con quel vento leggero che sapeva di partenze. Io, invece, arrivavo piano. Alla mia età non si corre più incontro alle stagioni: sono loro che vengono a sedersi accanto a te.
Il mio nome è rimasto indietro negli anni. Per tutti sono semplicemente “il vecchio marinaio”. Il mare si è preso tante cose di me: la forza della giovinezza, qualche illusione, molte persone che ho salutato senza sapere che sarebbe stata l’ultima volta.
Sono stato pescatore e marinaio, ma nelle ossa porto il peso di altri mille mestieri. Ognuno ha lasciato il suo segno: una fatica, una cicatrice, un ricordo. Tutti insieme oggi le fanno scricchiolare, come vecchie assi di una barca che ha conosciuto troppe maree, ma che ancora resiste e continua a galleggiare.
Le mani, invece, me le ha lasciate il mare. Sono dure, screpolate, piene di nodi. Se le guardo bene, riesco ancora a leggervi le rotte percorse, le tempeste attraversate, i porti dove ho promesso di tornare e non sono mai tornato.
Ogni mattina raggiungo il molo prima che il sole diventi padrone del cielo. Mi siedo sulla stessa panchina da anni e osservo il porto che si sveglia. I ragazzi preparano le barche con la fretta di chi pensa che il tempo sia infinito. Li guardo sorridendo. Anch’io ero così. Credevo che il mare fosse soltanto avventura. Ci sono voluti molti inverni per capire che il mare è soprattutto pazienza.
L’estate è una stagione strana per uno come me. Tutti la vedono piena di luce. Io ci vedo anche le ombre. Ogni volta mi torna in mente qualcuno che non è più rientrato, una voce che il vento ha portato via, una risata rimasta sospesa tra le onde. Il mare non dimentica nessuno. Custodisce tutto, anche ciò che noi fingiamo di avere dimenticato.
Eppure continuo ad amarlo. Come si ama una persona difficile, che ti ha fatto soffrire ma ti ha insegnato a vivere. Non gli porto rancore. Sarebbe come odiare il tempo perché ci fa invecchiare.
Qualche volta arriva un bambino e mi chiede se ho visto i delfini, se ho pescato pesci enormi, se ho incontrato i pirati. Io gli rispondo sempre di sì, anche quando la verità sarebbe più noiosa. Gli racconto di notti illuminate dalla luna, di stelle così vicine da sembrare appese agli alberi della barca, di pesci volanti e di isole che comparivano all’alba come promesse. Nei suoi occhi ritrovo quelli che avevo anch’io tanti anni fa.
Poi il bambino se ne va, trascinato dai richiami dei genitori, e il molo torna silenzioso.
Resto solo con il mare.
Qualcuno pensa che la solitudine sia una condanna. Io credo che sia una lingua. Bisogna imparare ad ascoltarla. Le onde parlano piano. Dicono che tutto passa, ma che niente scompare davvero. Ogni estate è fatta anche di quelle precedenti. Dentro il sole di oggi ci sono ancora tutti quelli che mi hanno bruciato la pelle quando avevo vent’anni.
A volte chiudo gli occhi e mi sembra di sentire la mia barca scivolare sull’acqua. Non quella che ho venduto molti anni fa, ma quella che continua a navigare nei ricordi. Lì il motore non si rompe mai, il vento arriva sempre al momento giusto e chi è partito con me è ancora seduto a poppa, intento a raccontare storie che conosco a memoria.
Quando riapro gli occhi, il porto è cambiato. Le barche sono più grandi, i telefoni hanno preso il posto delle bussole e le fotografie sono diventate più numerose dei ricordi. Ma il mare è rimasto uguale. Continua a respirare con la stessa calma antica.
Forse è per questo che ogni estate torno qui.
Non per aspettare qualcuno. Né per rivivere il passato.
Torno perché il mare è l’unico posto dove il tempo non mi tratta da vecchio. Davanti alle onde siamo tutti della stessa età: quella dei nostri sogni.
Antonello Rivano
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