Dom. Lug 19th, 2026

OL – Speciale Estate 2026 (2)

Racconti e peosie per una calda estate


In questo numero

Poesie:

Racconti:


POESIE


La poesia di Danila Olivieri

Lo sa chi ascolta il vento

Lo sa chi ascolta il vento
Laggiù, di fronte a me, s’apre il mare.
Cammino incontro al suo respiro
ma è in salita l’orizzonte.
Eppure aveva un senso questo mare,
un senso avevano i suoi tramonti
di rosso infuocati in un marecielo
d’ un turchese raro, da tropici.
Era la vita il mare.
Ora è vita e rifugio la collina.
Noi tutti non sempre siamo coerenti
lo capisci da come scendono
le lacrime senza un perché evidente.
Tutti portiamo una mancanza dentro
e ogni voce cela in sé un’altra voce
quel flebile lamento
che si duole anche quando sorridiamo.
Lo sa chi ascolta, a sera,
il vento che stormisce tra gli ulivi
quando s’oscura e sibila
se al cielo svela la sua pena.

Danila OlivieriInedita-©Tutti i diritti risevarti

***

I Versi Balzani di Sara

Alza il volume

Sali in macchina e alzi il volume
Non hai mantenuto la promessa
È l’ultima volta nella terra di nessuno
Non ti serve vedere la pubblicità globale
Andrai scomparendo in un giudizio certo
In ogni piazza tragiche avventure
Miglioramenti molto solidi per artisti emergenti
Rimarrai stanotte sul palcoscenico
Senza aver fatto cose straordinarie
Non ti biasimo per i tuoi demoni
Leggi il destino in una dieta specifica
Buone maniere e spiegazioni del mondo
Una professione concreta e un panorama sfrontato

Sara PiccardoInedita-©Tutti i diritti risevarti

***

L’angolo dei Lettori

Che caldo che fa

Il sole è uscito stamattina
con un solo programma:
non lasciare superstiti.

Ti si avvicina piano,
ti alita addosso
e sembra dirti:
«Schioppa».

Il mare sembra una zuppa,
il marciapiede una piastra,
il ventilatore un vecchio amico
che fa promesse
senza mantenerle.

Il gatto cerca ombra,
il cane cerca ombra,
io cerco il telecomando
del condizionatore.

L’unico essere felice
è il gelato.

Ma anche lui,
poverino,
ha pochi minuti di vita.

Dante Miro LevinInedita-©Tutti i diritti risevarti


RACCONTI


I racconti del Capitano

 La guerra delle zanzare

Non ricordo più quando iniziarono a chiamarmi Capitano. C’è chi dice che sia stato per i miei anni passati in mare, chi invece racconta una storia diversa: da ragazzo avrei guidato una spedizione di bambini per recuperare un pallone finito oltre il muro del vecchio giardino comunale. Io non ho mai smentito nessuno.

Del resto, un titolo importante non ha bisogno di una spiegazione. Arriva un momento in cui qualcuno decide di chiamarti in un certo modo e tu, senza accorgertene, inizi a diventare quella persona.

Per molti anni il mio nemico è stato il mare. Ho conosciuto onde che sembravano montagne, venti capaci di cambiare idea in pochi minuti e notti in cui l’unico punto di riferimento erano le stelle.

Poi è arrivato luglio.

E con luglio è arrivato il mio avversario più imprevedibile.

Le zanzare.

Qualcuno potrebbe sorridere. Lo capisco. Dopo una vita trascorsa sulle barche, può sembrare strano vedere un uomo preoccuparsi di creature così piccole che sembrano disegnate con una goccia d’inchiostro.

Ma il problema non è la dimensione del nemico.

È la sua strategia.

Una tempesta almeno annuncia il proprio arrivo. Il vento cambia, il cielo si scurisce, il mare comincia a parlare.

La zanzara no.

La zanzara appare quando vuole, colpisce senza preavviso e poi scompare lasciandoti il dubbio che forse non sia mai esistita.

Per questo ho preparato un piano.

Ho studiato il giardino come un tempo studiavo le carte nautiche. Ho individuato le zone di passaggio, ho disposto candele alla citronella come fari in miniatura e ho tenuto la racchetta elettrica sempre a portata di mano.

Il mio vicino mi osservava dal balcone.

«Capitano, lei ha affrontato tempeste e viaggi difficili e adesso è in guerra con una zanzara?»

Io lo guardavo serio.

«Ti sbagli. Sono loro ad essere in guerra con me.»

Quella sera ero certo di aver finalmente ottenuto la vittoria.

Il giardino era silenzioso. L’aria immobile. Nessun ronzio.

Mi sedetti soddisfatto sulla mia sedia e pensai che forse anche il più piccolo nemico, prima o poi, riconosce la superiorità dell’avversario.

Fu allora che arrivò.

Una sola zanzara.

Non volò agitata. Non cercò di nascondersi.

Si posò sul tavolo davanti a me con una calma quasi arrogante.

La guardai.

Lei guardò me.

Per qualche secondo nessuno dei due fece nulla.

Poi abbassai lentamente la racchetta.

«Devo ammetterlo» dissi. «Hai coraggio.»

Naturalmente non rispose.

Ma ho imparato, nella vita, che non tutte le risposte arrivano attraverso le parole.

Da quella sera la guerra finì.

Non perché avessi vinto.

Non perché avessero vinto loro.

Semplicemente avevamo raggiunto un accordo.

Il giardino era abbastanza grande per entrambi.

Il mio vicino non mi credette mai.

Fino a quando, qualche sera dopo, mi vide seduto tranquillo senza spray, senza candele e senza racchetta.

«Ha fatto pace con loro?»

Guardai il giardino.

«No. Abbiamo soltanto stabilito le rispettive frontiere.»

Da allora, ogni estate, lascio sempre un piccolo bicchiere d’acqua vicino alla finestra.

Non per le zanzare.

Per ricordarmi che anche gli eserciti più invisibili, qualche volta, hanno bisogno di una tregua. 

Antonello Rivano


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