Lun. Ago 10th, 2026

OL – Speciale Estate 2026 (4)

Poesie e racconti per una calda estate


In questo numero

Poesie:

Racconti


POESIE


La poesia di Danila Olivieri

Il tempo dello stupore

S’invola la lanugine dei pioppi
e di bambagia imbianca l’ aria,
il tramontano soffia
ma forte scalda il sole
e solitario ricama un gabbiano
bianchi sentieri nell’ azzurro.

…E la gioia che fa trattenere il respiro
e prolunga l’istante,
(ché il vero tempo vissuto è soltanto
quello dello stupore e della bellezza),
la gioia è nel volo solitario
che indugia in giochi d’aria
e improvviso va via e s’inciela.

Danila Olivieri – Inedita – ©Tutti i diritti riservati

***

I Versi Balzani di Sara

A bassa voce

Abbiamo aumentato i bpm appena in tempo
Non era facile da concretizzare
La grande conquista di una sicurezza devastante
Devi approfittare di un’idea geniale
Devi segnarti cosa è successo
Nessuna esenzione per i nuovi clienti
Provo a chiamare qualcosa d’irreale
Non può divertirmi una percussione solitaria
Che cosa sentirai nel cuore dell’attacco?
Ti guardo saldare il conto
Tutti i tradimenti hanno rialzato la testa
Cosa c’è di incomprensibile?
Lontano da qui barriere impenetrabili
A bassa voce nella tua mente
Ci rimettiamo a ridere per cambiare marcia

***

Il profumo della luna piena

Guarderò la strada intorno a me,
un’altra vita da portarsi dentro.


Vorrei parlare come il vento, come l’acqua,
la mia ingenuità in ogni goccia;
farmi guidare da un sentimento mai provato,
da un ricordo indelebile
o dal profumo della luna piena.


Ascoltami quando perdo il filo,
non mi chiedere qual è il mio posto.
ho in mano poche verità
in bilico su un desiderio
.

Aurora Boreale-Inedita-©Tutti i diritti riservati


RACCONTI


I racconti del Capitano

In fondo al mare

Il vecchio Capitano diceva sempre che il mare aveva due facce. Quella che tutti vedevano era fatta di onde, vento e sale. Era il mare delle barche, dei pescatori, dei bambini che costruiscono castelli sulla spiaggia e dei gabbiani che litigano per un pesce. L’altra, invece, apparteneva al silenzio.

«È quella che comincia dove non arriva più la luce», diceva accarezzandosi la barba. «Là sotto non comandano gli uomini. Comanda il tempo.»

Una sera d’estate, mentre il sole si spegneva dietro l’orizzonte, un bambino gli chiese cosa ci fosse davvero in fondo al mare.

Il Capitano sorrise. «Non quello che raccontano i libri.»

Si sedette sul vecchio molo, lasciando penzolare le gambe sull’acqua immobile. «In fondo al mare non ci sono soltanto relitti. Ci sono le cose che gli uomini hanno perduto.»

Il bambino spalancò gli occhi. «Le monete?»

«Anche. Ma valgono poco. Ci sono promesse mai mantenute, lettere che nessuno ha avuto il coraggio di consegnare, parole che avrebbero potuto cambiare una vita e che sono rimaste chiuse in gola. Ci sono abbracci mancati, perdoni rimandati, sogni lasciati nel porto per paura di partire.»

Il mare, continuò il Capitano, raccoglie tutto senza giudicare. Ogni onda porta via qualcosa: una lacrima, un rimpianto, un addio. E laggiù, dove il blu diventa quasi nero, ogni cosa si posa lentamente, come una foglia d’autunno.

«E nessuno può riportarle su?»

Il Capitano rimase qualche istante in silenzio. «Qualcuna sì.Quando trovi il coraggio.»

«Il coraggio?»

«Sì. Perché non tutto quello che affonda resta sul fondo. Ci sono ricordi che risalgono quando meno te lo aspetti. Certe persone ritornano. Alcuni perdoni arrivano dopo anni. E perfino i sogni, se li hai amati davvero, trovano sempre una corrente che li riporta a galla.»

La sera era ormai scesa e le prime stelle si riflettevano sull’acqua calma. Il bambino continuava a fissare il mare, come se sperasse di vedere il fondo.

«E tu, Capitano… cosa hai lasciato laggiù?»

L’uomo sorrise appena. «Un po’ della mia giovinezza.» Poi aggiunse, quasi parlando al mare più che al bambino: «Ma in cambio il mare mi ha restituito qualcosa di più prezioso.»

«Che cosa?»

Il Capitano alzò gli occhi verso l’orizzonte. «La certezza che niente di ciò che abbiamo amato scompare davvero. Cambia soltanto profondità.»

Da quel giorno, ogni volta che guardava il mare, il bambino non pensò più soltanto ai pesci o alle conchiglie. Pensava a tutte le storie che riposavano laggiù. E capì che il mare non custodisce tesori. Custodisce memorie.

Antonello Rivano-Inedito-©Tutti i diritti riservati

***
L’angolo dei lettori

Agosto

Agosto arriva ogni anno con la stessa sicurezza di chi entra in casa senza bussare. Nessuno lo invita davvero, ma lui si presenta lo stesso: con il caldo, le zanzare e quella strana convinzione che tutto debba rallentare.

Il primo giorno del mese succede una cosa curiosa: improvvisamente tutti diventano esperti di sopravvivenza. Persone che per undici mesi hanno vissuto in ufficio con il riscaldamento a 22 gradi iniziano a dire: «Questo caldo non è normale». Come se il termometro avesse deciso di tradirli personalmente.

In città, alle otto del mattino, i pochi rimasti camminano sui marciapiedi come esploratori nel deserto. Il panettiere saluta con gli occhi lucidi: «Coraggio, ancora qualche giorno e parto anch’io». Il barista prepara il caffè con la velocità di un chirurgo: non per efficienza, ma perché anche lui vorrebbe scappare.

Poi arrivano le vacanze.

Il viaggio verso il mare diventa una prova di carattere. In macchina ci sono valigie, ombrelloni, giochi per bambini, materassini gonfiabili e almeno un oggetto misterioso che nessuno ricorda di aver messo nel bagagliaio ma che, per qualche motivo, è indispensabile.

Dopo tre ore di coda, il conducente annuncia: «Finalmente siamo quasi arrivati». Frase pericolosissima, perché in agosto “quasi arrivati” può significare qualsiasi cosa tra cinque minuti e un’ora e mezza.

Sulla spiaggia va in scena il grande spettacolo dell’estate. C’è chi cerca disperatamente un posto all’ombra, chi pianta un ombrellone grande come una villetta e chi arriva con una borsa piena di cose inutili: crema solare, libri mai aperti, tre tipi di salviette e un coltello per tagliare l’anguria che però nessuno ha portato.

Il mare, invece, resta sempre lui: bello, paziente e leggermente infastidito da tutta quella gente che a Ferragosto decide improvvisamente di ricordarsi della sua esistenza.

La sera, poi, arriva il momento più difficile: scegliere dove andare. Tutti vogliono una serata tranquilla, ma nessuno sa cosa significhi davvero. Si parte per una passeggiata “veloce” e si torna a mezzanotte dopo aver visto bancarelle, concerti, fuochi d’artificio e almeno tre gruppi di amici incontrati per caso.

Agosto è anche il mese delle promesse impossibili: «Da settembre cambio vita», «Mi iscrivo in palestra», «Leggo di più», «Mangio sano». Tutti programmi ambiziosi pronunciati davanti a un gelato gigante alle undici di sera.

Poi arriva l’ultimo giorno. Il costume torna nel cassetto, la valigia viene abbandonata per qualche giorno in un angolo della stanza e tutti ricominciano a lamentarsi: «È già finita l’estate».

Perché agosto è così: dura poco, stanca molto, costa abbastanza, ma alla fine riesce sempre a lasciarci qualcosa.

Anche solo la domanda più importante di tutte:

«Ma chi è stato il genio che ha deciso di mettere Ferragosto proprio in mezzo al mese?»

Ignazio Anselmi-Inedito-©tutti i diritti riservati


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