Lun. Ott 19th, 2026

La zona grigia

Quando il potere criminale incontra quello legale. Come la criminalità organizzata si infiltra nell’economia legale attraverso relazioni, capitali illeciti e interessi economici.

©Polis SA Magazine

La zona grigia

La rappresentazione più rassicurante della criminalità organizzata è anche una delle più semplici: da una parte i criminali, dall’altra le persone perbene. Due mondi distinti, separati da un confine netto, nel quale sarebbe sufficiente individuare gli appartenenti al primo per proteggere il secondo. La realtà giudiziaria è spesso più complessa. Le indagini antimafia possono ricostruire relazioni tra organizzazioni criminali e ambienti economici, professionali o amministrativi, mostrando come determinati interessi possano incontrarsi anche al di fuori dei circuiti tradizionali della malavita.

È in questo spazio che si colloca la cosiddetta zona grigia: un’espressione utilizzata per descrivere quell’area di contatto nella quale il potere criminale può trovare competenze, opportunità, disponibilità economiche o relazioni utili alla propria attività. Non è una categoria giuridica autonoma e non autorizza a considerare colpevole chiunque abbia avuto contatti con una persona indagata. È, piuttosto, una chiave interpretativa per interrogarsi sui meccanismi attraverso cui le organizzazioni mafiose cercano di inserirsi nei circuiti della società legale.

Il problema diventa particolarmente rilevante quando il denaro illecito incontra attività economiche formalmente regolari. Un’impresa può essere utilizzata per reinvestire capitali, una società può comparire in una catena di transazioni, un rapporto commerciale può diventare funzionale agli interessi di un’organizzazione. Ma la presenza di un legame societario, di un contratto o di una relazione personale non dimostra automaticamente un coinvolgimento criminale. È compito degli investigatori ricostruire la natura dei rapporti, la consapevolezza dei soggetti, i flussi finanziari e l’eventuale contributo fornito alle attività illecite.

La distinzione è fondamentale anche sul piano penale. Corruzione, favoreggiamento, riciclaggio, partecipazione associativa e concorso esterno non sono formule intercambiabili. Ciascuna fattispecie presenta presupposti specifici e richiede la verifica di elementi concreti. Il concorso esterno in associazione mafiosa, per esempio, non coincide con una semplice frequentazione né con un rapporto professionale con un affiliato: richiede la sussistenza dei requisiti elaborati dalla giurisprudenza, compreso il contributo concretamente fornito all’associazione nei termini previsti dalla legge. In un’inchiesta giornalistica seria, la precisione giuridica non è un dettaglio tecnico, ma una condizione indispensabile per non trasformare il sospetto in una condanna anticipata.

Il fenomeno, inoltre, non riguarda soltanto i singoli rapporti. Le organizzazioni criminali possono trarre vantaggio dalle fragilità del sistema economico: imprese indebitate, mercati in cui la concorrenza è debole, settori nei quali i controlli risultano difficili o attività che consentono di movimentare grandi quantità di denaro. In simili contesti, la disponibilità di capitali può diventare uno strumento di pressione o di penetrazione. Il rischio non è soltanto che un’attività venga direttamente controllata da soggetti criminali, ma che la presenza di risorse illecite alteri le condizioni nelle quali operano anche gli imprenditori estranei a quel sistema.

Le analisi internazionali confermano che l’infiltrazione economica rappresenta una questione che supera i confini nazionali. Nel febbraio 2026, Eurojust ha comunicato i risultati di un’indagine internazionale che ha ricostruito una rete sospettata di riciclare proventi del traffico di cocaina per gruppi criminali italiani, tra cui esponenti della camorra e della ’ndrangheta. Secondo le autorità, il sistema avrebbe utilizzato società di comodo, fatturazioni false e investimenti di lusso per ripulire i profitti illeciti. Sette persone sono state arrestate durante un’operazione coordinata in più Paesi. Le accuse e le ricostruzioni investigative devono naturalmente essere valutate nelle rispettive sedi giudiziarie, ma il caso mostra quanto sia importante seguire le relazioni finanziarie oltre il luogo in cui il reato viene commesso.

La zona grigia pone quindi una questione che riguarda l’intera società: quanto siamo capaci di riconoscere le condizioni che rendono conveniente la collaborazione con il potere criminale? La risposta non può essere una generica sfiducia verso imprenditori, professionisti o amministratori. Una simile conclusione sarebbe ingiusta e controproducente. Occorrono, invece, trasparenza, controlli proporzionati al rischio, verifiche sulla titolarità effettiva delle imprese e un sistema capace di individuare anomalie senza criminalizzare automaticamente le relazioni economiche.

La mafia non si rafforza soltanto attraverso chi la teme. Può rafforzarsi anche quando qualcuno ritiene conveniente servirla, quando un vantaggio economico viene considerato più importante della legalità o quando l’assenza di controlli permette a un interesse illecito di presentarsi come una normale opportunità di mercato. È in questi passaggi che la distinzione tra criminalità e società legale rischia di diventare meno evidente, senza per questo cessare di essere giuridicamente e moralmente necessaria.

Per contrastare la zona grigia non basta invocare la legalità come principio astratto. Bisogna rendere più difficile la trasformazione del potere criminale in un vantaggio economico e più facile l’emersione dei rapporti illeciti. E soprattutto bisogna ricordare che l’accertamento delle responsabilità appartiene alla giustizia, mentre il compito del giornalismo è ricostruire i fatti, interrogare i documenti e illuminare i meccanismi senza sostituirsi ai tribunali. Perché il confine tra economia legale e interesse criminale può essere complesso da ricostruire, ma non può diventare una zona franca in cui tutto è lecito purché produca profitto.

Lucia Sforza

Lucia Sforza è giornalista pubblicista e scrittrice di romanzi gialli a sfondo psicologico e politico. Laureata in Scienze dei Servizi Giuridici con indirizzo in Scienze delle Investigazioni e della Sicurezza presso l’Università “Luigi Vanvitelli”, ha approfondito criminologia, diritto penale e psicologia criminale. Collabora con testate di cronaca nera e politica, occupandosi di inchieste, interviste e copertura di eventi, con particolare attenzione all’analisi delle dinamiche investigative e giudiziarie. È autrice dei romanzi Scusate la follia e Scacco Matto – quello che l’Italia ci spinge a fare, nei quali unisce ricerca criminologica e costruzione narrativa complessa. Il suo lavoro coniuga approccio giornalistico e studio dei comportamenti criminali, con un focus costante sulle dinamiche psicologiche e sociali dei fatti di cronaca.
→Articoli di e su Lucia Sforza
→Altri articoli della rubrica Il punto di vista
→Libri di Lucia Sforza:
. 2025) Scacco matto. Quello che l’Italia ci spinge a fare
.2022) Scusate la follia

image_printDownload in PDF