PizzAut: Nico Acampora e il ristorante autistico che cambia le regole
Da un’idea fragile a una realtà solida, PizzAut dimostra che l’autismo non è un limite, ma una forza capace di rivoluzionare il mondo del lavoro e della pizza

Nico Acampora e PizzAut
“Se lei pensa di riuscirci, vuol dire che è più handicappato dei suoi ragazzi.”
È una delle frasi che Nico Acampora si è sentito dire quando il progetto PizzAut era ancora solo un’idea, fragile e visionaria. Una di quelle frasi che potrebbero abbattere chiunque. Ma Nico no: lui ha stretto i denti, e ha continuato.
Il suo sogno? Un ristorante gestito (quasi) interamente da persone autistiche. Ambizioso, certo. Lui stesso, oggi, non nasconde i dubbi e le paure che lo hanno accompagnato mentre la sua creatura muoveva i primi passi. Ma più della paura ha potuto la determinazione.
Tutto comincia con qualche esperienza in locali “in prestito”, dove Nico testa i limiti — ma soprattutto le potenzialità — dei suoi ragazzi. Poi arriva il lockdown, e con esso un’idea geniale: portare la pizza in giro con un food truck. Nasce così il PizzAutobus, una cucina su ruote che attraversa Milano per sfornare pizze e per dire forte e chiaro che l’autismo non è incompatibile con il lavoro, la professionalità, l’autonomia.
Nel 2021, finalmente, il grande salto: apre a Cassina De’ Pecchi il primo vero ristorante PizzAut, che è allo stesso tempo traguardo e punto di partenza.
Due anni dopo, nel 2023, arriva il secondo locale: questa volta a Monza, e con un ospite d’eccezione all’inaugurazione — il Presidente Sergio Mattarella, che indossa il grembiule rosso dei dipendenti e non nasconde la sua commozione davanti a un progetto tanto concreto quanto rivoluzionario.
PizzAut non è un semplice ristorante. È un sistema pensato per funzionare diversamente, per adattarsi a chi ha esigenze differenti. Le sale sono insonorizzate, per non sovraccaricare i ragazzi ipersensibili. I turni, gli spazi, le mansioni: tutto è calibrato per permettere a chi vi lavora di farlo nel modo migliore, con dignità e orgoglio.
Oggi, tra i due locali, lavorano quarantuno persone ascrivibili allo spettro autistico. Ma Acampora non si ferma.
Anzi, rilancia: il futuro si chiama PizzAutBus, una flotta di food truck che porterà in giro per l’Italia — e chissà, magari anche oltre — quella che molti definiscono “la pizza più buona della galassia”. Entro il 2028, i furgoncini, ognuno dei quali impiegherà cinque persone, saranno trenta; entro il 2034, uno per ogni provincia italiana. Numeri che fanno girare la testa, certo. Ma soprattutto rappresentano una speranza per tante famiglie che, per la prima volta, intravedono per i loro figli un’alternativa alla realtà spesso spenta e passiva dei centri diurni.
Quella frase buttata lì con disprezzo — “Se lei pensa di riuscirci, vuol dire che è più handicappato dei suoi ragazzi” — oggi suona come una medaglia. Perché non si può essere che orgogliosi di essere paragonati a persone che hanno superato limiti di ogni tipo, da quelli relazionali a quelli intellettivi, riuscendo a dare vita a una realtà in continua evoluzione come quella che abbiamo appena raccontato. Ce ne fossero tanti, di “handicappati” come Nico Acampora e come i pizzaioli, i cuochi, i barman, i camerieri di PizzAut.
Sara Piccardo

