Racconti per una calda estate -4-
Brevi storie tra il reale e la fantasia: un po’ vissuto, un po’ inventato, come certi racconti che nascono davanti a un caffè o in riva al mare. Non importa cosa sia vero e cosa no, importa solo lasciarsi portare via
[Quarta puntata]
In questo numero:
- Sprazzi di passato: La mia nonna – di Nicoletta Lamberti
- Storie di porti, volti e miraggi: Il porto senza orologi – di Corto Maltese
Sprazzi di passato: La mia nonna
Nicoletta Lamberti
La nonna aveva i capelli bianchi, la ricordo da sempre coi capelli bianchi, lisci, lisci e corti.
Bassina, grassina, ma veloce, scattante…
A fare la spesa, a messa…
Mi voleva bene e mi portava al mare con lei per farle compagnia.
Le piaceva tanto il mare.
Me la ricordo da sempre “anziana”…
Era la mia nonna.
Stavo molto con lei…
Chiacchieravamo tanto e ancor oggi mi manca!
L’altra nonna non l’ha conosciuta neppure il mio papà!
Nicoletta Lamberti
Storie di porti, volti e miraggi: Il porto senza orologi
Corto Maltese
Era un’estate lenta, di quelle che ti fanno dimenticare anche il conto dei giorni. Quando sono arrivato al porto ho notato subito una cosa: nessuno aveva un orologio al polso. Non i pescatori che rammendavano le reti, non i ragazzini che si tuffavano dagli scogli, nemmeno le donne che stendevano lenzuola bianche sulle terrazze bruciate dal sole.
Il tempo, lì, non si misurava. Si respirava.
Ho alzato lo sguardo verso la torre arrugginita che dominava il molo. Le lancette dell’orologio erano ferme a mezzogiorno. Forse da anni.
“Qui non serve,” mi ha detto un ragazzino correndomi accanto, i piedi scalzi e la pelle color rame. “Il mare ci chiama quando vuole lui.”
Ho sorriso. Ogni porto ha le sue leggi invisibili, e in quel luogo l’estate sembrava non finire mai.
Un vecchio pescatore mi ha offerto una fetta d’anguria fresca. L’ho accettata senza fare domande, e il succo mi ha colato sulle mani.
“Così si vive qui, capitano. Un frutto, un tuffo, un vento che cambia.”
Mi sono seduto sul molo a guardare le barche. Alcune pronte a partire, altre ferme come se non avessero più memoria del mare. Nessuna partenza annunciata, nessun arrivo previsto. Solo vele che apparivano all’improvviso e sparivano dietro l’orizzonte.
E allora ho capito che forse la vera libertà era questa: smettere di guardare l’orologio, e imparare ad aspettare il mare.
Non per dire chi sono, ma chi vorrei essere: mi firmo come sempre…

🖋️ Ho scelto di firmare come Corto Maltese perché, come lui, credo che il viaggio non sia una fuga, ma un modo di restare fedeli a sé stessi anche quando il mondo cambia rotta. Corto Maltese racchiude il viaggio come destino e libertà, il silenzio come compagno e il mistero come compasso. È l’eco di chi cerca il mondo senza volerlo possedere, e l’ombra di chi sogna il mare anche quando non lo vede
Il mio vero nome non importa. In fondo, cosa è un nome se non una sequenza di lettere scelta da altri, un’etichetta che il tempo scolora?
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