Le mille voci di Pasolini
Intervista al prof. Alberto Granese, ordinario di Letteratura italiana all’Università di Salerno, in occasione dell’omaggio accademico dedicato a Pier Paolo Pasolini a cinquant’anni dalla sua scomparsa
SALERNO–“Le mille voci di Pasolini” – Anche l’Università di Salerno omaggia Pier Paolo Pasolini a 50 anni dal barbaro delitto rimasto impunito.
di Stefano Pignataro
Ieri, presso la biblioteca Caianello dell’Università, alle ore 10, si è svolta la prima delle sei giornate dedicate a Pasolini che approfondiranno la sua poetica e la sua opera.
Ad aprire l’omaggio pasoliniano è stato un incontro avvenuto presso la Sala “P” della Biblioteca centrale d’Ateneo, che ha visto la presentazione del volume del Prof. Alberto Granese Pasolini. L’esercizio della ragione e del potere, in dialogo con i proff. Rosa Giulio e Vincenzo Salerno del Dipsum Unisa.
Hanno portato un saluto istituzionale la Dott.ssa Maria Rosaria Califano (Sistema Bibliotecario d’Ateneo) ed il Prof. Carlo Santoli, Direttore di “Sinestesie”.
Il prof. Alberto Granese, ordinario di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi di Salerno, ha tenuto, in un’aula gremita di studenti e studentesse, una lunga lectio che ha toccato i diversi elementi della complessa opera pasoliniana.

Pier Paolo Pasolini, a cinquant’anni dalla sua morte (avvenuta nel 1975), resta sorprendentemente attuale per una serie di ragioni che riguardano tanto i temi che affrontò, quanto il modo in cui li mise in scena.
Qual è stata la sua critica al consumismo e all’omologazione culturale?
Pasolini fu tra i primi a denunciare, già negli anni ’60, come il nuovo potere non fosse più quello politico o religioso, ma quello economico e mediatico. Parlava di “nuovo fascismo del consumismo”, cioè un sistema che non imponeva l’obbedienza con la forza, ma uniformava i desideri, cancellando le differenze culturali, sociali e linguistiche. Se pensiamo oggi ai social network, all’omologazione dei gusti, alla pubblicità o alla cultura di massa, le sue parole sembrano profetiche.
In cosa consisteva la sua tensione tra modernità e tradizione?
Pasolini viveva in modo lacerante il passaggio dall’Italia contadina e arcaica a quella industriale e urbana. Nei suoi film e nei suoi scritti (come Le ceneri di Gramsci o Accattone*) cercava di dare voce agli esclusi — i sottoproletari, i giovani delle borgate — proprio mentre quella realtà stava scomparendo. Oggi, in un mondo globalizzato che cancella identità e radici, quella sua ricerca di autenticità e di memoria appare ancora viva e urgente.*
E il suo coraggio di essere contro come si manifestava?
Pasolini fu sempre “eretico”: contro il potere, ma anche contro la sinistra quando ne percepiva le contraddizioni. Odiava il conformismo, di qualunque segno. Questa libertà di pensiero, la sua volontà di dire ciò che pensava anche quando scandalizzava tutti, lo rende una figura ancora rara e necessaria nel nostro tempo.

Com’era il suo rapporto con il corpo, il sesso, la religione?
Nei suoi film e nelle sue poesie il corpo è linguaggio, verità, scandalo. Pasolini affrontò apertamente temi di sessualità, desiderio e colpa in un’Italia ancora profondamente cattolica e repressa. Oggi, che questi temi sono tornati centrali nel dibattito pubblico (identità, diritti, libertà individuali), il suo modo di metterli in scena conserva una forza dirompente.
Quale fu il suo impegno civile e la sua profezia politica?
Pasolini non fu mai un intellettuale chiuso nella torre d’avorio: scrisse articoli, lettere, poesie “civili”. Molte delle sue Lettere luterane o Scritti corsari parlano di un’Italia che si stava trasformando in “paese senza memoria”, dove i cittadini diventano consumatori e la scuola e i media perdono funzione educativa. Pasolini è ancora attuale perché non appartiene al suo tempo: parlava di meccanismi (il potere dei media, la mercificazione del corpo, la perdita di valori) che si sono amplificati nel nostro. E soprattutto perché ci invita ancora a pensare criticamente, a non accettare passivamente ciò che il sistema ci propone.
Qual è la sua visione sulla trasformazione linguistica in Italia?
Pasolini osserva che la nuova lingua della seconda industrializzazione privilegia la comunicatività rispetto all’espressività. Questa lingua tecnologica, egemonica e borghese, è da lui detestata ma non ignorata, poiché rappresenta il conformismo e il consumismo neocapitalistico.
Che cos’è il “nuovo Potere” secondo lui?
È un potere senza volto, non riconducibile a istituzioni tradizionali come la Chiesa o l’industria. Si manifesta nella trasformazione antropologica della società, nella smania di sviluppo e nella produzione-consumo come fine ultimo. È una forma di fascismo totale che omologa e rende gli individui interscambiabili.
Come si rapportava ai giovani?
Li invita a non diventare italiani medi, omologati dal consumismo. Nella Lettera a Gennariello li esorta a resistere al fascino del Palazzo, simbolo del potere, e a cercare la realtà fuori da esso, anche se dentro il “penitenziario del consumismo”.
Qual è la sua proposta per contrastare il Potere?
Istituire un Processo che denunci le malefatte dei detentori del potere, per rendere chiaro ai cittadini che governare bene significa agire contro il nuovo Potere. Questo processo dovrebbe rivelare la verità sulla gestione della cosa pubblica.
Qual è la sua critica alla vocazione al governare?
Pasolini ritiene che in Italia non esista una vera vocazione al governare, ma solo quella a detenere il potere, per i vantaggi che ne derivano. Governare è visto come un’incombenza noiosa, non come un servizio.
Come si collega la sua visione a quella della Scuola di Francoforte?
Entrambi denunciano la società consumistica come totalitaria. Marcuse, in particolare, evidenzia come il sistema impedisca l’insorgere di tendenze eversive, manipolando i bisogni e reprimendo la personalità individuale.
In che modo il Potere moderno, secondo lui, si manifesta?
Non solo come regime autoritario, ma anche come sistema economico-tecnico che manipola i bisogni e domina attraverso la produzione e distribuzione. È un potere diffuso, strategico, che agisce anche attraverso i media e i gruppi di pressione economico-finanziari.
Qual è il messaggio universale di Pasolini?
Il suo linguaggio, anche se apparentemente inattuale, è universale ed eterno. L’opera San Paolo, mai realizzata, rappresenta una rivoluzione nella rivoluzione, capace di sconvolgere e modificare la realtà. Il suo messaggio resta quello di un pensiero libero, capace di leggere il mondo con uno sguardo che continua a interrogarci, cinquant’anni dopo.
Stefano Pignataro

