Sab. Mag 30th, 2026

Giove (TR)

“Perché si fanno le guerre?”: le domande dei bambini di Giove (TR) al Presidente della Repubblica

Una pluriclasse della scuola primaria di Giove (Terni) scrive al Quirinale dopo aver discusso in assemblea le loro “domande sulla guerra”. Dal Presidente arriva un riconoscimento per l’iniziativa e il metodo educativo

di Antonello Rivano

In una piccola scuola primaria di Giove, paese dell’Umbria in provincia di Terni, 1.831 abitanti, una pluriclasse di quarta e quinta elementare ha deciso di rivolgere alcune domande direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Domande semplici solo in apparenza, nate dall’osservazione del mondo che li circonda e dal desiderio di capire ciò che spesso gli adulti non riescono a spiegare: perché esistono le guerre.

La lettera non è frutto di un esercizio scolastico occasionale. Nasce da un percorso educativo che, da anni, accompagna la vita quotidiana della classe guidata dalla maestra Roberta Passoni. Ogni due settimane, infatti, gli alunni partecipano a una vera e propria assemblea di classe, un momento strutturato di confronto durante il quale bambine e bambini discutono problemi, avanzano proposte e prendono decisioni che riguardano la loro vita scolastica.

Per preparare questi incontri, sulle pareti dell’aula sono appese alcune buste nelle quali gli studenti possono inserire, durante le settimane, pensieri e questioni da portare in discussione. Ce n’è una dedicata ai problemi, dove ciascuno può raccontare un disagio, un litigio con un compagno o una difficoltà incontrata durante le lezioni. Una seconda busta raccoglie invece proposte e idee, che durante l’assemblea vengono discusse e, se necessario, votate. La terza è riservata a congratulazioni, complimenti e scuse, uno spazio pensato per riconoscere gesti positivi o ricomporre piccoli conflitti quotidiani.

Quest’anno, però, è comparsa una quarta busta. Sono stati proprio gli alunni a chiederlo: volevano un luogo in cui raccogliere le “domande sulla guerra”. Negli ultimi tempi, infatti, le notizie ascoltate in televisione o lette sui giornali hanno reso quel tema sempre più presente nelle loro conversazioni. Immagini di città bombardate, di famiglie costrette a fuggire, di bambini della loro stessa età che vivono sotto le bombe hanno generato dubbi, inquietudini e interrogativi difficili.

Dopo alcune settimane, tra i foglietti inseriti nella busta è comparsa una domanda destinata a far nascere una discussione intensa: “Perché si fanno le guerre?”.

Durante l’assemblea, la classe ha provato ad affrontare la questione insieme, come fa di solito con gli altri problemi. Ma quella domanda si è rivelata troppo grande per essere esaurita in una sola conversazione. Da lì ne sono nate molte altre, altrettanto profonde e complesse. I bambini hanno deciso allora di raccoglierle e di scriverle in una lettera indirizzata al Capo dello Stato, ritenendo che potesse essere la persona giusta a cui chiedere chiarimenti.

Il testo completo della lettera è disponibile in PDF per chi desidera leggerlo integralmente.

Nella lettera emergono riflessioni sorprendenti per lucidità e sensibilità. I bambini si chiedono, ad esempio, perché i leader politici continuino a scegliere la guerra quando è evidente che produce soltanto distruzione e sofferenza. Si domandano perché si continuino a produrre e vendere armi quando quelle stesse risorse potrebbero essere utilizzate per costruire scuole, ospedali o per garantire cibo a chi ne ha bisogno.

Nel loro ragionamento trovano spazio anche riferimenti culturali e storici. In classe hanno ascoltato e discusso La guerra di Piero di Fabrizio De André, una canzone che li ha colpiti perché racconta il momento in cui un soldato si ferma a riflettere prima di sparare, ricordando che anche chi combatte spesso non ha scelto davvero la guerra.

Durante le lezioni di educazione civica hanno inoltre studiato la Costituzione italiana, soffermandosi in particolare sull’articolo 11, quello in cui si afferma che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Da qui nasce un’altra domanda che rivolgono al Presidente: se la nostra Costituzione contiene un principio così chiaro, perché non provare a convincere anche altri Paesi ad adottare norme simili?

La riflessione dei bambini non si ferma però alla politica internazionale. Nella lettera emergono collegamenti con altri problemi globali che percepiscono come urgenti: l’inquinamento, le disuguaglianze, l’uso delle risorse. Alcuni di loro individuano parole che, a loro avviso, stanno spesso all’origine dei conflitti: soldi, territorio, risorse, odio.

Con la spontaneità che caratterizza lo sguardo dei più giovani, si interrogano anche sul cambiamento che avviene con la crescita: se da bambini sembra così evidente che la guerra sia sbagliata, cosa accade quando si diventa adulti? Perché alcune persone arrivano a considerarla inevitabile o addirittura giusta?

La lettera è stata inviata al Quirinale con la speranza di ricevere una risposta. E qualcosa, effettivamente, è accaduto. Il 4 marzo alla scuola primaria di Giove è arrivata una telefonata dalla Presidenza della Repubblica. La segretaria personale del Presidente Sergio Mattarella ha comunicato che il Capo dello Stato aveva letto con attenzione il testo e aveva molto apprezzato sia l’iniziativa sia il metodo educativo adottato dalla classe. In particolare, ha sottolineato quanto considerasse importante l’assemblea periodica durante la quale bambine e bambini imparano a confrontarsi, a discutere e a prendere decisioni insieme.

Un riconoscimento che valorizza non solo la profondità delle domande contenute nella lettera, ma anche il percorso di educazione civica che ha permesso a quella classe di trasformare dubbi e inquietudini in un’occasione di dialogo e di riflessione condivisa.

Le domande poste dai bambini di Giove non hanno risposte semplici. Ma proprio per questo meritano di essere ascoltate. Perché ricordano agli adulti quanto sia necessario continuare a interrogarsi sulla guerra, sulla pace e sulle responsabilità che ogni generazione ha nei confronti di quella che verrà.

(Il testo integrale della lettera in PDF è disponibile qui: Lettera al Presidente Mattarella)

Antonello Rivano

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