La camorra nell’economia globale
Dal radicamento territoriale alle reti criminali transnazionali, tra traffici illeciti, mercati internazionali, riciclaggio e flussi finanziari.

La camorra nell’economia globale
Le organizzazioni criminali non conoscono le frontiere nello stesso modo in cui le conoscono gli Stati. I mercati cambiano, le merci attraversano i continenti, il denaro si muove attraverso sistemi finanziari sempre più articolati. In questo scenario, anche la criminalità organizzata può sviluppare reti che collegano territori diversi, sfruttando opportunità logistiche, relazioni commerciali e strumenti finanziari. La camorra conserva le proprie radici territoriali, ma il suo studio non può fermarsi ai confini della città o della provincia in cui si è storicamente sviluppata.
Il territorio continua a essere importante: è il luogo nel quale un’organizzazione può esercitare controllo, imporre intimidazioni, reclutare persone e consolidare determinate attività. Ma il territorio non coincide necessariamente con il luogo in cui si trovano tutti i suoi interessi economici. I proventi delle attività illecite possono essere trasferiti, reinvestiti o gestiti attraverso reti che coinvolgono più Paesi. La dimensione locale e quella internazionale non sono quindi alternative: possono essere parti dello stesso sistema.
Il traffico di stupefacenti permette di comprendere questa trasformazione. Una filiera criminale internazionale può coinvolgere produttori, intermediari, trasportatori, gruppi che gestiscono l’ingresso delle merci e reti incaricate della distribuzione. I diversi passaggi non devono necessariamente essere controllati da un’unica organizzazione. Possono intervenire gruppi differenti, legati da accordi commerciali illeciti e capaci di cooperare quando gli interessi coincidono. La criminalità organizzata contemporanea può quindi assumere forme reticolari, nelle quali la collaborazione tra soggetti diversi diventa importante quanto la struttura gerarchica interna.
I porti rappresentano uno degli snodi più rilevanti di queste dinamiche, perché concentrano enormi volumi di merci e operazioni logistiche. Europol ha descritto i rischi legati all’infiltrazione criminale nelle infrastrutture portuali europee, richiamando tra le vulnerabilità la corruzione di personale, l’uso improprio dei codici di identificazione dei container e il coinvolgimento di reti locali incaricate di facilitare il recupero delle spedizioni illecite. Non significa che i porti siano, in quanto tali, luoghi di illegalità: significa che la loro complessità logistica può essere sfruttata da organizzazioni capaci di individuare e utilizzare specifiche vulnerabilità.
Ma il viaggio della merce è soltanto una parte della storia. Una volta realizzato, il profitto deve essere gestito. È qui che l’inchiesta finanziaria diventa decisiva: seguire i flussi di denaro può permettere di individuare i beneficiari effettivi, le società utilizzate per occultare le transazioni e gli investimenti attraverso cui i proventi illeciti vengono reinseriti nell’economia. Il denaro può attraversare più giurisdizioni, essere suddiviso tra differenti soggetti e assumere forme diverse prima di raggiungere la destinazione finale. Per questo il contrasto alle organizzazioni criminali richiede cooperazione giudiziaria internazionale, scambio di informazioni e capacità di leggere insieme dati che, isolati, potrebbero apparire privi di collegamento.
Un caso comunicato da Eurojust nel febbraio 2026 mostra concretamente questa dimensione. Un’indagine coordinata tra autorità francesi, italiane e svizzere, con il supporto di Europol, ha ricostruito una rete di riciclaggio collegata ai proventi del traffico di cocaina e a gruppi criminali italiani, tra cui la camorra e la ‘ndrangheta. Gli investigatori hanno riferito di società di comodo, fatture false, investimenti di lusso e attività finanziarie distribuite in più Paesi. L’operazione ha portato all’arresto di sette sospettati. Il caso non dimostra che ogni organizzazione camorristica operi con le stesse modalità, ma documenta come le indagini possano superare i confini nazionali seguendo le tracce finanziarie di un’attività.
La dimensione internazionale pone anche un problema di metodo. Raccontare la camorra soltanto attraverso il luogo in cui si verificano gli episodi violenti rischia di separare artificialmente la manifestazione locale del potere dalle reti economiche che possono sostenerlo. Al tempo stesso, parlare genericamente di una mafia globale può diventare un modo per attribuire a un’organizzazione capacità e collegamenti che le prove non dimostrano. Un’analisi rigorosa deve distinguere tra cooperazioni accertate, ipotesi investigative e interpretazioni più ampie del fenomeno.
L’obiettivo delle indagini, infatti, non dovrebbe essere soltanto interrompere una singola spedizione o arrestare un intermediario. È necessario ricostruire l’intera filiera, individuando chi organizza i traffici, chi mette a disposizione le infrastrutture, chi gestisce i proventi e chi beneficia degli investimenti. Il sequestro di una partita di droga può impedire che quella specifica merce raggiunga il mercato; colpire i flussi finanziari e le risorse patrimoniali può invece incidere sulla capacità dell’organizzazione di ripetere l’attività. Sono interventi differenti, ma complementari.
La globalizzazione non ha cancellato il radicamento territoriale della camorra: ne ha ampliato le possibili connessioni. Il controllo locale può convivere con interessi transnazionali, mentre il denaro prodotto da attività illecite può essere reinvestito lontano dal luogo in cui è stato generato. Per comprendere il fenomeno occorre quindi osservare contemporaneamente il territorio, le reti e i capitali, senza ridurre la criminalità organizzata né a una questione esclusivamente locale né a un’entità indistinta che opera ovunque.
La camorra non si ferma necessariamente al confine in cui termina la sua influenza diretta. Può proseguire attraverso relazioni, merci e denaro. Ed è proprio per questo che il contrasto deve fare altrettanto: seguire i collegamenti, condividere le prove e ricostruire le responsabilità lungo tutta la filiera. Perché arrestare chi controlla un passaggio è indispensabile, ma comprendere e interrompere il sistema che rende quel passaggio redditizio è ciò che può impedire alla rete di ricostituirsi.
Lucia Sforza
| Lucia Sforza è giornalista pubblicista e scrittrice di romanzi gialli a sfondo psicologico e politico. Laureata in Scienze dei Servizi Giuridici con indirizzo in Scienze delle Investigazioni e della Sicurezza presso l’Università “Luigi Vanvitelli”, ha approfondito criminologia, diritto penale e psicologia criminale. Collabora con testate di cronaca nera e politica, occupandosi di inchieste, interviste e copertura di eventi, con particolare attenzione all’analisi delle dinamiche investigative e giudiziarie. È autrice dei romanzi Scusate la follia e Scacco Matto – quello che l’Italia ci spinge a fare, nei quali unisce ricerca criminologica e costruzione narrativa complessa. Il suo lavoro coniuga approccio giornalistico e studio dei comportamenti criminali, con un focus costante sulle dinamiche psicologiche e sociali dei fatti di cronaca. →Articoli di e su Lucia Sforza →Altri articoli della rubrica Il punto di vista →Libri di Lucia Sforza: . 2025) Scacco matto. Quello che l’Italia ci spinge a fare .2022) Scusate la follia |
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