Ciao Gigi, grazie!

Però ‘n se fa così, tutto de botto.
Svejasse e nun trovatte, esse de colpo a lutto.


di Marco Caruso

La sera del primo novembre durante il telegiornale della sera era andato in onda un servizio che diceva che domani compivi 80 anni, mi sono svegliato la mattina del 02 novembre con la notizia che non c’eri più.

 Mi ha preso un crampo allo stomaco come se fossi un parente stretto, uno di famiglia. Ma in parte lo sei stato, perché ho passato la mia adolescenza a rivedermi forse 40-50 volte quel “Febbre da Cavallo” dove con il tuo Mandrake giocatore di cavalli incallito ne combinavi mille e una, da chi ti diceva “Sarvate Mandrà” dal fiato pazzesco di tua sorella, a quella povera Gabriella che ti voleva far giocare a tutti i costi la tris King-Sordatino e D’Artagnan….”la più grande cazzata da quando l’omo invento il cavallo”.

O quante risate mi sono fatto a rivedere lo sketch del Cavaliere Nero o la barzelletta del 18-18-18-18. Eri un artista a 360, cantante, attore, narratore, registra, direttore, supervisore ma soprattutto eri uno che mettevi tutti d’accordo per niente scontato in questo periodo.

Gigi Proiett

Il tuo maestro Ettore Petrolini l’hai pure superato con lo spettacolo “A me gli occhi please” spettacolo unico. Sono riuscito a vederti una sola volta a Teatro in “Cavalli di Battaglia” e ancora sto ridendo e ringrazio Rai 1 che proprio martedì ha mandato in onda lo stesso spettacolo riproposto in chiave TV.

 La tua grandezza per chi non ti conosceva a fondo l’ho rivista in “Preferisco il paradiso” sulla storia che interpretato magistralmente di S. Filippo Neri. Roma e L’Italia ti saranno sempre grati e questo sonetto che ti ha dedicato Pier Francesco Favino racchiude il pensiero di tutti. Ciao Gigi, Grazie

Però ‘n se fa così, tutto de botto.
Svejasse e nun trovatte, esse de colpo a lutto.
Sentì drento a la panza strignese come un nodo
Sape’ che è la mancanza e nun avecce er modo
de ditte grazie a voce pe’ quello che c’hai dato
pe’ quello che sei stato, perché te sei inventato
un modo che non c’era de racconta’ la vita
e ce l’hai regalato così un po’ all’impunita,
facendo crede a tutti che in fondo eri normale,
si ce facevi ride de quello che fa male,
si ce tenevi appesi quando facevi tutto,
Parla’, balla’, canta’, pure si stavi zitto.

Te se guardava Gi’, te se guardava e basta
come se guarda er cielo, senza vole’ risposta.

All’angeli là sopra faje fa du risate,
ai cherubini imparaje che so’ le stornellate,
Salutece San Pietro, stavolta quello vero,
tanto gia’ ce lo sanno chi è er Cavaliere Nero.

Marco Caruso

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