Quasi sessantamila, in Italia, quelli che sicuramente non potranno celebrare il Natale, sono le vittime della pandemia.

di Antonello Rivano

Ad oggi, 2 dicembre 2020, sono 1.469.02 nel mondo, di questi 420.820 in Europa, per quello che riguarda l’Italia 56.361: le vittime della Pandemia da Covid19.

Sono numeri che suonano come un bollettino di guerra, vittime dirette del coronavirus o delle complicazioni che questo ha causato, sommandosi ad altre patologie. Nell’ultimo caso la stragrande maggioranza sarebbe ancora viva se non si fosse contagiata.

Tra di loro anche medici, infermieri e operatori socio sanitari che hanno contratto la malattia sul posto di lavoro, caduti come soldati sul campo di battaglia.

Quello che fa più paura è che ci stiamo abituando, sempre meno pensiamo al fatto che, quelli che ci vengono forniti ogni giorno, non sono solo numeri, ci stiamo dimenticando che dietro ci sono persone, storie, affetti.

Sono persone morte in un letto d’ospedale, tanti in terapia intensiva, senza il conforto della presenza di una persona cara, tra sconosciuti vestiti come astronauti. E ancora dietro a questo ci sono altre persone, famigliari, congiunti, amici, che non hanno potuto stringere la mano ai loro cari, mentre questi si apprestavano a compiere l’ultimo viaggio.

La pandemia ci sta dicendo anche questo: siamo una società arida di sentimenti, formata e forgiata in modo che il pensiero costante sia verso il consumo, la cosa che più ci fa paura in attesa del Natale è che ci venga impedita la possibilità di fare Shopping, cene, feste.

Siamo una società in cui sui social qualcuno si lamenta di non farcela economicamente, ma lo fa scrivendolo con uno smartphone che costa quanto uno stipendio di un operaio, l’equivalente di quanto costerebbe sfamare un intero villaggio in Africa. Forse scrivono mentre sono comodamente seduti su un SUV.  Altri numeri ci dicono che in Italia ci sono 600.000 nuovi poveri, magari però quelli non scrivono sui social perché un cellulare non ce l’hanno, non possono più permetterselo.

 Siamo un paese in cui, in una città come Genova, si multano i bisognosi in fila per un pasto caldo perché alcuni di loro sonosenza mascherina ma ci si gira dall’altra parte quando nelle vie dello Shopping, nei centri commerciali, nelle vendite promozionali di un nuovo modello di scarpe, ci si ammassa, ignorando ogni norma sul distanziamento.

In questi giorni la curva dei contagi sembra abbia smesso di salire, le strutture ospedaliere avvertono meno il carico. Sicuramente questo è il frutto delle recenti restrizioni, di locali chiusi, le scuole ferme, la movida annullata. Segno che l’unico modo per fermare il Virus è fermarci noi o perlomeno rallentare, sarebbe bello se usassimo questi momenti per riflettere.

Non lo so come saranno queste feste, il Natale, il cenone, l’unica cosa certa è che attorno alle tavole degli italiani ci saranno quasi sessantamila sedie vuote.

Antonello Rivano

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