Ven. Giu 18th, 2021
Annus Horribilis

Duemilaventi. L’Annus horribilis

L’anno che sta finendo non è stato segnato solo dalla pandemia ma anche da nuovo oscurantismo e dalla perdita di personaggi iconici.



di Antonello Rivano

Forse sarà eccessivo pensare al 2020 come annus horribilis; ce ne sono stati di peggiori: anni di guerre, pestilenze e tragedie immani. Probabilmente, mai come questa volta tutto il mondo è stato totalmente coinvolto. La storia ci insegna che ci sono state altre piaghe, altri virus, ben più letali, ma viaggiavano a piedi, tuttalpiù a cavallo, forse su lenti barche a vela. Ora si spostano comodamente, e velocemente, in areo, in nave, treno e, all’interno delle nostre città, in autobus. Oggi è fondamentale, quasi imperativo, socializzare, essere performanti, produrre e consumare. Tutto questo “dover essere” complica maledettamente le cose, ci rende più vulnerabili, attaccabili, facile prede di qualcosa che solo nel 2020, in questo disgraziato venti venti, abbiamo scoperto esistere…la paura di non avere “la soluzione”. 

Forse sarà eccesivo ma non c’è altro termine per definire il 2020, già di per sé particolare in quanto anno bisestile: “anno bisesto, anno funesto” recita un antico detto popolare.

Un anno che ci ha resi consapevoli delle nostre debolezze, della nostra fragilità. Impotenti al cospetto di un nemico invisibile, costretti a chiuderci in casa, interrompere attività economiche, culturali, sociali.

Annus Horribilis

Mesi che ci hanno costretto a riflettere sul meglio e sul peggio di questa società cresciuta con valori sempre meni solidi e più superflui. Da una primavera in cui si pensava di combattere tutti assieme, uniti, cantando il nostro inno da un balcone ad un altro…ad un autunno e ad un inverno di tutti contro tutti. Siamo passati dal giudicare eroi gli operatori sanitari al criticarli, condannarli o, nella migliore delle ipotesi a liquidarli con “sono pagati per questo”. Nel frattempo ci si rendeva conto che altre fratture si stavano delineando, anche se presenti da sempre, nella nostra società, in particolare fratture tra stipendiati ed autonomi, tra partite IVA e “statali”, tra chi le tasse dice di pagarle tutte e chi da sempre è accusato di evaderle. Intanto nuovi poveri andavano ad ingrossare le file delle Caritas.

Non abbiamo voluto scaricare una APP, che avrebbe permesso (almeno negli intendi) di limitare i danni del contagio, in nome della nostra privacy, che da tempo non esiste più. Ma ne abbiamo scaricato un’altra alla quale abbiamo dato il permesso di accedere al nostro IBAN e al numero delle nostre carte di credito…in cambio di qualche euro.

2020 Annus Horribilis

Ma questo annus horribilis ha fatto emergere altro; ci ha messo di fronte ad un nuovo “oscurantismo”, che, come il Coronavirus, si muove con mezzi ben più veloci ed efficaci rispetto al passato: gli schermi di PC, degli smartphone, e delle TV. Abbiamo scoperto che nel XXI secolo, oltre ai terrapiattisti, ci sono anche negazionisti, complottisti e NO VAX. Teorie al limite della peggiore fantascienza, fake e bufale, neppure tanto ben confezionate, corrono tra gli infiniti tracciati telematici, intossicano menti deboli, alimentate da un’altra piaga dei nostri giorni: “l’analfabetismo funzionale”. Come scrisse Umberto Eco, dei perfetti imbecilli, che un tempo avrebbero aperto bocca, al massimo, in un bar, hanno potuto, invece, farneticare, sproloquiare ed offendere avendo di fronte a loro una paltea formata, potenzialmente, da milioni di persone.  

Ci siamo scoperti fragili, insofferenti, psicologicamente inadatti a sopportare le limitazioni imposte dall’  emergenza sanitaria. Abbiamo gridato alla mancanza di democrazia perché ci hanno detto di portare delle mascherine per proteggere noi e gli altri, abbiamo egoisticamente pensato che “dopotutto” questo virus uccideva “solo” malati cronici e anziani. Abbiamo voluto credere che una “polmonite bilaterale”, che costringe tanti in un letto di ospedale, con un tubo in gola o un ‘casco da palombaro’, fosse solo un banale raffreddore.

Abbiamo equiparato, durante il lockdown, le nostre comode case a prigioni, le norme anticontagio a dittatura, non conoscendo né le une nè le altre. Durante questo 2020 abbiamo dovuto chiudere i cinema, i teatri, le mostre ed annullare tutti gli eventi pubblici. Tuttavia quello che ci è mancato di più è stato l’ aperitivo, o almeno questo abbiamo fatto intendere. 

E mentre accadeva tutto ciò, mentre sembrava che solo questo accadesse, i pezzi del nostro mondo ‘sicuro’si sgretolavano sotto i nostri occhi. Crollavano le icone del nostro vivere, morivano personaggi indissolubilmente legati alla nostra storia personale e nazionale più recente. Durante questo annus horribilis sono morti  Ennio Moricone, Gigi Proietti, Paolo Rossi; simboli di un modo di vivere, dello spettacolo, della cultura e di un ‘sentire’ calcistico che non c’è più. Forse un monito per avvertirci che tutto è cambiato.

Si sta chiudendo un anno nel quale, per un certo lasso di tempo, abbiamo pensato che potevamo uscirne migliori. Ci sbagliavamo, ci eravamo illusi, è bastato poco, è bastata una sola estate perché tutto tornasse come prima, peggio di prima, non parliamo della pandemia ma di noi, della nostra società, del nostro essere un Paese da sempre diviso su tutto.

Concludiamo con alcune strofe liberamente tratte da “l’anno che verrà” di Lucio Dalla

“…L’anno vecchio è finito, ormai
Ma qualcosa ancora qui non va…

… Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
Porterà una trasformazione…

… senza grandi disturbi qualcuno sparirà
Saranno forse i troppo furbi
E i cretini di ogni età…

… Vedi caro amico cosa si deve inventare
Per poter riderci sopra
Per continuare a sperare…”

Buon 2021   

                                                        Antonello Rivano

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