Lun. Nov 28th, 2022

Monteverde Irpino (Avellino). Le liriche e gli aforismi di Antonio D’Annunzio

Il poeta/scrittore nonvantanovenne e la sua visone serena della vita.

di Anna Marcia Noia

Grande ammirazione e tanto di cappello, per Antonio D’Annunzio – arzillo 99enne di Monteverde Irpino (Avellino). In questo ameno paesino di circa 800 abitanti (o anime, come anche si dice – in questi casi) ecco che il Nostro opera, attivamente. Monteverde gode di un meraviglioso paesaggio e di aria pura. Il mangiare è eccellente, ed è prodotto in casa dalle mani sapienti delle alacri donne; le massaie che vivono in tale borgo dalla vista mozzafiato. Tra l’altro è uno dei comuni più “a misura d’uomo” e/o con meno barriere architettoniche, dove i differentemente abili possono agevolmente girare per le suggestive viuzze – sulle quali domina un imponente e caratteristico castello, arroccato tra le pietre e le piante. Per di più, è il borgo dove insisteva – anni fa – una farmacia gestita dai familiari dell’attuale premier e presidente del consiglio Mario Draghi. Una cittadina linda, pulita, accogliente – dai mille, poetici scorci urbani. Fino a prima della pandemia, era anche la location per spettacoli “dell’aria” (falconeria, esibizioni di voli di rapaci…) e soprattutto per l’affascinante “show” dell’acqua: un recital sulla vita di San Gerardo Maiella, molto accorsato negli scorsi anni. Con opportuni e ingegnosi giochi di luce e di fontane. Speriamo che tale happening, così sentito e rinnovato ad ogni edizione (sempre in maniera differente), possa riprendere ad essere organizzato – in un futuro non lontano. Antonio è un “libero pensatore”, un uomo probo e onesto ma soprattutto un “grande” (pur nella sua grande umiltà, nel senso più nobile e “buono” del tempo) letterato. Fenomenale. Semplice ma incisivo e intenso, nella sua poesia e nella prosa. Con idee e riflessioni profonde e importanti, molto vere; reali; che danno da pensare.

La sua storia è commovente e densa di dignità. Questo brav’uomo, dal cuore d’oro e dalla finissima sensibilità, racconta di sé in un’opportuna pubblicazione – curata dallo stesso “nonnino” e dai parenti. Senza dimenticare l’intera amministrazione comunale di questi anni, che lo ha valorizzato e supportato. Il libro, molto agevole, godibile – un vero capolavoro – ha una piccola dedica, a cura di un club della lettura locale. Poi è corredato di una bella introduzione/prefazione, sempre vergata e/o redatta dallo stesso Antonio. L’opera – che consta di 198 dense (intense) pagine – è stata edita nel 2013, in proprio. S’intitola: “Un commento universale” ed è composto da versi e prosa. Liriche, carmi, poesie – molto dolci e tenere – ma anche riflessioni, aforismi e commenti – appunto – “universali”, sull’umanità e sulla modernità. Con richiami e rimandi anche religiosi; spirituali. Antonio è un uomo vero, modesto, valoroso. Sulle pagine scorrono anche le sue storie di vita, le sue opinioni su tutto ciò che ha esperito (cioè di cui ha avuto esperienza/esperienze) nel corso della sua lunga e avventurosa; interessante; travagliata esistenza. Vissuta senza mai dimenticare il Signore e profondendo amore e valori, consigli (dispensati sempre a tutti) alla numerosa sua famiglia. Nella parte riservata alla biografia, ecco che D’Annunzio (che vanta una lontana parentela con l’omonimo letterato più celebre: il vate Gabriele D’Annunzio – stesso cognome) parla – confidandosi intimamente – di sé e dei suoi. Nato a Monteverde (l’antico Mons Aureus), il 15 marzo 1923 – da una famiglia di contadini – egli spiega di aver fortemente voluto andare a scuola. Compiuti i 7 anni, infatti – rivela l’autore – grazie all’interessamento di Francesco Spirito poté finalmente recarsi a scuola. La quale distava cinque chilometri dalla casa del Nostro, ma il suo desiderio di studiare lo spingeva ad affrontare le difficoltà e i disagi che il tragitto comportava (col sole e con le condizioni meteo avverse), allo scopo di placare la sua grande curiosità; la sete del sapere, il desiderio di avere un’istruzione.

Purtroppo la sua vita, sebbene semplice e serena, non è stata molto facile: all’età di dieci/undici anni – dopo aver potuto frequentare solamente la terza elementare – dovette lasciare (a malincuore) gli studi. Per aiutare il nucleo familiare nei lavori. Però – ci tiene a precisare – Antonio ha sempre cercato, con caparbietà, di apprendere quanto più possibile sia dai libri – che riusciva a leggere di sera, dopo dure giornate di fatica e dedizione – che dai discorsi di coloro che avevano avuto la fortuna e la possibilità di studiare. All’età di quasi novant’anni, con grande onore e perizia, con maestria e bravura, l’autore ha dato alle stampe proprio questa bella pubblicazione. Egli intende raccontare, come dichiara, “a chi lo leggerà, tutto quanto è di sua conoscenza”. Questo recita la biografia, in seconda di copertina. Spontaneo eppure colto, incisivo, il Nostro ha quindi trovato una vena ricca e profonda, inclita, favorevole, nello scrivere.

Mai banali i suoi componimenti, né le riflessioni aforistiche della seconda parte di “Un commento universale”. Uno stile schietto, vivace, libero – quello del poeta/scrittore. Dall’alto della propria esperienza. I versi sono toccanti e ponderosi, gli aforismi molto guerriglieri. Non è falso, nel suo scrivere, Antonio D’Annunzio! Tutt’altro, esprime con veemenza e chiarezza cristallina, adamantina, quel che ha da raccontare. Per ammonire gli uomini, quelli del suo tempo ma anche le giovani generazioni. Esortandole a non arrendersi, seppure il nostro mondo – la società attuale – sia contraddittoria, violenta, pericolosa e senza valori. Mentre le poesie sono pregne di tenerezza, di versi belli e puri; non complicati ma spontanei, gli scritti trasudano forza; buone e fisse convinzioni sociali; tanta cultura – sia “teorica” che pratica. Dettata dal buon senso e dalla spiccata moralità di questo onesto galantuomo.

Sempre ripercorrendo quanto va affermando nel libro, assolutamente da consigliare e da leggere in modalità… “preziosa” e attenta, il 99enne monteverdese ha il culto della famiglia. A cui non ha mai fatto mancare nulla, con il duro lavoro che ha curato, quasi “coltivato”. Nella propria introduzione, egli enuncia – ai lettori – le sue intenzioni “didascaliche” (cioè a scopi didattici, istruttivi, di insegnamento), mediante “frasi lucide” non solo riguardo “l’anima” ma anche “le cose di esperienza”. Che condivide con chiunque abbia la passione della lettura. Il libro, come dichiara D’Annunzio – sempre nella prefazione – “comprende un po’ di tutto: la fantasia, la poesia, l’antologia, commenti alla grandezza del nostro pianeta, storie di tanti avvenimenti del passato e del presente”. Una miscellanea da cui emerge un profondo amore per l’apprendimento, una curiosità spinta al massimo. Il libro stesso è stato pensato a 85/90 anni (egli ha cominciato a scrivere poesie solo verso gli 80 anni), ma appare attuale e moderno come pochi. Il Nostro tiene a dire che si è sposato a 23 anni con l’amore della sua vita: Maddalena Rosaria. Sei le sue figlie, tutte femmine: Carmelina, Caterina, Maria, Sara, Gioiella e Poetica. La famiglia, inoltre, si è allargata cospicuamente: quattordici i nipoti! Un nucleo molto affiatato e saldo, solido. Contrariamente, forse, alla precarietà di oggi.

Saggezza e pacatezza caratterizzano il libro, da tramandare senz’altro ai giovani: anche a chi non ha potuto (o voluto) studiare. Tutto è ricco di speranza e di ottimismo: la visione serena di chi – nella vita – ha mostrato impegno e dedizione, passione. I temi della sua poetica e/o “vision” del mondo sono molteplici e interessanti: il matrimonio, la fede, la politica. Non manca davvero nulla! Tra le liriche (tutte genuine, fresche e vivaci) che più ci hanno colpite: “Gli innamorati” (a pagina 24); “Ventuno marzo” (a pagina 26); “La vita in cammino” (a pagina 66); “Tanti fiori intorno a te” (a pagina 96) e altre. Poi tantissimi altri “saggi” (abstract, estratti) con parole proprie e con proprie opinioni su Monteverde, la società e/o comunità che lo circonda; su svariati argomenti. La sua opera, concludiamo, è un ideale “testamento” morale (o spirituale) e un passaggio di testimone verso i ragazzi di oggi – nonché… di ieri! Complimenti – quindi – ad Antonio, in attesa di tante altre, belle pubblicazioni. Ad majora, ovvero: verso le cose maggiori – caro Antonio! Nella bellissima cornice di Monteverde – paesino ricco di storia e di tradizioni. Tra i borghi più significativi d’Italia.



Anna Maria Noia

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